Il tempo delle scelte

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Premessa: non sono un renziano, non sono neanche del pd (finora non l’ho mai votato), non ho partecipato alle primarie per l’elezione del segretario né a quelle per la designazione del candidato premier. Credo però che in questa fase il più giovane capo del Governo della storia repubblicana meriti il sostegno convinto di quanti, e sono tanti, hanno pochi interessi di botteguccia da difendere;

di quanti hanno ormai capito che, senza se e senza ma, questo paese deve essere rivoltato come un calzino, se vuole continuare ad essere un grande paese. Da anni ripetiamo le stesse storie: siamo bravi, siamo belli, il più bel paese del mondo, la migliore cucina, i migliori abiti, un patrimonio culturale di inestimabile valore, un patrimonio acquisito.Nei fatti, un po’ per l’euro un po’ per altre ragioni, il nostro paese è seduto. La classe politica non ha avuto il coraggio di scegliere, se ci ha provato ha trovato sulla strada montagne di ostacoli. Ora è arrivato il momento di rimuovere quegli ostacoli. Ogni volta che si vuole fare una riforma, leggiamo e ascoltiamo la solita litania: bisogna discutere e valutare. Così, nel 2014 stiamo ancora valutando fascicoli aperti nella migliore delle ipotesi 20 anni fa. È arrivato il momento di agire. È arrivato il momento di decidere. Poiché non è possibile accontentare tutti, bisognerà mettere nel conto che qualcuno si opporrà, si metterà di traverso. Ma basta con le liturgie, non ne possiamo più. Su questo Renzi sta interpretando i sentimenti del paese e ha capito che o si sbriga o non ci sarà appello. Grillo aspetta sornione la caduta dell’ultimo baluardo della seconda repubblica. E allora avanti nella riforma dello Stato, superando un sistema bicamerale che non ha eguali nel mondo sviluppato. Avanti nel superamento della modifica del titolo V che tanti danni ha fatto negli ultimi 15 anni. Bisognerebbe spingersi oltre, perché il modello costituzionale pensato nel ‘47 non va bene da almeno 25 anni. Ma la classe politica è impiccata a frasi simbolo quali “abbiamo la costituzione più bella del mondo”. Non so su quali basi si possa fondare una simile affermazione. Le camere hanno gli stessi poteri e per approvare una legge bisogna sperare nella buona sorte. Il Presidente della Repubblica non dovrebbe avere alcun potere (infatti ogni suo atto deve essere controfirmato dal governo), ma poi dice la Cost. “Nomina il Presidente del Consiglio e su proposta di quest’ultimo i ministri”. Come? Non è un controsenso? Si, però, poi il Capo dello Stato non ha mai esercitato questo potere,  dicono i difensori dello status quo. Nella prima repubblica no, ma nella seconda si e in pochi hanno fiatato. Il Capo del Governo invece non è un Capo; ha pochissimi poteri, non può revocare un ministro, è un primus inter pares (definizione meravigliosa nella prima repubblica, quando Andreotti, Moro, Fanfani e Rumor si scambiavano la poltrona, mantenendo saldo il loro potere). Insomma, sarà anche bella la parte dei principi, ma quella relativa ai poteri dello Stato racchiude tutte le contraddizioni di un patto tra forze antagoniste. E racchiude tutti i timori di non ripetere l’esperienza drammatica del fascismo. Se poteva giustificarsi nel 1948, non può giustificarsi ora. Negli Usa e in Francia eleggono un Capo dello Stato e da lì non si muove per 4 o 5 anni. Ha i poteri necessari per governare; alla fine, senza giochini, è lui che risponde agli elettori. Fine. In Gran Bretagna, in Germania e in Spagna di fatto si elegge un capo del governo e nessuno sogna di rovesciarlo nel bel mezzo della legislatura per fare governi del Presidente, Tecnici, Istituzionali, di Emergenza, di Solidarietà, ecc, ecc. Governa e alla fine del mandato risponde agli elettori. In italia, fino a quando non modificheremo il sistema in questo senso, non usciremo dall’impasse in cui ci troviamo da ormai 22 anni. E invece la classe politica continua a ripeterci da oltre 20 anni che il primo problema è la legge elettorale. Avevamo il proporzionale, hanno fatto il maggioritario (mattarellum) e ci dicevano che le cose sarebbero andate bene. Ma dopo un po’ si sono pentiti. Hanno fatto il porcellum. Apriti cielo, peggio di prima. Con questa legge non si può governare. Mica vero. Si può, certo che si può, se i Deputati e i Senatori fanno quello per cui sono stati eletti. Votare il Governo espresso dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. Ma in Italia i deputati non hanno vincolo di mandato, possono fare quello che vogliono e la Costituzione l’hanno presa alla lettera. Eletti in uno schieramento, dopo un po’ si ritrovano nell’altro. Nella prima repubblica non succedeva. Però, dicono, la legge bisogna cambiarla; e va bene, cambiatela! Prendiamo il tedesco, ma va, meglio lo spagnolo, senti a me, meglio un mix, eh no, qui ci vuole litalicum. Si, ma meglio con il ballottaggio; no, con le preferenze. E quando sembra che possa passare, la riforma viene sorpassata in curva (pericolo!) da un’altra riforma, l’abolizione del Senato. Ahi ahi ahi, gridano in tanti, colpo di Stato! Si vuole stravolgere la più bella delle costituzioni del mondo! Insomma, solita tiritera, bisogna discutere, bisogna valutare, bisogna sedersi intorno a un tavolo, ognuno deve dire la sua e solo alla fine si potrà decidere. Sicuramente entro la metà del….. secolo la riforma vedrà la luce. Non capiscono che giocano con il fuoco. Dato odierno: disoccupazione al 13%, speranze per la crescita di quest’anno + 0,8, inflazione a 0 (bella notizia? No, pessima), e qui stiamo a discutere della necessità di discutere. Nel ’93 Romano Prodi images (2)condusse un programma televisivo dal titolo “Il tempo delle scelte”. Il paese era pervaso da un ardente desiderio di cambiamento. I temi erano gli stessi di oggi: riforma delle istituzioni, del mercato del lavoro, della PA, fine del consociativismo e delle corporazioni. Sappiamo com’è finita. Dibattiti, contrapposizioni, tranelli. Dopo un’infanzia trascorsa sotto l’ombrello americano, l’Italia repubblicana non è riuscita a fare il salto verso la maturità. Si è nascosta sotto un altro ombrello, quello dell’Euro, rinviando il tempo delle scelte. Ma sotto questo ombrello piove, a catinelle. Spetta a noi decidere ora e subito il nostro domani. Renzi è stato un po’ pasticcione nel discorso di insediamento alle Camere, ma su questo sembra non avere dubbi: il tempo delle discussioni è finito.

 

 

 

 

 

 

 

Commenti

  1. LO FIEGO VITTORIO ha detto:

    Egregio Signor De Paola,

    non riesco a collocarla nella socialità del nostro paese. Lei potrebbe essere il filgio di Mimì De Paola, al quale mi legava una sincera amicizia.
    Vengo al Suo articolo.
    Il Suo contenuto é, CERTAMENTE, da condividersi, ma non é immaginabile che il nostro giovane Capo del Governo possa fare i miracoli che Lei si attende.
    La macchina dello Stato é possente e non é facile gestirla come si trattasse di un negozio o di una azienda.
    Il confronto politico é il pilastro della democrazia, senza il quale si cade inevitabilmente in un sistema autoritario.
    Pensi che persino Obama lo deve, come ha dovuto recentemente fare, accettare.
    Si é rischiato, se non si addiveniva a un accordo, di far saltare l’equilibrio politico di quel paese.
    Nessuno di noi, a cominciare dal Capo del Governo e dai suoi componenti, può affermare che la sua opinione sia, in assoluto, la più giusta ed esatta.
    La modifica della costituzione é una cosa troppo importante, decisiva e delicata per poterla mettere in atti, come ha detto il presidente Grasso, a colpi di fiducia.
    Il nostro Presidente della Repubblica ripete costantemente che, per leggi importanti, ci vuole il consenso della maggior parte, per non dire di tutte, delle forze politiche.
    Si vuole abolire il bicameralismo, per accelerare l’emanazione delle leggi.
    Se Lei sapessse quanti errori – che le scrive parla cognita causa – il bicameralismo ha evitato, forse non si accanirebbe sulla sua abolizione.
    Io ritengo che ci siano altri problemi più importanti da risolvere.
    L’economia non decolla – le mie continue visite professionali in azinede lo confermabno – e i disastri sono sotto gli occhi di tutti.
    Partiamo da quella, imparando, caso mai dai tedeschi, cosa si deve fare per far diventare, economicamente, competitivo il nostro paese.
    Al resto, possiamo pensare con comodo e dopo aver discusso ( Lei ricorderà che il governo Berlusconi aveva già varato una riforma della costituzione, ma la contrapposizione politca l’ha affossata; Bisogna tenere ben presente che la parola finale spetta al popolo con il previsto referendum).
    Per il momento mi fermo qui.
    Un cordiale saluto.

    AVV. VITTORIO LO FIEGO

  2. Vincenzo De Paola ha detto:

    Gentile Avv. Lo Fiego, la ringrazio per il suo commento.
    Intanto mi presento, sono figlio di Beniamino e di Lenuccia Mele; nipote di Mimì.
    Peppino di Giacomo mi ha parlato di Lei.
    Anch’io, come Lei, non vivo a Francavilla.
    Nell’ultima frase mio articolo forse sono apparso drastico, ma con l’affermazione “il tempo delle discussioni è finito” intendevo dire “il tempo delle discussioni interminabili è finito”.
    E non mi riferivo solo alla riforma delle istituzioni, ma a tutte le scelte che il paese ha rinviato negli ultimi 20 anni (si veda il mio richiamo al ’93 e al tempo delle scelte di Romano Prodi).
    Quanto alla costituzione, il mio parere è che non sia più adeguata da almeno 25 anni.
    E’ fondata sul presupposto che tutti decidono affinché nessuno possa decidere.
    Se questo andava bene in un sistema bloccato dalle contingenze internazionali della guerra fredda, non può andar bene in un mondo aperto, libero, connesso, in cui il principio della responsabilità politica oltre che economica dovrebbe essere chiaro.
    Anche a mio avviso, le scelte cruciali sarebbero altre.
    Ma se non dotiamo chi governa dei poteri necessari, nessuna scelta potrà essere compiuta.
    Poi sappiamo che in ogni democrazia ai pesi devono corrispondere i contrappesi.
    Non auspico la dittatura, auspico un sistema politico simile a quello di ogni altra democrazia occidentale.
    Ne andrebbe bene uno qualsiasi: spagnolo, inglese, tedesco, francese, americano.
    È indifferente.
    La ringrazio ancora e ringrazio il comune amico Peppino Di Giacomo per lo spazio che ci offre.
    Ci arricchisce e crea opportunità di dialogo tra persone che, pur avendo radici comuni, non avrebbero alcuna possibilità di conoscersi.
    Cordialmente.
    Vincenzo De Paola

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