Abc della differenza. Oltre il pregiudizio: in mare aperto

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Aristotele

Aristotele

Il pregiudizio ha attraversato le fasi storiche, ora adattandosi alle esigenze pratiche degli

Francesca Iacovino

Francesca Iacovino

uomini, ora ponendosi in discussione ad opera di quanti lo consideravano distorsione del pensiero umano.

Da sempre riteniamo il nostro modus operandi e vivendi come sinonimo di civiltà e di progresso conquistato quasi ciclicamente in diverse aree del vecchio continente, lo consideriamo frutto innanzitutto delle gloriose civiltà elleniche e latine che culturalmente hanno posto in essere le fondamenta del nostro diritto, dell’ organizzazione della nostra società, che hanno coltivato concetti e aspetti culturali della nostra vita, che hanno contribuito in maniera significativa a quello che oggi siamo.

Eppure anche nel mondo greco, l’uomo subiva il confronto con il diverso, caratterizzato dalla contrapposizione tra greci e barbari, tra la cultura della libertà e della legge e quella del dispotismo. Tale contrapposizione,  si era acuita  durante le guerre contro la Persia e divenne il fondamento con cui Aristotele giustificò e teorizzò la schiavitù.

Secondo il filosofo greco, infatti, gli uomini si dividono in “liberi per natura”: idonei a comandare, e in “nati per essere schiavi”: atti ad essere guidati in quanto prettamente irrazionali. Nell’antica Grecia la discriminazione era rivolta soprattutto agli schiavi, dall’altra agli stranieri che risiedevano in maniera stabile in una qualsiasi polis greca, i quali venivano chiamati meteci, essi usufruivano di molte libertà anche se non detenevano diritti politici ed inoltre  obbligati a  versare una tassa annuale e prestare il servizio militare.

Cicerone

Cicerone

Il mondo romano che molto dovrà a quello ellenico è caratterizzato da un atteggiamento di disprezzo nei confronti dei barbari. Ciò si evince anche nelle opere di Cicerone e Tacito dove i Germani, i Galli, i Celti sono ritenuti inferiori in quanto selvaggi e rozzi, privi di cultura. I Romani infatti consideravano gli stranieri di cultura inferiore, poco raffinati e spesso venivano ritenuti anche pericolosi proprio perché diversi per usi, costumi e lingua.

Per ottenere un contributo decisivo riguardo ai meccanismi del pensiero umano e le distorsioni dello stesso, bisognerà attendere il XV secolo. Periodo storico molto particolare, poiché gli Europei entrano in contatto con culture e popolazioni sconosciute come i Maya, Indios, Atzechi. Popolazioni che seppur non lasciarono un grosso contributo culturale all’Europa, costrinsero dapprima i viaggiatori europei poi le corti del vecchio continente, ad aprirsi ad un mondo sconosciuto, diverso, portatore di altri valori culturali e biologici, ricco della stessa umanità che abbracciava il mondo fin ad allora noto.

Fu quindi necessaria, almeno in seno a coloro che muovevano i loro studi all’ombra di una onestà intellettuale autentica, una rivisitazione ed una messa in discussione degli schemi di pensiero occidentali, ponendosi come obiettivo una ricerca che migliorasse il grado di civiltà degli stessi europei.

Bacone

Bacone

Vero anticipatore della problematica ideologica e, in particolare, del pregiudizio è stato Bacone che nel XV secolo aveva elaborato la teoria degli idola a cui si ispirarono anche Marx ed Engels. Bacone distingue quattro tipi di idola: gli idola tribus che si basano sulla stessa natura umana, gli idola specus, che sono propri del singolo individuo, gli idola fori, che derivano dal carattere sociale dell’esistenza umana e gli idola theatri che sorgono dalle idee e dalle opinioni tradizionali. Secondo Bacone sono queste le cause della lontananza dell’uomo dalla verità, dalla vera conoscenza della realtà e della natura.

Obiettivo di Bacone era analizzare gli elementi che determinano il pensiero umano distorcendolo ed ostacolando il raggiungimento della conoscenza. Con questa teoria si apre la strada alla concezione secondo cui il pregiudizio si basa su un complesso di impulsi irrazionali, condizionati dagli interessi di potenti gruppi sociali.

Secondo Pareto, poi, sociologo ed economista italiano, gli uomini si distinguono dagli animali, perché pur essendo mossi da impulsi ed istinti, si affannano a presentarli sotto forma di ragionamenti e argomentazioni razionali. Le forme ideologiche operano razionalizzazioni a posteriori, come una vernice logica che gli individui applicano a motivazioni sottostanti. Il meccanismo è lo stesso della falsa coscienza.

Certamente raffinare il pensiero e renderlo aperto al diverso è uno dei limiti sempre presenti nel corso della storia umana. Un percorso che richiede ingenti risorse mentali, una messa in discussione della propria soggettività.

Ulisse

Ulisse

Come Ulisse, pronto a sfidare le tempeste e a solcare i mari, entrando in contatto con il diverso per poi, però, ritornare alla sua Itaca più consapevole di prima.
 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: http://www.arrotinomagazine.it/index.php/politik/politik/filosofia-politica/652-ulisse

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