Madre e bambino nel contesto carcerario italiano

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images E’ uscito di recente per Armando Editori il libro “Madre e Bambino nel contesto carcerario Italiano” (€ 10,00) di Gabriella Costanzo, psicologa dell’educazione. Il testo documenta il delicato problema della presenza in carcere dei bambini che vivono con la madre detenuta, affermando che la prigione provoca seri danni nello sviluppo cognitivo del bambino. La madre è continuamente impegnata a fare in modo che il proprio bambino avverta il meno possibile le difficoltà dinanzi al poco spazio carcerario che si frappongono alle sue esigenze di sviluppo. Il momento è drammatico al compimento del terzo anno di età che segna l’allontanamento del piccolo dalla madre. Le prime parole pronunciate per quelli che vivono in cella con la madre sono “aria” “chiavi” “agente apri la porta”. La nostra riflessione ci riporta al  31 dicembre del 2012, allorquando i bambini sotto i tre anni che  convivevano con le madri erano 41 mentre la media annuale si attesta sui 60. Per questi, l’Associazione Bambini senza sbarre” ha lanciato la campagna “Non un mio crimine, ma una mia condanna”, un tentativo di sensibilizzazione ma anche una raccolta di fondi per poter aprire nelle carceri più “Spazi gialli” che attenuano il trauma nel contatto con la reclusione. La Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, ha stabilito che l’Italia vìola i diritti umani dei prigionieri per la detenzione in celle con meno di 3 metri quadrati, imponendo dei passi strutturali per superare il sovraffollamento delle sue carceri. Una condanna storica che condanna il nostro sistema carcerario che fa il paio con un giudizio pesante su una classe politica incapace di affrontare il problema. Il testo, essendo l’Autrice esperta nell’intervento psico-pedagogico, allarga lo sguardo nel tentativo di esplorare e approfondire un tema oggi molto dibattuto dal punto di vista sociale e legislativo, mettendo in evidenza elementi trascurati da cui discende un fatto politicamente rilevante

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