Il paese natio: un ritorno al passato

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58478_1382488199096_1138690564_30898241_3596637_nC’è un tempo per ogni cosa ! Un tempo per ogni cosa sotto il cielo. Ci sono  storie che custodiamo nei grandi armadi della memoria e che teniamo lì in attesa che arrivi il momento giusto per raccontarle. Quello che ho scoperto lungo la strada, è che non siamo noi a scegliere questo momento quando raccontare la storia. Quando tutto questo avviene, scopriamo che non era troppo tardi, né troppo presto per raccontare, e, noi non eravamo pronti anche se non avevamo consapevolezza. Questa premessa è necessaria per comprendere meglio perchè ritorno  con la mia mente al passato di anni or sono. Sono nato a Francavilla in Sinni al vicolo Tanucci  nel 1938 dove ho vissuto fino all’età di 12 anni con una frequentazione alternata per via degli studi ad Amalfi – Torre Annunziata (Salesiani) e Salerno. In questa città si trasferì la mia famiglia da Francavilla per seguitare gli studi con altre due sorelle e fratello. Quanti sacrifici e quante privazioni ! I tempi erano come quelli odierni se non peggiori. Cosa si può dire del proprio paese natale? Si corre il rischio di scrivere molto o troppo poco. Allora, per non correre il rischio di cadere nel banale mi limiterò a qualche riflessione e testimonianza. Con un tuffo al passato così mi rivedo negli anni 1948/1950 con la rivisitazione dei luoghi che mi videro bambino e adolescente:  “u  funcalone, u timbone, a chianura, a segheria, a via nova (dove con il mio caro amico di allora Felice Donadio (detto “muscarella”) condividevo ogni cosa; la squadra di calcio per la quale facevo il tifo in modo particolare allorchè ci si incontrava con Senise o Chiaromonte.  47193_1382478078843_1138690564_30898177_7117001_nMi sovviene in mente lo scontro che esisteva allora tra Don Carmelo Fiordalisi (Parroco) e Michelangelo Canonico (Elettricista ma di fede Comunista) da fare invidia a Don Camillo e Don Peppone.  I negozi di quel tempo tra cui quello di Prospero Di Nubila, Leonardo Perrone, Felice e Vincenzo Perrone, i fratelli Vitola, i fratelli Galasso, mio zio Peppino, il Bar Console, il farmacista Viceconte, tabacchi di Vincenzo Console, Pittinessa, il Bar di Biagio Mele, Lofiego (vicini alla casa municipale). Insomma, menzionare tutti è impossibile, quantunque i ricordi si affollano e si moltiplicano. Cosa è mai il ricordo se non un ritorno  del passato rispetto al presente? I luoghi, le persone scomparse o quelle ancora viventi mi sono presenti come in un film la cui pellicola ad un tratto si blocca e mi soffermo su persone, cose e luoghi.  Vivo a Roma, una capitale ormai invivibile e il desiderio di poter vivere magari in un posto tranquillo e ameno mi riporta con la fantasia a Francavilla in Sinni. I sogni, però, muoiono all’alba e domani sarà un altro giorno. Il mio excursus non ha alcuna pretesa ma soltanto una testimonianza  di affetto perenne e duratura.

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P.S. Il suddetto articolo è stato pubblicato nel n. di Gennaio 2013 su “La bottega delle idee”. Viene riproposto in segno di rinnovata testimonianza.

                                                                     Francavilla informa

Commenti

  1. miei genitore sonno de FRancavilla Sull Sinni ….anno venuto a Argentina en el anno 1950…

  2. Giovanni Gazzaneo ha detto:

    U terz pont, u purtone, u mulin d’u prevt, a chiazz d’i sinsar.. Ricordi di infanzia e adolescenza anche per me… E causa di particolare commozione scorgere nella foto dell’articolo mio zio Mario De Giorgi (quello dietro Carmelo Pangaro, mio grande amico). Vedo la firma Ernesto Calluori in calce all’articolo. Non si tratta per caso di quel Calluori che a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta capitò per motivi di lavoro per un breve periodo a Brindisi, dove in quel lasso di tempo ebbe a frequentare la mia famiglia? Giovanni Gazzaneo.

  3. Ernesto Calluori ha detto:

    Caro Giovanni, oggi ti trovi a Padova ad esercitare la tua professione medica, io a Roma dopo i miei trascorsi a Brindisi negli anni ’61/63 impiegato all’ Agip. Rammento la frequentazionr avuta con la tua famiglia. Avevo 23 anni e quel periodo non lo dimentico. Ebbi modo di fare amicizia con tante belle ragazze e se fossi ancora rimasto ci avrei lasciato le penne…Intanto ti saluto con affetto.
    Ernesto Calluori

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