C’era una volta a Francavilla “alla riscoperta delle cose perdute: curiosità, giochi, leggende ecc. (1^ puntata).

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‘A caĉĉhjavótë

La finta

Consiste in una mossa simulata ed in un improvviso mutamento di direzione per ingannare chi insegue.( dal lat. “captor” = chi cattura + ” vitare ” = evitare, schivare, sfuggire )

  •  ‘A cambǽnë

Il gioco della settimana

E’ un gioco prevalentemente per ragazze.

Si disegnano a terra dei riquadri numerati in due file verticali sormontate da un semicerchio, che costituisco un percorso; il tutto ha la forma di una campana.

Saltellando su un solo piede ( a żòppa żòppa gallënèllë ) si deve compiere tutto il percorso numerato, lanciando contemporaneamente una pietruzza in ogni riquadro.

Vince chi compie tutto il percorso senza commettere errori.

  •  ‘A cannavółë

L’acquolina in bocca

Consiste nell’ingoiare a vuoto al pensiero o alla vista di un cibo appetitoso; è l’acquolina in bocca , il pregustare il sapore senza poter mangiare.

Si fa di tutto per impedire che la facciano i bambini , perché si ritiene che sia nociva alla loro salute.

  •  ‘A còchëłë

Lagalla della quercia

I bambini prendevano un settore di canna, privato di un internodo, e vi facevano un foro presso l’estremità chiusa, sul quale poggiavano un piccola galla di quercia ( ‘a còchëłë ).

L’abilità consisteva nel soffiare nell’estremità aperta della canna e nel mantenere ‘a còchëłë il più a lungo possibile sospesa con il flusso d’aria che usciva dal foro. [dal greco κύκλ-ωψ (kýkl-ops) = dalla forma rotonda, pupilla dell’occhio ]

  •  ‘A durmëgljósë ( dal lat. “obdormiscere” = assopirsi )

L’incubo

É immaginata come uno gnomo,dalla barba e dai capelli lunghissimi,che si mette sullo stomaco di chi dorme e gli provoca l’incubo.

Johann Heinrich Füssli la rappresenta nel dipinto ” L’incubo ” , custodito nel Museo Goethe di Francoforte Sul Meno, esattamente come la immaginiamo noi.

L’immaginazione risale alla tradizione romana.

Il termine “incubo” viene dal tardo latino “incubare” = giacere sul dormiente.

  •  ‘A fràschë

Lafrasca

E’ un ramoscello fronzuto di quercia che viene messo come insegna sulla porta delle cantine private ad indicare che lì si vende vino appena spillato dalle botti.

Viene messo anche sulle barràcchë,dove si somministrano cibi cotti in occasione di fiere o mercati .

  •  ‘A Fundænagrànnë

La fontana grande

È la più importante delle antiche fontane pubbliche. È ubicata nella zona nord-estdel paese ,su via Tartarea .

  •  ‘A fundǽnë ‘i Pétrandònjë

La fontana di Pietr’Antonio

È un’antica fontana sorgiva nelle vicinanze della cappella della Madonna di Pompei.

  •  ‘A Fundanèllë

La Fontanella

È il nome della altre due antiche fontane pubbliche a servizio del paese; una è sita nella zona sud-est, sulla strada mulattiera per la Certosa, l’altra nella zona sud-ovest del paese, sulla strada mulattiera per Episcopia e San Severino.

  • ‘A łëssìjë

Il ranno

Era un antico modo di fare il bucato.

La biancheria veniva immersa, per almeno dieci ore, in acqua di cenere bollente, opportunamente filtrata; quindi, veniva tirata fuori per il risciacquo.

L’operazione si ripeteva a cadenza quasi mensile.

Mancando la rete idrica, si era costretti a trasportare l’acqua in casa o ad andare al fiume o presso le fontane pubbliche.

( dal lat. “lixivia” = liscivia )

  •  ‘A mènz’àrjë

L’aria di mezzo

Prima di uscire all’aperto da un locale eccessivamente riscaldato, si consiglia di pëgljǽ ‘a mènz’àrjë ,cioè sostare per un po’in un ambiente a temperatura intermedia.

  •  ‘A mmùccë

Nascondino o rimpiattino

E’ un gioco fra ragazzi, in cui uno cerca gli altri che si sono nascosti.

  •  ‘A mmàvëcë

L’altalena oscillante

E’ l’altalena che si fa stando seduti su una tavola, che oscilla, attaccata a due funi pendenti dall’alto.

[dal greco άμμα (àmma) = corda + dal lat. “vehi” = farsi portare]

  •  ‘A monapètrë

La fionda

E’ formata da due elastici, legati alle estremità di un legno biforcuto ” cròccë o furcìnë “, e, nella parte opposta, da una piccola tasca di cuoio o di stoffa in cui si colloca il sasso.

  •  ‘A mùrrë

La morra

E’ il gioco in cui i due giocatori, con cipiglio, stendono una mano ed aprono alcune dita della stessa , gridando contemporaneamente un numero;fa ilpunto chi indovina la somma della dita aperte (dal tedesco ” murre ” = faccia storta )

  •  ‘A passatèllë

La passatella

E’ un gioco d’osteria con il quale i partecipanti fanno uno o più giri di patrùnë e sùttë per spartirsi del vino o della birra.

  • ‘A pupatèllë

Il ciuccetto

Consisteva in una pezzolina di lino bianco bagnata e con dello zucchero dentro.

Era usata come ciuccetto.

  •  ‘A pupëtarèllë

L’altalena basculante

E’ l’altalena che si fa stando seduti sulle estremità di una tavola posta in bilico su un fulcro. Mentre uno sale, dandosi una spinta con i piedi, l’altro scende fin quasi a toccare terra.

[dal greco πούς (pùs) = piede + πέτομαι (pètomai) = stare sospeso]

  •  ‘A raganèllë

Laraganella

E’ un piccolo strumento di legno fatto con un telaio ed una ruota dentata che, fatta girare intorno ad un perno, funzionante anche da impugnatura,fa battere una lamella di legno e produce un suono caratteristico simile al gracidare della raganella.

I ragazzi la suonano nella settimana santa, mentre girano per il paese a raccogliere legna per il falò del Venerdì Santo.

  •  ‘A rundèllë

Il girello

Piccolo disco con due buchi al centro, realizzato con “i turturèllë ” (tappi metallici delle bottiglie).

Mettendo prima in tensione e poi mollando lo spago infilato nei due buchi gli si imprime un moto rotatorio alternato.

  •  ‘A surìgljë a dùjë cùdë

La lucertola a due code

La superstizione vuole che chi trova una lucertola a due code accumulerà grandi ricchezze ed avrà fortuna in tutto.

La lucertola deve essere ridotta in cenere e portata appesa al collo in un astuccio o in un sacchettino.

[ Dal greco σαύρα ( saùra ) = lucertola ]

  •  ‘A tròcchëłë

Grossa raganella

Vedi “A raganèllë”.

[ Dal greco τροχός ( trochòs ) = ruota ]

 

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(Tratto dal Cap. IX del libro “DIZIONARIO DIALETTALE DI FRANCAVILLA SUL SINNI” di Luigi VICECONTE )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti

  1. Liliana Di Stabile ha detto:

    Mi ricordo di: ‘A cannavółë, mia mamma sempre mi le diceva quando io desiderava molto qualcosa.
    Anche mi ricordo di: ‘A raganèllë
    Congratulazioni e grazie per mantenere viventi questi tesori dialettali.

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