S. Costantino A. e il rito greco bizantino

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La Divina Liturgia (S. Messa) che si celebra nella Comunità di San Costantino Albanese, ricadente sotto la giurisdizione ecclesiale dell’Eparchia di Lungro (CS), segue abitualmente il formulario attribuito a San Giovanni Crisostomo, Padre della Chiesa orientale († 407); nelle domeniche della Grande e Santa Quaresima e in alcune altre festività solenni la celebrazione segue invece il formulario attribuito a San Basilio il Grande, arcivescovo di Cesarea di Cappadocia († 379). L’Eucarestia è distribuita sotto le due specie, cioè con il vino e il pane lievitato, secondo il racconto del Vangelo di S. Giovanni, in cui si narra che l’Ultima Cena si svolse la sera precedente la Pasqua ebraica e perciò il pane usato sarebbe stato il normale pane lievitato e non il pane azzimo prescritto per la cena pasquale.

Il Battesimo viene amministrato con una triplice immersione nel fonte battesimale. Nella stessa cerimonia vengono impartite al bambino anche la Prima Comunione e la Cresima.

Particolarmente suggestiva è la celebrazione del Matrimonio. Il sacerdote accoglie alla porta della chiesa i futuri sposi e si accerta della loro libera volontà di unirsi in matrimonio; questo breve colloquio riassume l’antico rito del fidanzamento che un tempo precedeva il giorno delle nozze. Dopo la Divina Liturgia ha inizio la celebrazione degli sponsali. Ai fidanzati, che in questo momento si promettono in matrimonio, il sacerdote mette all’anulare gli anelli, simbolo dell’azione di Dio che li unisce. Segue il momento dell’incoronazione: le corone, poste sul capo degli sposi, stanno ad indicare la regalità del matrimonio e che ognuno riceve l’altro come corona e cioè come splendido ornamento e proprio perfezionamento. Agli sposi viene dato un pezzo del “Kulaçi”, una torta salata, intinta nel vino. Questo pane particolare, è ornato con particolari simboli: un nido con le uova, che rappresenta la casa degli sposi, due uccelli che rappresentano gli sposi, ed un serpente che rappresenta le insidie della vita. Infine, dopo aver bevuto entrambi dallo stresso calice del vino benedetto (che viene poi lanciato a terra per spezzarsi), memoria della benedizione di Gesù alle Nozze di Cana, gli sposi compiono tre giri intorno all’altare, ciascuno con una candela in mano, metafora della vita coniugale che dovranno percorrere insieme, rischiarati dalla luce della fede.

grano cotto

grano cotto

Caratteristica delle chiese di rito bizantino è la presenza dell’iconostasi, parete divisoria in cui sono inserite le icone, che separa la navata, dove pregano i fedeli, dall’area absidale (santuario o vima), dove intorno all’altare sacerdoti e diaconi celebrano la Divina Liturgia. Nell’iconostasi si aprono tre porte: una centrale a due ante, detta “porta regale”, attraverso la quale possono passare solo i sacerdoti, e due porte laterali per il passaggio dei diaconi. Dietro l’iconostasi, al centro del santuario, è posto l’altare quadrato.

Altra importante ricorrenza è la commemorazione dei defunti. Nel calendario greco-bizantino la commemorazione dei defunti non dura un giorno (il 2 novembre), bensì un’intera settimana, per la precisione quella che va dalla domenica detta del Figlior Prodigo al sabato successivo, che precede la prima domenica di Quaresima.

 

Nelle comunità arbëresh, si crede infatti che Gesù Cristo permetta per otto giorni alle anime dei defunti di uscire dall’oltretomba per fare ritorno nel mondo ed andare a ritrovare i luoghi dove sono vissuti.

In tutte le case, nel corso di questa settimana, vengono tenuti accesi dei lumi, perché entrando i morti vedano la luce. L’ultimo venerdì di commemorazione, in ricordo dei defunti, si porta in chiesa il grano bollito, preparato con cioccolato ed altri dolci e spezie. Il frumento, secondo la liturgia bizantina, è simbolo del corpo umano destinato a risorgere a nuova vita dopo la corruzione e la polvere del sepolcro.

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