La democrazia da “compiere”

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cop  Per iniziativa del Lions Club “Potenza Host” si è svolto in Potenza un incontro, che ha fatto da cornice al libro di p. Francesco Occhetta “Le radici della Democrazia” nello scenario più ampio del tema “Dai valori della Costituzione alla crisi della rappresentanza: la democrazia difficile”. I relatori, l’autore del libro presentato ed il sen. Gianpaolo D’Andrea, sollecitati con intelligenti ed opportune “provocazioni” dal moderatore Edmondo Soave, giornalista della RAI, hanno svolto argomentazioni con profondità di analisi ed efficaci argomentazioni. Qui vorrei proporre, tra le tante riflessioni possibili, qualche valutazione politica aggiuntiva, che il tema stimola. Il concetto di rappresentanza politica delinea un rapporto bilaterale tra parti, rappresentanti e rappresentati, che va al di là di un concetto giuridico, investendo, nella sua originalità, una interrelazione, oltre che politica, morale e civile. Questo anello di bilateralità oggi è  gravemente compromesso nella percezione popolare e collettiva, e, distruttivamente compresso. Ci troviamo di fronte ad una classe dirigente, che procede quasi autonomamente, slegata da vincolo morale, solo virtualmente attenta al vincolo politico. Se si pensa al sistema elettorale che investe il Parlamento, ed in parte i Consigli regionali, si può ben dire che il “vulnus”  inferto al principio costituzionale di “elezione” (da eligere =scegliere)  e, quindi, al diritto fondamentale del cittadino a scegliere i propri “rappresentanti” si ha il quadro deludente e devastante di riferimento. E’ pur vero che il “voto di preferenza” può accompagnare e produrre, spesso, aspetti gravi di patologia clientelare, ma il pregiudizio maggiore, il più grave, è la privazione del cittadino  di un diritto fondamentale, quello di contribuire ad eleggere, cioè ad una scelta di responsabilità, per effettivamente partecipare  ad un momento importante di democrazia. Ed un parlamento di “nominati” è solo funzionale ad una oligarchia, che ha bisogno, per pura conservazione di potere, di “servi” con effetti di privazione, anche per i “nominati, di ogni capacità di autonomia e di indipendenza nell’esercizio della funzione parlamentare. Le riforme, di cui si discute in questi giorni, in particolare quella elettorale, appaiono più ipotesi di artifici procedurali, che dirette a recuperare un “patto sociale” di coesione con i cittadini. Le proposte di riforma del bicameralismo, che prevede un “nuovo Senato” della Repubblica suggeriscono  una serie di opzioni subliminali, non nuove, se si ricorda che don Sturzo già nel 1950 scriveva che il problema di modifiche al Senato, dopo alcuni inutili tentativi di riforma si sarebbe “riproposto sia per il carattere rappresentativo e i modi di nomina dei componenti”. E alle ipotesi attuali di riforma viene da osservare: 1) se la riforma del Senato ha carattere costituzionale, essa rientra nella complessità di approvazione di tutte le leggi costituzionali, di cui all’art.138 della Costituzione. 2) Una “Camera delle Autonomie”, come viene indicata nel progetto di Riforma del Segretario Nazionale del PD, si presenta, intanto, con anomalie per quanto attiene alla sua composizione: 101 Sindaci di Comuni Capoluoghi, 21 Governatori, 21 rappresentanti della “società civile”, nominati dal Capo dello Stato. In tale quadro si evidenzia che i Sindaci avrebbero più peso legislativo dei loro Governatori di riferimento. Come dire che il Sindaco di Potenza e/o di Matera avranno  più forza del “loro” Governatore. Si sono già evidenziati  giudizi di forti perplessità o decisamente negativi: il Ministro  per le Riforme on. Quagliariello parla di una  riforma “inutile” di una Camera di soggetti “nominati”; costituzionalisti esprimono riserve di costituzionalità sulle ipotesi di “impianto” generale. DSC_1900La fisionomia diversa da quella della Camera dei Deputati porrebbe la “Camera delle Autonomie” nella posizione di Camera diversa o di una Camera “secondaria”? La legittimazione popolare della Camera dei Deputati e non delle “Autonomie” quale effetto  sulla dignità legittimante di questa? L’art. 57 della Costituzione vincola l’elezione del Senato alla “base regionale”, il che significa che se il nuovo testo prevede una elezione su base nazionale, bisogna procedere  ad una modifica costituzionale. Ma al di là di questi, come di altri profìli tecnico-giuridici, è da considerare la gravità della situazione politica generale, caratterizzata da un profondo e grave distacco della comunità nazionale dalle Istituzioni, più specificamente da chi le rappresenta, che pare non avvertano la gravità della situazione di disagio rancoroso diffuso. La compressione del tasso di democrazia, l’infingimento della partecipazione democratica, che di fatto non c’è e non viene incoraggiata, la rabbia da bisogno e da vecchie e nuove povertà , la caduta di senso etico nell’esercizio dei pubblici poteri caratterizzano questa fase della nostra vita sociale, verso cui non si evidenziano  preoccupata, responsabile  sensibilità ed azioni conseguenti. Ampia parte del malessere esistente è intercettato, non determinato a mio avviso, ma incoraggiato, per molti versi, dalla demagogia populista grillina, che tende ad esasperare le criticità  sociali per fini, che si evidenziano non di interesse pubblico. Il dilemma dello scontro “casta-antipolitica” è quasi esercizio di alibi per defilarsi dai veri, gravi e drammatici problemi del Paese. Vorremmo fare nostro l’ottimismo della volontà, del cuore, dell’uomo di fede quale è p. Occhetta, che a tanto invita, ma il realismo della osservazione ragionata non sospinge e non attrae verso quell’ottimismo. Eppure bisogna avere il coraggio della speranza e “nel buio della notte saper attendere con fiducia l’aurora, che arriva!”

 

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