Terza età: un mondo da scoprire…una risorsa da valorizzare

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IMG_1057 (1) “ La vita può essere capita solo all’indietro. Nel frattempo deve essere vissuta in avanti.”

Già gli antichi filosofi  si erano interessati alla tematica dell’anzianità e anche per loro c’erano diverse teorie e concezioni. Platone affermava che solo alla fine della vita l’uomo acquista la saggezza e la conoscenza delle cose, mentre avvicinandoci ai giorni d’oggi C.G. Jung sosteneva che nell’ultima fase della vita l’uomo si avvicina di più alla propria realizzazione. Come non ricordare Papa Giovanni Paolo II? In un suo discorso sulla terza età ebbe ad affermare che  “l’anzianità è il coronamento delle tappe della vita. Essa porta la raccolta di quanto si è operato e raggiunto, di quanto si è sofferto oppure sopportato.” Si evidenziano alcune definizioni espresse da uomini illustri per evidenziare come si tratti di una problematica essenziale che, anche se con interpretazioni diverse, attraversa i secoli e i luoghi. L’invecchiamento è, infatti, un processo naturale, inevitabile e universale che riguarda tutti gli esseri umani in tutte le culture, con importanti risvolti demografici, antropologici e sociali. E’ molto complicato stabilire l’età di ingresso nell’età anziana. Occorre considerare che non vi può essere coincidenza tra età cronologica, età biologica ed età sociale. L’ età di un individuo può essere valutata in molteplici modi: in modo cronologico, biologico (caratteristiche somatiche) ovvero psicologico. Secondo uno stereopito negativo la vecchiaia comincia quando la persona inizia a guardare indietro con nostalgia e il futuro appare pieno di insicurezza. Ci sono, invece, persone anziane che accettano la nuova condizione di vita con serenità ed equilibrio, predisponendosi ad una nuova avventura, anche se il “passaggio finale” rimane un pensiero negativo e ricorrente nella loro mente. La vecchiaia non deve far paura. Le possibilità di giungere ad un invecchiamento sereno, come il completamento di tutto il corso della vita, sono strettamente legate alla modalità con cui si instaura la relazione tra anziani, famiglie e servizi. Al riguardo, però, la società attuale ha spostato la visione della cura dell’anziano all’esterno del nucleo familiare a causa dei cambiamenti sociali che interessano le famiglie oggi, il che significa che tale cura e assistenza è stata delegata ad ospedali, ospizi e organizzazioni di carità e di previdenza  sociale. Attualmente, la vecchiaia nella nostra società assume sempre un significato negativo perchè la si associa alla perdita delle funzioni organiche e mentali, alla cessazione del lavoro, ai cambiamenti sociali. Invecchiare bene presuppone la comprensione e l’accettazione di quei cambiamenti che si verificano nel corso della vita, decidendo di partecipare attivamente anziché subirli. L’impegno di ognuno di noi e della società dovrebbe essere quello di creare le condizioni per evitare il più possibile l’immiserimento fisico e psicologico dell’anziano, eliminando tutte quelle soluzioni che tendono a “ghettizzare” valorizzando, invece, l’integrazione pur nella diversità di situazione. Occorre, quindi, cambiare e modernizzare il concetto di “anziano” e la concezione che l’anziano ha di se stesso. La terza età non riguarda soltanto coloro che hanno raggiunto tale condizione ma anche i giovani e gli adulti che, impegnandosi oggi potranno ritrovarsi domani a vivere una vecchiaia dignitosa e partecipata.  Se riusciremo a portare concreta attuazione al problema, potremo insieme superare la fase critica del domani perchè  se è vero che il mondo è dei giovani, è pur vero che il domani dei giovani appartiene .all’ANZIANO.

  

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