La pizzica salentina tra tradizioni e futuro

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imagesQuando, nel 1959, l’antropologo Ernesto De Martino scese in Salento con la sua equipe, il tarantismo era un fenomeno che, nato nel Medioevo, andava morendo. Gli studiosi analizzarono un campione di alcune decine di persone: le età erano varie, l’estrazione sociale più o meno la stessa. Si trattava quasi sempre di persone del popolo, tutti avevano qualcosa in comune: erano deitarantati, affetti cioè da un fenomeno morboso, che alcuni hanno assimilato all’isteria; l’evento si ripeteva ciclicamente soprattutto nelle donne e si “curava” con la musica e i colori.

Al manifestarsi della crisi, i familiari del tarantato chiamavano in casa i suonatori, i quali eseguivano brani anche per giorni interi, fin quando ballando la nevrosi non passava e il soggetto si calmava, ringraziando San Paolo della grazia ricevuta.

Gli studiosi fecero un eccezionale lavoro di ricerca, indagando sui legami tra il tarantismo la religione e la storia, ricostruendo il rapporto tra il manifestarsi delle crisi e lo stile di vita condotto dai contadini salentini, esposti a sole e fatica per lunghi periodi durante l’anno; analizzarono i simboli, la musica e i luoghi. Dal loro studio nacque La terra del rimorso, un libro fondamentale per comprendere il tarantismo, in un momento storico in cui risulta difficile anche solo immaginare fenomeni simili.

A raccontarlo adesso sembra assurdo, eppure solo pochi decenni fa, i tarantati si recavano ogni 29 giugno nella cappella di San Paolo a Galatina e, bevuta l’acqua da una fonte ritenuta miracolosa, speravano di ottenere la grazia, guarendo da un ‘morbo’ che a volte li perseguitava per tutta la vita. La modernità è arrivata, le condizioni di vita in Occidente sono migliorate e così un fenomeno durato secoli è svanito, per rimanere nel ricordo di qualche anziano, negli spartiti dei brani eseguiti per far guarire i tarantolati e nei libri di antropologia.

Incantatori-1Le tradizioni popolari però, quando non le si fa scomparire per incuria o per disinteresse, possono rivivere nel presente, essere riscoperte, rilette con gli occhi dell’epoca nuova e così, dopo meno di 60 anni, quella musica che risuonava solo nelle tristi case dei tarantati e che, se qualcuno non ne avesse capito il potenziale, era destinata a rimanere nel dimenticatoio, è stata suonata anche oltreoceano. Nel luglio scorso infatti, Mauro Pagani, che dal 2007 al 2009 è stato maestro concertatore delle Notti della Taranta, festival itinerante che dal 1998 fa risuonare il Salento di suoni antichi, misti a nuove sperimentazioni, ha portato l’Orchestra Popolare della Notte della Taranta sui palchi di Boston e New York. <<La pizzica ha tutti i crismi per avere un appeal internazionale. Sta prendendo la mira, è ancora pura, ma il giorno che riuscirà a trovare l’alchimia giusta, farà il botto: come ilreggae. È questo il tragitto a cui dobbiamo aspirare>> aveva affermato nel 2009 Pagani.

Negli anni ’60 c’era chi in Salento si vergognava di quel passato recente, ed ora invece una parte di esso è stata riportato in vita, facendo riaffiorare ovviamente solo l’aspetto che più di tutti può perdurare negli anni, nonostante i cambiamenti: quello musicale.

E quella musica catartica mista a danza, di cui si inebriano a Melpignano ogni anno migliaia di appassionati, con la sua energia, la sua misteriosa bellezza e le sue contaminazioni con altri suoni, ricorda quanto sia importante per un popolo non recidere il legame con la tradizione: si tratta solo di saper costruire nel modo giusto un ponte tra un mondo scomparso e l’avvenire.

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