A Perugia parte il corso di Geologia Idrocarburi, in Basilicata manca sviluppo e lavoro

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Partiamo da questa domanda per cogliere nell’ articolo di Mario Di Nubila ex Senatore della Repubblica titolato “PETROLIO: SVILUPPO E LAVORO” “Francavillainforma on line” (22 maggio 2014) una approfondita analisi che rispecchia lo stallo e l’eterna attesa della Basilicata in cui i due termini fanno fatica a coniugarsi. “Una ricchezza che parte ed una povertà che aumenta nei luoghi dai quali quella ricchezza proviene”  riporta l’articolo in questione e punta il dito sulla valorizzazione di fare ricerca e formare i “quadri” nel settore degli Idrocarburi, se la Fondazione E. Mattei di cui porta il nome in Viggiano, si attivasse a tale scopo. Uno dei volani della crescita professionale ed umana, per il Fondatore dell’ ENI, era rappresentato dai programmi formativi della Scuola, distinto per l’orientamento specifico e interdisciplinare, al di là degli aspetti didattici che prevedono, questi ultimi, seminari e visite guidate a impianti industriali. ENI, invece, ha inteso implementare e riconoscere il corso di laurea magistrale in “Geologia degli idrocarburi”, il primo in Italia di questo tipo, che partirà a Perugia dall’anno accademico 2014-15 mettendo a disposizione borse di studio. La Basilicata, una delle Regioni che maggiormente contribuisce all’approvvigionamento energetico della Nazione, viene privata di siffatto privilegio e far cadere la scelta su Perugia anziché su Potenza. Intanto, l’inquinamento della Val Basento ha raggiunto livelli incontenibili e il Comitato con le Associazioni Territoriali ha indetto in data 04 Giugno 2014 una manifestazione nazionale a Potenza dalle ore 11,00 alle 24,00 in Via Vincenzo Verrastro in concomitanza dell’incontro che avverrà a Roma nel medesimo giorno tra il Presidente Marcello Pittella e altri Presidenti delle Regioni interessate dalle estrazioni petrolifere che saranno ricevuti dal Ministro Guidi per un tavolo tecnico intergovernativo. Quest’ultimo, potrebbe rappresentare l’ultimo atto di “svendita” della Basilicata e di altri territori ricchi di petrolio, alle multinazionali. Il tutto viene deciso nelle stanze del potere senza la partecipazione dei cittadini.

 

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