Petrolio: problema o opportunità?

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Craco

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Negli ultimi mesi sulle pagine di questo sito sono stati pubblicati vari articoli sul petrolio in Basilicata.

Gli autori hanno affrontato l’argomento con competenza, lanciando proposte e idee interessanti dirette al neo governatore della regione.

In generale, però, il petrolio è considerato un problema, un ulteriore problema della nostra regione.

Questa convinzione si è diffusa, sento dire, soprattutto presso le popolazioni maggiormente interessate dalle estrazioni.

Distrugge il nostro patrimonio ambientale, stravolge la vita delle comunità senza dare nulla in cambio, azzoppa il turismo, dicono.

In effetti a prima vista sembrerebbe così.

Le estrazioni vanno avanti da circa 15 anni, ma i benefici sono stati molto limitati e incapaci di frenare i fenomeni migratori e di impoverimento del territorio.

Le estrazioni attuali valgono circa 2 miliardi di euro, le royalties si aggirano sul 7%, poi c’è la questione aperta del bonus carburante.

Pur ammettendo un introito complessivo di 200 milioni annui e dividendolo per la popolazione lucana, avremmo un incremento di ricchezza pari a 300€ annui procapite.

Pertanto, la domanda è: il petrolio può garantire a tutta la regione un significativo incremento di ricchezza?

Guardando i numeri, la risposta è no, soprattutto se i soldi vengono dispersi in mille rivoli.

Se venissero usati con maggior senno, se fossero  impegnati a garanzia di validi investimenti (e la scelta è molto vasta), la risposta è si.

Abbiamo una sconfortante carenza infrastrutturale: aeroporti zero, rete ferroviaria scarsa, rete stradale insufficiente.

Chiaromonte

Chiaromonte

Tanti piccoli comuni o aree del nostro territorio non hanno adeguate connessioni e tutti sappiamo quanto siano importanti oggi.

I centri storici di tanti piccoli paesi sono abbandonati, ma andrebbero recuperati, salvaguardati.

Abbellire il nostro territorio dovrebbe essere la priorità dei prossimi dieci anni; chi punta al bello crede nel futuro.

Accanto a ciò, la Regione dovrà pretendere dall’Eni la costituzione di centri di ricerca (come previsto dal Memorandum).

Anche se oggi le figure tecniche e altamente specializzate vengono da fuori regione, fra venti/trenta anni non sarà così.

I figli della nostra terra potranno acquisire le competenze per diventare essi il motore e la guida dell’attività estrattiva.

Quelli appena citati sono esempi, non tutti perseguibili contemporaneamente con le sole  royalties.

Piuttosto che continuare a considerare il turismo quale unica risorsa (è una frase che ascoltiamo da anni e se i risultati non arrivano ci sarà un perché…), piuttosto che utilizzare i proventi delle royalties per la spesa corrente, la classe dirigente regionale concentri i suoi sforzi per trasformare un problema (il petrolio) in una opportunità.

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