Briganti e brigantesse del sud “Fenomeno da attribuirsi alla miseria e alle angherie subìte”

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

ing. Felice Di Nubila

ing. Felice Di Nubila

Felice Di Nubila e Biagio Ferrara, autorevoli relatori, domenica 6 aprile presso  L’Associazione  Culturale “VILLAGGIO CULTURALE PENTATONIC” Viale Oscar Sinigaglia 18  all’EUR, dinanzi a un folto pubblico hanno illustrato quale fosse il panorama al sorgere di una nuova nazione, anno 1861. La relazione di B. Ferrara è stata preceduta dal magnifico canto “Inno dei Briganti” del Coro dell’Associazione che concludeva ;

Omo se nasce brigante se more                                                                 ma fino all’ultimo avimm’a sparà

Il relatore Ferrara, con a lato Augusto Benemeglio in veste di moderatore, non uno storico bensì un curioso della storia, ha esordito partendo dal processo unitario italiano che porta a contatto due realtà, il Meridione e il Settentrione, che per secoli si sono ignorate, molto diversi tra loro per storia, lingua, cultura, tradizioni e rapporti sociali. La ricchezza è mal distribuita e la situazione agraria vede “pochi” in possessi di molte terre, mentre i “contadini” beneficiano poco o nulla del nuovo ordinamento politico. Le riforme di Garibaldi risultano disattese e le terre rimangono nelle mani di chi le ha sempre possedute, trattandosi di una classe di privilegiati, ieri protetta dai  Borboni e, oggi dai Piemontesi. Scoppiano le rivolte e le classi che protestano sono accusate di brigantaggio. Il fenomeno, molto ampio, è documentato dall’enorme cifra dei morti, processi sommari e dalle fucilazioni. Il brigantaggio, spiega, è quel complesso fenomeno storico che non può essere letto soltanto come risposta alla mancata rivoluzione agraria. In esso vi si trova di tutto: giovani ufficiali e soldati del dissolto esercito borbonico, ufficiali di eserciti stranieri accorsi in difesa del trono delle Due Sicilie, Vi sono di sicuro anche tanti malfattori e delinquenti comuni che approfittando della rivolta popolare si sono dati alla macchia. Sottolinea, inoltre, che il banditismo non è che non esistesse già prima,  era endemico e le vere cause antiche e profonde, erano provocate dalla miseria, costituito da sparuti gruppi di braccianti senza terra che poi si moltiplicherà per la delusione creata dal nuovo governo. I briganti si identificano quali veri eroi, simili a Robin Hood pronti a brandire la spada contro i soprusi dei ricchi e le imposizioni del nuovo padrone, il Regno d’Italia.

downloadCosa dire delle “BRIGANTESSE”? Erano donne di piombo! Si chiamavano M. Rosa Martinelli, Serafina Ciminelli, Filomena Cianciarullo, Filomena Pennacchio, Michelina De Cesare. Quest’ultima, per esempio, è un’icona del brigantaggio femminile, giovane e bella e con la doppietta, poi fotografata nuda e sfregiata in seguito alla cattura, alle sevizie ed all’uccisione. La loro storia, quasi sempre dall’epilogo drammatico, erano donne giovani e spietate, con vaghi ideali politici che, dopo il 1860, in un Italia appena unita, imbracciarono il fucile e si misero a capo di briganti.  Felice Di Nubila,  con Anna Maria Curci quale moderatrice, premesso che pur non essendo uno storico ma Ing., racconta di un aneddoto su Francesco Saverio Nitti, poeta lucano, Ministro degli Interni, poi Presidente del Consiglio. Quest’ultimo, dopo l’avvento del Fascismo nel 1922, in un suo scritto su “I BRIGANTI” narra di un incontro presso una famiglia tedesca in cui si discuteva di problemi sociali, di scienze e dell’Italia. Gli fu chiesto “che nome ha la terra in cui siete nato ?“  Sono di Napoli – rispose – Nitti – “ Proprio di  Napoli? “ – “ No, di una terra ancora più meridionale la Basilicata”. Una Signora tra gli interlocutori, non lo fece finire: “Il vostro – gli disse – se è tra la Calabria e la Puglia deve essere il paese dei briganti“ La storiografia su brigantaggio e banditismo politico, continua Di Nubila, era limitata a pochi studiosi nonostante il fenomeno fosse lungo e importante con risonanze anche all’estero che durò quasi un secolo tra la Rivoluzione Francese e il compimento dell’Unità d’Italia. Bande in aiuto dei Borboni contro i Francesi e contro i Piemontesi, bande in aiuto di Garibaldi contro i Borboni. Ha ricordato le bande dei “lazzaroni” organizzate dal Cardinale Ruffo, per aiutare il ritorno a Napoli di Ferdinando di Borbone, rifugiatosi in Sicilia per la discesa dei Francesi. Il relatore si è, poi, soffermato sul “brigantaggio e i moti risorgimentali” accendendo i riflettori sulla figura del brigante Carmine Crocco il quale, prima nella sua regione nativa , la Basilicata, poi nelle zone vicine svolgeva attività brigantesca. Povero pastore, si era arruolato nell’esercito borbonico per sbarcare il lunario, A seguito dello stupro subìto da una sorella, aveva ucciso

banda di Antonio Franco

banda di Antonio Franco

un potente della zona. Costretto, quindi, al brigantaggio negli anni cinquanta, fu visto come eroe quando cercò di restituire dignità ai suoi contadini poveri e disperati. In Basilicata, si distinse il Brigante Giuseppe Antonio Franco, nato a Francavilla sul Sinni, nel 1832. Soldato sbandato, dopo lo scioglimento dell’esercito borbonico aveva tentato di regolarizzare la sua posizione con il completamento del servizio di leva. Il capitano Grimaldi, nella presentazione del Franco al sottoprefetto di Lagonegro diede delle informazioni sfavorevoli, tali da provocarne l’arresto. La lettera di presentazione, affidata allo stesso Franco, ritenuto analfabeta, scoprì la scorrettezza traditrice del Grimaldi e nel giugno del 1862 lo catturò e lo uccise nel bosco vicino. Serafina Ciminelli, che durante la latitanza aveva dato a Franco un figlio, morto nei disagi delle fughe, morì anch’essa a 21 anni nel carcere di Potenza. Felice Di Nubila, si è soffermato sul giudizio del brigantaggio, di alcuni protagonisti della Storia del Mezzogiorno, quale quello di Giustino Fortunato, lucano, letterato nonché Senatore del Regno, che collegò molte delle azioni del brigantaggio al sostegno attivo o passivo delle classi popolari. Pasquale Villari, storico, politico Napoletano, collegò, invece, il brigantaggio alle mancate riforme  e alle promesse sulla questione agraria disattese. L’evento, si è concluso con una serie di domande sottoposte dai presenti che soddisfatti per le risposte ricevute, hanno salutato con un lungo e fragoroso applauso,

 

Roma, 6 Aprile 2014

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi