Il lavoro manca… la disoccupazione aumenta, Art. 1 della Costituzione totalmente disatteso

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Se alla vigilia dell’appuntamento più importante per il Paese, riflettiamo sul senso dell’art.1 della nostra Costituzione Italiana – il contributo che ciascun cittadino dà al benessere collettivo con il suo agire personale – e confrontiamo gli ultimi dati ISTAT sul tasso di disoccupazione giovanile e non, risulta evidente che il grave problema che si attraversa, così autorevolmente affermato è purtroppo totalmente disatteso. Nel mondo del lavoro si registrano assunzioni di lavoratori con prestazioni precarie di circa l’ 80 per cento, per un lavoro che cambia grazie alle trasformazioni esistenti, la rapidità delle comunicazioni, la costruzione di un libero mercato. Alle nuove sfide della globalizzazione e della new economy, rispetto alle quali la politica deve trovare risposte al problema della disoccupazione assicurando una nuova rete di solidarietà. Il tema relativo a tale problematica, oggi la si vive in maniera angosciosa. Non trovare lavoro a 20 anni è un dramma, perderlo a 50 è una tragedia. Il fenomeno ha assunto un carattere di massa. La globalizzazione sta diventando un dogma e la dicotomia che ne deriva, determina una spaccatura tra chi lavora in determinati settori e tra quelli che lavorano nella concorrenza.. Le imprese rivendicano per contro la flessibilità che equivale, secondo l’art.18, ad una maggiore facilità nell’assumere e nel licenziare con possibilità di aumentare e diminuire i salari. Bisogna diffidare quando qualcuno fa simili discorsi . Sulle “Pensioni” tutti ne possono discutere meno farebbero chi occupa lo scranno al Parlamento in quanto le loro “pensioni e vitalizi” non hanno paragone. Alla luce delle conseguenze della riforma delle pensioni attuata dal governo MONTI per quanto riguarda gli “Esodati” che hanno deciso di lasciare il lavoro dietro corresponsione dell’Azienda di una buonuscita-ponte firmando il licenziamento, rischiano di ritrovarsi disoccupati, senza la possibilità di ricevere l’assegno mensile guadagnato con anni di contributi versati regolarmente. Il lavoro rimane un elemento importante della riconoscibilità degli elementi di appartenenza, per cui una società che non è in grado di garantirlo, si suicida. Occorre, crescita e sviluppo per creare il lavoro e aumentare i consumi. Il nostro intento non è quello di fornire ricette, bensì, porsi delle domande dalle risposte scontate, consapevoli quali siamo rispetto alla situazione esistente che si configura non come una “crisi ciclica” ma come uno sconvolgimento strutturale di vastissima portata.

 

Commenti

  1. sainato stefano ha detto:

    Vero tutto quello che ha scritto,rimane il fatto che ognuno si deve “rimboccarsi le maniche”,e soprattutto i 50enni sono,per la loro esperienza,il volano per i 20enni,in quanto riuscirebbero a vedere le caratteristiche dei figli e dei loro compagni(sono guide),inoltre l’unione fa la forza.Seguendo vari articoli e trasmissioni,si può costatare che con tanta voglia,pochi soldi e tanta pazienza si possono raggiungere dei traguardi,vedi operai che rimettono in moto fabbrche fallite e ragazzi che creano aziende di servizi(softwere,macchinari,robotica,ecc).Ci vuole coraggio e esperienza, ma si può fare. Auguri stefano

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