L’invito di Papa Francesco. Non restiamo alla finestra

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imagesQuasi un anno e mezzo di Pontificato trascorso nella bellezza e nella quotidianità di un Pastore vicino alla gente. Un uomo che ha imboccato la logica del servire, e non dell’essere servito. Un Papa che non sta rintanato, un callejero, abituato cioè alle grandi vie di Buenos Aires. Un pastore che richiama a pensare, a parlare, a progettare non nell’ottica dell’io, ma del noi. Una persona saggia, che sa dare le risposte piu’ semplici agli interrogativi piu’ difficili. Un “profeta” che alza senza timore la sua voce per mettere in guardia il mondo dalla deriva demenziale verso il potere, la ricchezza ad ogni costo, la chiusura cieca, la “globalizzazione dell’indifferenza”. Un Papa che raccomanda: «Usciamo, usciamo, preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca, per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze, preoccupala, di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti». Francesco dice costantemente di andare nelle periferie, di non essere ancorati nella comodità del proprio mondo e andare incontro agli altri, ai piu’ bisognosi. Allora urge passare «da una Chiesà sedentaria ad una Chiesa missionaria, da una Chiesa clericale ad una Chiesa plenaria, da una Chiesa domenicale ad una Chiesa quotidiana». Non si tratta di slogan vuoti, bensì di autentiche rivoluzioni metodologiche, le quali comportano una profonda, trasformazione del costume pastorale, poichè esigono l’abbandono del carattere stanziale di questa Istituzione per l’assunzione di un carattere pellegrinante. Riforma, rinnovamento, rivoluzione: questa è la titanica missione che Francesco propone di portare nella Chiesa e che già nel suo primo anno di pontificato sta dando i primi e importanti frutti. Una Chiesa che, esperta di umanità, cammina a fianco dell’uomo, si fa partecipe delle gioie e delle speranze, delle tristezze e delle angosce, che si incammina per images (1)accompagnare ogni uomo allo sviluppo integrale. Papa Francesco quindi ci interpella e richiede a tutti un unico stile: una dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri. Chiedamoci, allora, quale modello di sviluppo e produzione e quale stile di vita vogliamo costruire nella nostra regione, nella nostra zona, per vincere insieme le sfide di questo momento di crisi uscendo definitivamente dalla richiesta (o protesta?) di assistenzialismo ed essere i nuovi meridionalisti che sanno valorizzare il buono delle loro realtà a partire dalla saggezza che custodisce il tempo per le relazioni. Se diventiamo capaci di «sentire con i palpiti del cuore» potremo mettere in pratica opere di misericordia economica, (problemi di acqua e terra inquinate da petrolio, scorie radiottative, rifiuti tossici, di accoglienza di immigrati che cercano lavoro stagionale nelle campagne; di sostegno a chi ha perso o non trova lavoro…) o di misericordia culturale (orientare a scegliere la via della vita; restituire speranza a giovani, donne e anziane che rischiano di diventare scarti) verso il nostro popolo e la nostra terra. Bergoglio è preoccupatissimo per la guerra nel MO: la delicata situazione internazionale sollecita a sottolineare con forza rinnovata l’urgenza della risoluzione del conflitto arabo-israeliano, che dura ormai da più di sessant’anni, con un’alternanza di fasi piu’ o meno acute. Il continuo ricorso ad atti terroristici o di guerra, che aggravano per tutti la situazione e incupiscono le prospettive, deve lasciare finalmente il posto ad un negoziato risolutore. La sua – di Papa Francesco – è una straordinaria apertura al mondo e all’uomo, a chi crede e a chi non crede o crede di non credere. Avanti così, grande Francesco!

Fonte: www.sanseverinolucano,com

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