Ciao francavillesi!!! (2^ parte)

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Foto 2… Nel luglio 1949 lasciarono l’Italia con la nave chiamata “Conte Grande” e due settimane dopo, il 6 agosto 1949, arrivano al porto di Buenos Aires in Argentina.. Assunta, la figlia maggiore, viaggiava con suo marito e la figlia, inoltre era in attesa della loro seconda figlia. Le altre tre figlie di Mariantonia non erano sposate all’epoca del viaggio: Elisabetta aveva 18 anni, Vincenzina 16 e Domenica 14. Vincenzo rimase a Francavilla e decise di arruolarsi nella Marina Italiana come clarinettista della banda militare, dove rimase per circa due anni cercando di dimenticare la sua bella Vincenzina partita per l’America. La separazione tra i due fu lunga ma non definitiva dato che quando iniziarono a scriversi lettere ricominciarono ad alimentare il loro amore adolescenziale sognando di rincontrarsi un giorno e formare una loro famiglia. In Argentina Mariantonia e le sue figlie si stabilirono temporaneamente a casa della sorella Caterina fino a quando furono in grado di comprarsi la loro prima casa in un quartiere tranquillo nella località di Wilde. Le ragazze riuscirono a trovare lavoro nella famosa fabbrica di calze “Carlitos” dove arrivavano tutte le mattine in tram.  Vincenzina per anni aspettò il postino il quale tutte le mattine le portava una romantica lettera e foto del suo bel clarinettista militare. L’amore tra i due si consolidò e quando erano pronti per il grande passo Vincenzo si ammalò e il suo viaggio in Argentina fu rinviato. Allora decisero di sposarsi per procura, una pratica abbastanza usuale a quell’epoca tramite la quale la gente si sposava addirittura senza conoscersi prima, ma solo scambiandosi le foto. Trascorsero dieci anni prima che Vincenzo potè intraprendere il suo viaggio verso l’Argentina e finalmente in un giorno di pioggia torrenziale e strade inondate, nella chiesa di Nuestra Señora de Loreto, a Wilde, realizzarono il tanto atteso sogno  di unire le loro vite e costruire la famiglia alla quale appartengo. I due comprarono casa nella località di Avellaneda, a trenta minuti di distanza dalla casa della nonna Mariantonia, dove andavano tutte le domeniche a mangiare i “rascatielli”, il “sangunacc” e altre delizie del “paese”. Un paesano insegnò  a Vincenzo il mestiere di calzolaio. E cosi approntò a casa la sua officina di riparazione di scarpe. Vincenza lo accompagnava sempre e lo aiutava con i clienti. Un paio di anni dopo, i genitori di Vincenzo si trasferirono in Argentina e comprarono  casa vicino al figlio. A giugno 1968, dieci anni dopo essersi sposati, nella casa di Avellaneda, una ostetrica aiutò Vincenza a dare alla luce la sua unica figlia. Quella figlia sono io, il mio nome è Liliana. Mia madre voleva chiamarmi Rasanna (per via delle mie guance rosse) però mio padre quando mi annotò al registro civile, senza consultare mia madre, decise di cambiare il nome che avevano scelto per quello di Liliana (come l’attrice italiana Liliana Caldini). I primi anni della mia infanzia li ho trascorsi circondata dai mie familiari che parlavano solo in italiano. Io parlavo lo spagnolo poco e male, quindi imparai l’italiano, o meglio il dialetto francavillese. Lo spagnolo lo migliorai poi a scuola. Mano a mano che crescevo, mio padre mio insegnò a memorizzare e ripetere “Io sono nata a Francavilla sul Sinni, provincia de Potenza, Italia, vicino della cappella di San Giuseppe” e io, convinta e orgogliosa di ciò che avevo imparato, durante la prima settimana all’asilo feci credere a tutti di essere nata a Francavilla sul Sinni, Italia. “Don Vicente” e “Doña Vicenta”, come li chiamavano i vicini e i clienti del negozio, nonostante avessero imparato lo spagnolo non dimenticarono mai il loro paese e Foto 4raccontavano sempre con orgoglio e con il loro inconfondibile accento italiano, tutte queste storie che permisero loro di conquistare la simpatia della gente del quartiere. Durante la mia infanzia tutte le domeniche andavamo a fare visita a casa di qualche parente: dalla nonna, dalle zie, da qualche cugino o cugina di papà. Con il tempo tutti i cugini e gli zii si trasferirono nelle località di San Justo, Isidro Casanova, Liniers e San Martin. Ogni incontro era una festa; tanta era la varietà del cibo, c’era da bere, si suonavano canti colla fisarmonica e con la chitarra al ritmo di tarantella in modo che grandi e piccoli si divertissero ballando e cantando. Così la famiglia si allargò sempre più. I miei genitori, nonni, zii e altri parenti si sacrificavano e lavorvano sodo per poter dare ai propri figli una vita agiata e per poter pagar loro gli studi, così che tutti potessimo diventare prestigiosi professionisti (nella famiglia abbiamo: medici, avvocati, giudici, professori, ingegneri, contabili, biochimici, e molto altro). Ognuno di noi attraverso il proprio successo famigliare e professionale ogni giorno rende omaggio ai nostri genitori e ai nonni che si fecero strada in un paese straniero cogliendo l’opportunità di costruirsi una nuova vita, nella quale la famiglia, l’amore, l’onestà sono stati pilastri fondamentali. Per la prima volta dopo 40 anni, le figlie di Mariantonia viaggiarono insieme a Francavilla, il loro paese d’origine. La nonna ha sempre continuato a parlare in dialetto e riusciva a farsi capire dai vicini. Non è mai più ritornata al suo “paese” e morì a Buenos Aires all’età di 96 anni. Mio padre morì lo stesso anno della nonna Mariantonia, all’età di 62 anni. Mia madre Vincenza, le sue sorelle e il resto della famiglia vivono ancora a Buenos Aires. Nel 2003, quando l’Argentina viveva una delle sue maggiori crisi socioeconomiche, io mi trovavo all’apice della mia carriera di chirurgo e con mio marito e mio figlio di due anni decidemmo di emigrare a Montreal in Canada, per ripetere la storia dell’immigrazione dei nostri genitori e farci strada in questa bella terra piena di opportunità.

 

Liliana Di Stabile

Liliana Di Stabile

Liliana Di Stabile

“la traduzione spagnolo-italiano è stata curata da Miriam Di Giacomo e Lucia Marcone”

Foto 6… En Julio de 1949, dejaron Italia en el barco llamado “Conte Grande” y dos semanas después, el 6 de Agosto de 1949 llegaron al Puerto de Buenos Aires, Argentina.  Asunta, la hija mayor, viajaba con su marido,  y la hija mayor de ambos y además estaba embarazada de su segunda hija. Las otras tres hijas de Mariantonia eran solteras al momento de viajar, Elissabetta tenía 18 años, Vincenza 16 años y Domenica 14 años. Vincenzo se quedo en Francavilla y decidió enrolarse en la Marina Italiana como clarinetista de la banda militar en donde estuvo un poco mas de 2 años tratando de olvidar a su bella Vincenzina que se había ido a la America. Pero la separación fue larga pero no definitiva, ya que al empezar a escribirse cartas volvieron a alimentar ese amor adolescente y seguir soñando con volverse a ver algún día y formar una familia. En Argentina, Mariantonia y sus hijas se instalaron temporariamente en la casa de su hermana Catarina hasta que pudieron comprarse su primera casa en un barrio tranquilo de la localidad de Wilde. Las chicas consiguieron trabajo en la conocida fábrica de medias “Carlitos” a la que llegaban todas las mañanas en tranvía. Vincenzina siguió por años esperando al cartero que todas las mañanas le traería una romántica carta y fotos de su apuesto clarinestista militar. El amor se fue consolidando y cuando estaban listos para dar el gran paso Vincenzo se enfermó y el viaje debió postergarse. Entonces decidieron casarse por poder, una práctica bastante corriente en aquella época, en donde la gente hasta se casaba sin conocerse, con solo intercambiar una foto. Debieron pasar diez años hasta que Vincenzo pudo viajar a Argentina y en un día de lluvia torrencial y calles inundadas, en la Iglesia Nuestra Señora de Loreto, de Wilde, cumplieron el sueño tan esperado de unir sus vidas y fundar la familia a la que pertenezco. Se compraron una casa en la localidad de Avellaneda, a 30 minutos de distancia de la casa de la nonna Mariantonia, a donde volvían todos los domingos a comer los “rascatielli”, el “sangunacc” y otras delicias del “paese”. Un paesano le enseñó el oficio de zapatero (calzolaio), y en su casa Vincenzo instaló su taller de reparación de zapatos. Vincenza lo acompañaba siempre y le ayudaba a atender a los clientes.  Un par de años después los padres de Vincenzo viajaron a Foto 3Argentina y se instalaron en una casa contigua a la casa de su hijo.   En junio de 1968, a diez años de casados, en la casa de Avellaneda, una partera ayudo a Vincenza a dar a luz a su primera y única hija. Esa hija soy yo, mi nombre es Liliana. Mi madre quería  llamarme Rossana (por mis mejillas rosadas), pero mi padre al anotarme en el registro civil, y sin consultar a mama, decidió cambiar el nombre elegido, por Liliana (por el nombre de la actriz italiana Liliana Caldini). Los primeros años de mi infancia y rodeada de mis familiares que hablaban solo en italiano y apenas hablaban unas palabras de español, no aprendí otro idioma más que el italiano, mejor dicho el dialecto francavillese. El español llego luego con la escuela. A medida que fui creciendo mi padre me fue enseñando a memorizar y repetir “Io sono nata a Francavilla sul Sinni, provincia de Potenza, Italia, vicino della capella di San Giuseppe” y yo muy convencida de lo aprendido, durante mi primer semana de jardín de infantes (asilo, kindergarden?) le hice creer a todos que había nacido en Francavilla sul Sinni, Italia. “Don Vicente” y “Doña Vicenta” como los llamaban vecinos y clientes de la zapatería, a pesar de que aprendieron español, nunca se olvidaron de su “paese” y siempre contaban con orgullo y con su inconfundible acento italiano, todas esas historias que les permitieron ganarse la simpatía del barrio. Durante mi infancia, todos los domingos íbamos de visita a casa de alguien, a casa de la nonna, a casa de las hermanas de mama, a la casa de algún primo/a de papa, con el tiempo todos los primos y tios fueron llegando e instalándose en las localidades de San Justo, Isidro Casanova, Liniers y San Martin. Cada encuentro era una fiesta, nunca faltaron ni la comida, ni la bebida ni la música de los acordeones y las guitarras al ritmo de la tarantella para que grandes y chicos se divirtieran bailando o cantando. Así la familia se fue agrandando cada vez más. Mis padres, abuelos, tios y otros parientes se sacrificaron y trabajaron duro para poder darle a sus hijos una vida plena, sin carencias y poder pagarle los estudios para que todos pudiéramos convertirnos en prestigiosos profesionales (en la familia tenemos: médicos, abogados, jueces, profesores, Foto 5ingenieros, contadores, bioquímicos, y muchos otros). Todos y cada uno de nosotros a través de su éxito familiar y profesional, rinde dia a dia homenaje a nuestros padres y abuelos que se abrieron camino en un país extranjero para adueñarse de él, y construir una nueva vida, en la que la familia, el amor y la honestidad fueron los pilares fundamentales. Por primera vez después de 40 años de no haber visitado Francavilla, las hijas de Mariantonia viajaron juntas al pueblo de sus orígenes. La nonna siguió siempre hablando en dialecto y se las arreglaba para hacerse entender por los vecinos. Tampoco nunca más volvió a su “paese” y falleció en Buenos Aires a la edad de 96 años. Mi padre falleció el mismo año que la nonna Mariantonia, a los 62 años. Mi madre Vincenza, sigue viviendo en Buenos Aires al igual que sus hermanas, y el resto de la familia. En el año 2003 cuando la Argentina estaba en una de sus mayores crisis socioeconómicas, y en el mejor momento de mi carrera como cirujana, decidimos junto a mi esposo y a nuestro hijo de 2 años emigrar a Montreal, Canadá, para repetir la historia de inmigración de nuestros padres y abrirnos camino en esta bella tierra de oportunidades.

 Liliana Di Stabile

 

Commenti

  1. Liliana Di Stabile ha detto:

    Milioni grazie a Miriam Di Giacomo e Lucia Marcone per la traduzione spagnolo-italiano e a Giuseppe Di Giacomo per la sua bonta, pazienza e perseveranza

  2. hermosa historia Lili.todo bien pero no pusiste quien te enseño a bailar rock,en buenos aires,jajajajaa,besos a todos.

  3. maria ha detto:

    me encantó, y me encantó compartir todo ese pasado con vos Lili, un beso grande prima

  4. Nora ha detto:

    Bellisima historia Lili! Mi hai fatto emozionare! Bacioni bella!!!

  5. Maria T Disanti ha detto:

    Cada Domingo me emociono hasta las lagrimas Lili..que lindo q traigas estos recuerdos.la cia Maria e cio Nicola, tenian adoracion por Lilucha,ni hablar tus papis,una hija super amada,Besitos.

  6. Marta ha detto:

    Hermosos recuerdos y fueron compartidos por muchos de nosotros….

  7. Liliana Di Stabile ha detto:

    Miles de gracias queridas primas y amigas por todos los comentarios cariñosos y emotivos. Fueron momentos que marcaron mi vida a fuego, imposible olvidarlos!

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