L’italia più che mai nella morsa ferale di un deficit critico di bilancio e la corruzione sistemica dilagante

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L’Italia con un debito pubblico critico c’è nata e l’ha mantenuto per tutta la sua storia [ per 65 anni pari o superiore al 100% del PIL : negli anni 1881/1884, 1887/1902, 1919/1935, 1942/1943, 1991/2012; Per 13 anni superiore al 90% : negli anni 1878/1879, 1885/1886, 1903/1905, 1917/1918, 1988/1991; per i rimanenti 79 anni mediamente intorno al 60% ].La prima crisi, subito dopo l’unificazione, è stata causata dalle necessità finanziarie per il completamento dell’unità e per l’assetto e funzionamento del nuovo Stato, che, sommate al debito pubblico accumulato per le guerre d’indipendenza ed a quelli degli stati preunitari, hanno creato nel bilancio nazionale un deficit spaventoso, fuori da ogni controllo, di cui addirittura non si conosceva l’ammontare.banconotePer quantificare questa voragine ci vollero ben sedici mesi; per lo scopo fu istituito il “Gran libro del debito pubblico”.  Nuovi debiti poi fu necessario contrarre per tenere sotto controllo l’intera situazione. Altre spese ancora comportarono la lotta al brigantaggio,  l’annessione di Roma capitale e la  terza  guerra  d’indipendenza del 1866 contro l’Austria. Due volte soltanto l’Italia potrà annunciare il raggiunto pareggio di bilancio : nel 1876  con il secondo Governo Minghetti, e nel 1925, in epoca fascista,  con  Alberto De Stefani  Ministro delle Finanze e del Tesoro.  Furono anni di lacrime e sangue ! Una coincidenza accomuna entrambi: dopo il raggiungimento del pareggio di bilancio le lobby  degli industriali e dei banchieri li costrinsero a dimettersi ! La coincidenza non è poi tanto strana se si considera che anche allora c’era chi riteneva che la politica del pareggio in ogni caso fosse il principio base di una sana economia e chi, invece, riteneva che potesse aggravare la crisi. Dobbiamo giungere all’anno 2012 perché, in coerenza anche con quanto disposto da accordi internazionali, quali il così detto Fiscal compact, venga introdotto nella Costituzione il principio dell’equilibrio strutturale delle entrate e delle spese del bilancio. La partecipazione al primo conflitto mondiale comportò un enorme aumento del fabbisogno di merci strategiche, il cui acquisto fu reso possibile solo dai finanziamenti concessi da Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel 1920  l’Italia ricevette dalle due potenze una cifra pari, al cambio corrente, a 28.066 milioni di lire. L’inizio degli anni Trenta coincise con lo scatenarsi del peggior ciclo recessivo mondiale della storia contemporanea. La crisi dell’ottobre 1929 si manifestò con il crollo della Borsa ma ebbe origini lontane. Le cause vanno ricercate soprattutto negli sconquassi che la prima guerra mondiale aveva causato nelle relazioni economiche, monetarie e finanziarie internazionali. La contrazione delle attività economiche fu come mai prima, rapida e radicale. Non mancano, comunque,  cause più propriamente nostrane.

monete euroNel 1931 i pagamenti per il rimborso dei prestiti accesi per far fronte alle spese della guerra 1915/1918 raggiunsero i 3.200 milioni di lire con un conseguente peggioramento della bilancia dei pagamenti. L’invasione italiana dell’Etiopia del 1935 fece scattare le sanzioni decretate dalla Società delle nazioni, che ebbero un impatto enorme sul commercio estero e lo orientarono verso la Germania. Durante la seconda guerra mondiale (1940-1943) l’Italia non poté contare né sui finanziamenti né sui rifornimenti di Stati Uniti e Gran Bretagna. Per la ricostruzione e le necessità vitali della  popolazione si rendeva necessario ricorrere ad  importazioni in misura tanto ingenti che l’Italia non ne poteva assicurare la copertura. Fra il 1946 ed il 1951 assunsero ancora una volta un ruolo determinante gli aiuti forniti a vario titolo dagli Stati Uniti. Ancora una volta, però, il disavanzo commerciale si rivelò una costante della bilancia pagamenti,  che dopo essere stato contenuto a ragione della stretta creditizia del 1947, tornò a crescere in coincidenza con la ripresa dei primi anni Cinquanta. Nel Sud ci fu crisi anche nel periodo del cosiddetto “ boom economico”. Riesplose il fenomeno dell’emigrazione di massa, non più verso le Americhe ma verso il nord d’Italia ed i paesi del nord Europa. Durante gli anni Sessanta il sistema andò di nuovo  in crisi, che ebbe il suo momento di svolta nell’agosto 1971 con l’annuncio da parte del presidente Nixon dell’abbandono della convertibilità aurea del dollaro. Si apriva l’era dei cambi fluttuanti. A una situazione già difficile si aggiunsero le conseguenze dell’aumento dei prezzi del petrolio, deciso dai paesi dell’OPEC dopo la guerra arabo-israeliana del  novembre 1973. Dopo il 1974-, fino a tutto il 1983 il saldo commerciale tornò a peggiorare. Attacchi speculativi contro la lira costrinsero il Governo a uscire dallo SME e ad accettare una sua forte svalutazione, che rese più difficile la posizione dell’Italia sui mercati finanziari mondiali e nel cammino verso l’integrazione monetaria europea. La svalutazione, però, costituì una spinta per le esportazioni con conseguente netto miglioramento dei conti con l’estero, che, unito a decise politiche fiscali, ha reso possibile nel novembre 1996 il rientro dell’Italia nello SME. Infine, a metà 2007 ancora una crisi finanziaria, sfociata nel 2008 nell’attuale crisi economica; con le caratteristiche peculiari della gravità, della globalità e della lunga     durata. Essa nasce non solo dalla crisi finanziaria e dalle banche, che hanno drasticamente contratto il credito.  Tra le diverse cause si può individuare sicuramente l’indebitamento eccessivo sia dei cittadini che degli Stati, che ha alimentato speculazioni di vario tipo. Quella italiana è gravissima, al limite quasi del non ritorno, a causa del debito pubblico, che supera il 100% del PIL, dell’evasione fiscale pari a 340 miliardi di euro l’anno e della corruzione sistemica dilagante. A tutto questo si aggiunga la situazione politica da lungo tempo impantanata, creata da partiti rissosi e pregiudizialmente contrapposti, che non riescono a dialogare neppure di fronte a questioni in cui è in gioco l’interesse della Nazione.  A pagare  le crisi è stato sempre  e solo il ceto medio-basso. Dal prestigio di Monti ci si aspettava di più! La sua politica economica ideologicamente non si è discostata da quelle dei governi precedenti. La cosa grave è che ancora non si vede la fine del tunnel. Monti, si sapeva, appartiene alla casta; ha, perciò, privilegiato i balzelli indiretti, che in termini pratici hanno reso le misure di risanamento sproporzionatamente più gravose per le classi medio-basse. Perciò, a questo punto di tutto poteva esserci bisogno meno che di elezioni anticipate. Abbiamo perduto tempo per una campagna elettorale tutta all’insegna della tradizione. L’unica ed importante novità è venuta dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Dalle urne, infatti, è uscito un risultato che ha messo tutti KO; un vero e proprio terremoto ! L’esploit del Movimento 5 stelle, che ha sottratto a vangate voti a destra, a sinistra ed al centro, ha scompigliato sogni, previsioni e proiezioni dell’esito delle votazioni. La  coalizione di centro sinistra per una manciata di voti è risultata la prima forza politica del paese, ma non ha  i numeri necessari per governare da sola, né ha trovato nel Movimento 5 stelle l’alleato sperato. Grillo, come Attila (gli somiglia anche fisicamente: statura modesta, con un largo torace, testa grande, occhi piccolini e barba brizzolata) con le sue orde scatenate si preparava a marciare verso Roma per espugnarla ed a colpi di flagello liberarla dalla vecchia, dormiente ed avida classe politica. Le altre due coalizioni erano in rapporti di inconciliabile contrapposizione. Dopo un lungo e travagliato percorso (mentre la crisi continuava ad aggravarsi) finalmente una maggioranza anomala è approdata al c. d. “Governo delle larghe intese” (Pd, Pdl e Lista Monti). Trattasi nei fatti  di un Governo di scopo, finalizzato alla rapida approvazione di una nuova legge elettorale necessaria per sbloccare lo stallo istituzionale creato dal “Porcellum”, a mettere mano alle riforme e ad adottare in tempi brevi le misure per un rapido inizio della ripresa economica. Il consuntivo di questi primi sei mesi di Governo non è certo positivo, anche se, bisogna dirlo, gli ha reso la vita difficile il fuoco incrociato delle stesse forze così dette amiche. È stato costretto a navigare  a vista, a fare del piccolo cabotaggio! Né le turbolenze intorno sono cessate.  Tutt’altro!  La situazione è gravissima  e se cade anche questo Governo, potrà succedere di tutto. La storia insegna, … ma, dice Gramsci, non ha scolari.  Nel frattempo, ciliegina sulla torta per noi della Basilicata è esplosa la “Pollopoli lucana”. Non si tratta di una crisi finanziaria o economica; é, comunque, un fenomeno di cattivo uso del danaro pubblico. Per giorni la stampa ha titolato in qualche modo che i Lucani si sono scoperti  ladri di polli. Se risponderà a vero quello che si è detto e si dice, sarà  la fine del mito dell’onestà e della sobrietà del Popolo Lucano, virtù a cui si fa cenno già nel V secolo a. C. e delle quali finora siamo andati fieri! Cadrà miseramente su qualche caffè con cornetto, qualche pillola di viagra e/o  qualche cosetta di più intimo. Ci troveremo con lo sterco fino alle orecchie! Ciò che è “malcostume”, nel significato letterale del termine di cattiva abitudine, perversa tradizione,  verrebbe impropriamente riferito alla repentina sbuffata di disonestà, come è stata presentata la “Pollopoli lucana”, solo se effettivamente di una repentina sbuffata si trattasse!  Circa la qualificazione di “repentina sbuffata” dell’accaduto, se è accaduto, qualche dubbio sorge e viene spontaneo chiedere: Da quanto tempo,  ignari, andiamo millantando un primato morale che più non ci  tocca? La risposta? Campa cavallo!  Forse il re era nudo da tempo; sarà mancato il bambino che lo rivelasse!  Comunque, un primato ci resta : quello  del cancro ! Abbiamo mediamente un ammalato di cancro in ogni famiglia e tutto va bene ! Intanto la crisi economica generale imperversa e si aggrava. A fine novembre, infine, in Basilicata si voterà per l’elezione del Presidente e del Consiglio Regionale. La chiassosa e generale, ma effimera, ahimè, indignazione per la “Pollopoli”,  è di botto sbollita e dimenticata. La macchina elettorale è partita e siamo tornati tutti gli appassionati tifosi di prima.  Ancora, però, non cessiamo di gridare allo scandalo  per il fatto che Maradona in TV ha osato accennare il segno dell’ombrello nientedimeno che ad un’Equitalia, tanto amata dagli Italiani!

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