Centenario della grande guerra

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Lapide su campanile Chiesa Madre

Lapide su campanile Chiesa Madre

Il 28 giugno 1914 l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono d’Austria, e sua moglie Sofia, nella capitale della Bosnia, Sarajevo, caddero vittime di un attentato compiuto da uno studente bosniaco, di nome Princip, e organizzato da un movimento irredentista slavo.

Per Vienna, la responsabilità dell’attentato era da attribuirsi al governo Serbo.

Forte anche dell’appoggio offertole dalla Germania, l’Austria inviò alla Serbia un ultimatum durissimo in cui si chiedeva allo stato Slavo di stroncare ogni movimento irredentista e di permettere le indagini sulla responsabilità dell’attentato.

La Serbia non accetto incondizionatamente l’ultimatum. Il 28 luglio l’Austria dichiarava guerra alla Serbia.

L’uccisione dell’Arciduca e della moglie fu la scintilla che fece esplodere una miscela di odii e antagonismi europei. Le due crisi marocchine, l’annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria, la guerra italo-turca, le guerre balcaniche avevano acuito ormai la tensione internazionale.

Si era formato un clima minaccioso, foriero di ben più grave catastrofe, alimentato tra l’altro dalla corsa agli armamenti delle grandi potenze.

L’Austria si era forse illusa di poter risolvere da sola il conflitto con la Serbia, senza mettere a repentaglio la pace dell’intera Europa. Invece, nel giro di pochi giorni scattò inesorabilmente il sistema della alleanze e l’Europa, che non conosceva più guerre dal Congresso di Berlino (1878), venne trascinata in un immane conflitto che cambiò la carta geografica del continente sconvolse i rapporti tra le grandi potenze, mutò la mentalità dei popoli, creò una profonda spaccatura fra il sistema politico-economici occidentali e il primo sistema politico-statale socialista (URSS) fece perdere definitivamente all’Europa l’egemonia degli affari mondiali, sacrificò milioni di vite umane e distrusse un inestimabile patrimonio di ricchezze. In poche parole fu una civiltà suicida quella che affrontò la grande guerra.

Le nazioni belligeranti furono: Austria, Germania (i cosiddetti imperi centrali) e Turchia contro Serbia, Russia, Francia e Inghilterra. L’Italia dichiarò la sua neutralità al momento dell’intervento. Con il patto di Londra (26 aprile 1915), l’Italia si impegnava con le potenze dell’Intesa a entrare in guerra contro l’Austria per riconquistare il Trentino l’Ato Adige Trieste e l’Istria, cose che avvenne il 24 maggio 1915 per noi italiani fu la 4^ guerra d’indipendenza.

Nel 1917 in Russia scoppia la rivoluzione d’ottobre e con il cambio di regime, il governo sovietico firmò un armistizio con i tedeschi.

Cerimonia consegna onorificienza Ordine Cavalieri Vittorio Veneto

Cerimonia consegna onorificienza Ordine Cavalieri Vittorio Veneto

Il 1917 fu un anno importante anche perché vide l’ingresso degli Stati Uniti d’America in guerra, a fianco delle potenze alleate, Inghilterra e Francia. Il 1918 fu l’anno risolutivo della guerra nell’ottobre dello stesso anno l’esercito italiano passò alla controffensiva (battaglia di Vittorio Veneto), che si concluse con la disfatta austriaca.

Il 4 novembre 1918 il generale Armando Diaz poteva annunciare la vittoria.

Qualche giorno dopo anche la Germania si arrese agli alleati. Il 19 gennaio 1919 si aprì a Parigi la conferenza della pace da cui si delineò la nuova Europa. L’Italia aveva ottenuto il Trentino, l’Alto Adige e con grande amarezza degli ex combattenti non ottenne Trieste. Moltissimi giovani di leva obbligatoria e richiamati con moglie e figli, anche da Francavilla partirono per la guerra.

Molti non tornarono. Il loro nome è inciso nella lapide apposta al campanile della Chiesa Madre. Altri ritornarono sani e salvi ed altri ancora feriti. Ricordo molto bene il nonno di Felice La Rocca e di Vincenzo Di Napoli, Felice Sarubbi, mutilato ad un braccio, che mi raccontava le grandi sofferenze e i sacrifici patiti che affrontavano giorno dopo giorno per poter sopravvivere e combattere il nemico.

Un altro anziano che ho sempre nella mia mente è Genanro Cataldo, che mi parlava della guerra e, da persona molto sensibile ai problemi dell’umanità, sognava e mi faceva sognare un mondo senza conflitti e senza povertà. Da queste testimonianze, posso dire con tutta onestà che quei giovani e quei padri di famiglia non volevano immolare la loro vita con entusiasmo come scritto retoricamente sulla lapide.

Il regime fascista volle ricordare tutti i caduti nella grande guerra alla fine degli anni venti, alberando con platani la strada provinciale Francavilla-Chiaromonte, corrispondente esattamente oggi alla via Emanuele Gianturco (meglio conosciuta come i gironi di Vitola).

Ultimi esemplari di platani

Ultimi esemplari di platani

Ogni albero ricordava un caduto in guerra: era il Parco delle Rimembranze.

Negli anni 60-70 è stato man mano abbattuto, con grande amarezza di chi scrive. Quei soldati osservo oggi sono caduti due volte. Una volta in guerra e un’altra volta è caduta la loro memoria. Il Governo italiano con legge 18 marzo 1968 per esprimere gratitudine alla nazione ai superstiti della grande guerra istituì l’Ordine di Vittorio Veneto. Ad ogni soldato e vedova vivente venne concessa l’onorificenza del titolo di Cavaliere e un assegno annuo vitalizio di Lire 60.000. Ricordo molto bene tanti insigniti e la cerimonia calorosa ed emozionante che il sindaco Alberto Viceconte riservò a questi nostri concittadini. Il 28 luglio di questo anno ricorre appunto il centenario della grande guerra, un evento che sembra toccare meno il cuore della comunità, rispetto al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Grande guerra che aveva prodotto orrori e crudeltà senza eguali nella storia precedente. Scrive Gentile: “ in pochi mesi l’epoca bella della modernità trionfante si è tramutata nell’epoca tragica massacrante”.

E non è finita qui, ci sono state da allora moltissime guerre: seconda guerra mondiale, guerre di Corea, Vietnam, Afganistan, Iraq, Iran, Serbia e molte parti dell’Africa ecc. ecc..

L’uomo non ha ancora imparato a saper mantenere la pace.

Tant’è, oggi assistiamo inermi alla guerra civile in Ucraina nel cuore dell’Europa unita, e vicina a noi al massacro di un popolo inerme nella Palestina. Il Profeta Geremia 10;23 “non appartiene all’uomo che cammina nemmeno di dirigere il suo passo”.

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