Nuove minacce nei confronti dei successori di Falcone e Borsellino.

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nino di matteoAd ognuno di noi sembra che ogni giorno scorra come quello precedente; ogni mattina l’informazione pubblica e i giornali sfornano le solite notizie: scissioni di partito, primarie, elezioni, crisi di Governo, telefonate di esponenti pubblici ed istituzionali per ricevere favori, crisi di esponenti storici del capitalismo italiano pieni di debiti ecc. E poi, come al solito, ognuno di noi passa il pomeriggio a contemplare per ore programmi di intrattenimento e reality show oppure a chiacchierare di questa o quella vicenda nella piazza del paese.
In questi giorni, però, si sono verificati due fatti di enorme gravità che dovrebbero far riflettere tutti e dovrebbero condurci ad una seria riflessione sullo stato della nostra società.
Il primo dei due eventi riguarda le nuove minacce del “capo dei capi” Totò Riina al Sostituto Procuratore di Palermo Nino Di Matteo. Il secondo riguarda le nuove rivelazioni su quella che ormai tutti conosciamo come “terra dei fuochi”.
Fatti sconcertanti che non possono lasciarci indifferenti e distanti da realtà che, in verità, ci toccano più di quanto si possa immaginare.
Conosciamo tutti (o almeno si presume che sia così) i due grandi martiri ed eroi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, autori e protagonisti del maxi processo contro la mafia durante gli anni ’90, il quale condusse alla condanna di circa 360 imputati. Sappiamo tutti lo spietato finale che toccò ai due magistrati e ad altri loro colleghi, semplicemente per aver cercato la verità.
Oggi la storia sembra ripetersi. Totò Riina, ormai alla soglia dell’ottantatreesimo anno d’età, dal carcere pronuncia nuove minacce nei confronti dei successori di Falcone e Borsellino, i magistrati del pool anti-mafia, ed in particolare nei confronti del Sostituto Procuratore Nino Di Matteo. Il Procuratore di Palermo Messineo ha letto nelle parole di Riina “un richiamo alle armi per cosa nostra”. Le parole di Riina trasmesse dal carcere sono le seguenti: “a Di Matteo gli faccio fare la fine di Falcone. Falcone voleva vedere la mattanza dei tonni, ma la mattanza gliel’ho fatta io. Di Matteo farà la stessa fine del tonno Falcone. Uccidetelo, mi sta facendo impazzire”. Parole che dovrebbero far tremare uno Stato, visto che Di Matteo rappresenta lo Stato in veste di Sostituto Procuratore, ma come al solito nulla si muove. Puntualmente, come già accadde per Falcone e Borsellino, solo brevi articoli di giornale dedicati alla vicenda e niente più. Si continua a pensare alle tessere, a
i congressi, alle crisi di Governo, alle telefonate, alle scissioni e alle eterne decadenze, ma nessuno si accorge che, in realtà, in ballo c’è la decadenza dell’Italia. Anche noi, invece di mobilizzarci, continuiamo tutti la solita routine quotidiana, ignorando che un nostro fratello e figlio di questa Patria, sta morendo, giorno dopo giorno, per rendere più giusto e più libero questo paese.
La seconda notizia terribile, anch’essa appena accennata sulle pagine dei giornali, riguarda le terribili rivelazioni sulla “terra dei fuochi”. Il padrino dei Casalesi Bidognetti è stato condannato a venti anni di reclusione per la discarica Resit di Giuliano e sei anni di carcere è la pena riservata all’ex Parlamentare Pinto per disastro ambientale. Ancora una volta la storia si ripete. Accanto ad un mafioso, viene condannato un politico. E’ o non è questo un segno e una prova di quella che qualche giorni fa il pentito di mafia Onorato ha definito “non una trattativa Stato mafia, ma una convivenza”? Ci siamo accorti oppure no delle terribili dichiarazioni dello stesso Onorato che qualche giorno fa ha letteralmente detto che “l’attentato a Dalla Chiesa fu voluto da Andreotti e Craxi”? E ci chiediamo come mai Riina si sia mobilitato solo dopo tutti questi avvenimenti?
Sembra che Francavilla, piccolo e sperduto comune lucano, sia lontano da tutto ciò. Mi viene da sorridere quando qualcuno sostiene che “in Basilicata siamo fortunati perchè non abbiamo la mafia”. E’ vero, in Basilicata non c’è la presenza, almeno ufficiale, della criminalità organizzata, ma ci siamo chiesti perchè? Come mai siamo circondati da Regioni a stampo mafioso e noi non lo siamo? Qualcuno, anni addietro, diceva: “in Campania c’è la camorra, in Puglia la sacra corona unita, in Calabria la ndrangheta, in Sicilia la mafia e in Basilicata la politica”.
Sembriamo lontani dalle realtà sopra citate, eppure il nostro piccolo comune di più di 4000 anime, piange da più di dieci anni le vittime a causa di tumori. Ciò che preoccupa non è la malattia in se, ma l’incredibile aumento di casi anche nelle fasce d’età più basse ossia tra bambini e neonati. Come mai? Non sarebbe utile svolgere anche in quella che da molti viene definita “l’incontaminata Basilicata” e nelle nostre terre sperdute del Pollino, approfondite ricerche per vedere se sotto i terreni sui quali camminiamo, coltiviamo e viviamo si nascondono i frutti di quella mala vita tacita che probabilmente ha colpito anche la nostra Regione?
Cari cittadini di Francavilla, piangeremo sempre di più perchè sempre più numerose saranno le vittime di quel “brutto male” come lo definiscono gli anziani del paese. Continueremo a vivere con la paura che, al prossimo giro, quel male potrebbe capitare a mio figlio, a mia madre, a mio padre, ad un mio parente, a me.
Continueremo a piangere se non raccoglieremo le forze e non cominceremo a seguire la strada della legalità. E legalità non significa solo rispettare le leggi, ma soprattutto aiutare chi non le rispetta a rispettarle. Il bene individuale si può raggiungere solo se si raggiunge il benessere collettivo, da soli non andremo lontani.
Incamminiamoci dunque sulla strada della legalità anche se ciò significherà mettersi contro giganti che sembrano invincibili. Falcone, Borsellino e oggi Nino Di Matteo e insieme a lui tutti i magistrati impegnati contro la mafia, ci danno l’esempio: la lotta contro questi giganti non sarà vana, riusciremo a sconfiggerli.
Un grazie ed una particolare vicinanza in questo momento a loro e a tutti coloro che ogni giorno rischiano la vita per combattere le mafie.
Contro la mala vita organizzata non può che schierarsi una BUONA VITA ORGANIZZATA. Partiamo noi.
Voglio affidare a tutti i lettori che avranno modo di leggere questo articolo, una frase del Giudice Borsellino che è sintesi di quello che ho cercato di dire:
“La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

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