Francavilla nei ricordi di Antonio De Minco.

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foto tratta dal "Dizionario dialettale di Francavilla Sul Sinni" di Luigi Viceconte

foto tratta dal “Dizionario dialettale di Francavilla Sul Sinni” di Luigi Viceconte

Antonio De Minco è un nostro concittadino che è emigrato nel dopoguerra. Dopo tanti sacrifici personali, ha fatto carriera nella Polizia di Stato a Padova.

Nel 1993 ha ultimato un lavoro scritto in cui riporta i ricordi della sua Francavilla: usi e costumi, vita di famiglia, ricorrenze, avvenimenti, aspetti economici e politici.

Argomenti trattati con molta competenza e approfondimento che sono stati messi in rapporto a studi di sociologia.

Noi vogliamo divulgare questi scritti a “pillole”, nel senso che pubblichiamo un capitolo alla volta con l’intento di far riscontrare le mutazioni e le modificazioni che avvengono nelle diverse strutture e, anche nell’uomo.

Bisogna confrontare le esperienze nuove con quelle del passato e trarne le dovute conseguenze.

In occasione delle festività dei Santi Patroni di Francavilla, “San Felice e San Policarpo”, incominciamo appunto con il capitolo “Le festività: Sant’Antonio, La Madonna del Carmine, I Santi Felice e Policarpo”.

 

 

Dal Libro di Antonio De Minco

il capitolo:

Le festività: Sant’Antonio, La Madonna del Carmine, I Santi Felice e Policarpo

 

La festività, come interruzione dello sgranare della lunga corona dell’esistenza, è per l’uomo, un modo sentito e risolutivo della noia prodotta dalla ripetitività e dell’angoscia connessa all’esistenza.

Essa genera linfa vitale; rigenera lo spirito; ricrea situazioni che altrimenti il tempo farebbe appassire e morire. Dà quella spinta interiore, che proietta l’uomo a continuare lungo l’arco della vita e del tempo noetico (tutto quanto intuisce l’intelletto).

Quando una meta viene raggiunta, si prova una profonda sensazione di conquista. La mente registra e l’essere si placa e gioisce.

Ma poi, ben presto, ricomincia a ribollire questo essere, di speranza, di lotta interiore, di attività, di aspirazioni, di profondo sconvolgimento, di attesa tale che, non realizzando nulla di nuovo, genera ansia, lotta interiore, malessere, irrequietezza e scontentezza fino a raggiungere uno stato di sofferenza.

foto tratta dal "Dizionario dialettale di Francavilla Sul Sinni" di Luigi Viceconte

foto tratta dal “Dizionario dialettale di Francavilla Sul Sinni” di Luigi Viceconte

Perciò le festività, nell’ampia accezione del termine e lì, come meta da raggiungere, come obiettivo primario, come meta agognata, come caposaldo della continuità della vita, come pietra miliare del continuum dell’esistenza.

Ogni uomo rincorre, durante l’arco della sua esistenza, dei punti fermi, su cui poggia le sue speranze, le sue immaginazioni, le sue credenze e attraverso la ritualizzazione concretizza quell’immaginario che è la “linea spezzata” della sua esistenza.

La festività in senso stretto, è abbandono di tutte le preoccupazioni quotidiane ed esaltazione di tutti gli aspetti rilassanti.

Un giorno di festa può essere relativo soltanto a poche persone, come nella ricorrenza di onomastico, nascita di un bambino, ricorrenza del giorno del matrimonio… .

In tal caso la festa, la giornata di gaudio investe quel gruppo ristretto di persone che, come aggregazione all’unione di parentela, sente e rinfranca il proprio spirito, trasferendone poi, gli effetti benefici nei rapporti con tutti gli altri.

Tra le festività collettive, che riguardano la totalità degli abitanti di Francavilla, particolare emotività generavano la celebrazione di quella di S. Antonio da Padova, della Madonna del Carmine e dei Santi S. Policarpo e S. Felice (protettori del paese).

I giorni di tali festeggiamenti erano relativamente il 13 giugno, il 22 luglio ed il 10 agosto; l’attesa di quelle festività era palpitante.

19webQuei giorni avevano spesso un riferimento temporale: faremo questo prima di S. Antonio; ci vedremo la settimana dopo la Madonna del Carmine. Dopo  i Santi Protettori seguivano i festeggiamenti della Madonna dell’Assunta e della Madonna di Pompei.

Il francavillese, in quelle particolari ricorrenze ed anche per quelle, mutava radicalmente il suo spirito di comunicazione e di organizzazione: i rapporti tra tutti i cittadini assumevano uno iato di affabulazione superiore alla norma e tutti vibravano in attesa dei festeggiamenti.

Ricorreva anche il momento in cui, chi poteva, ostentava un abito nuovo o scarpe nuove, ma soprattutto al pranzo faceva apparizione il “pezzo di carne del macello”, tanto carente negli altri giorni.

Se la celebrazione della festività comportava un ciclo per la novena, la Chiesa ne celebrava degnamente e solennemente tale funzione. Ma accanto a questo aspetto sacro, vi era legato anche quello laico.

Verso le ore 17 di quel ciclo, quando le campane della Chiesa chiamavano a raccolta i fedeli, per le funzioni serali, venivano esplosi colpi di fuochi pirotecnici. Così anche l’altra parte estrema del paese, veniva coinvolta in quei preparativi pro-festivi.

Gli uomini delle diverse manifestazioni hanno sempre mescolato il sacro al profano.

Una dicotomia che scaturisce d’altronde da esigenze spirituali. Così nella vigilia e durante il giorno festivo, un complesso musicale, girando per le strade del paese, creava l’atmosfera necessaria a ché la festa assumesse l’aspetto vero dell’animo  in allegria.

La caratteristica peculiare di quel complesso era l’esibizione a turno, di un solista, che eseguiva della musica leggera. Di norma era il cultore “o suonatore” di clarino o tromba che assumeva la parte del solista. Mentre gli altri, con trombe e tromboni (strumenti a fiato), con grancassa e piatti accompagnavano rendendo melodica quella musica.

 

picture85Lo stesso complesso bandistico, nelle due serate di festeggiamento, si esibiva, su apposito palco, davanti al municipio con un repertorio di musiche operistiche. La fine aveva luogo un noto canzoniere. In quella occasione, veniva invitata un’impresa per la proiezione di film muti.

Erigendo due aste molto lunghe, che reggevano un lenzuolo bianco, sul quale venivano proiettate le immagini in bianco e nero. Si trattava di cinematografo muto. Che significa?

Significa che dopo le azioni degli attori, comparivano le scritte che descrivevano quelle azioni. Che spasso! Tutti leggevano ad alta voce ed il brusio contribuiva a creare quell’atmosfera di gioiosa ed armoniosa possibilità di stare insieme.

Questa proiezione avveniva nel largo della “Pianura”.

Tutti portavano con se la sedia su cui sedevano e tutti divertiti, godevano di quello spettacolo. Ancora come aspetto del profano, l’ultima sera, sempre in quel largo spazio, dietro al municipio, avveniva quello spettacolo che è sempre avvincente delle luminarie e dei fuochi pirotecnici notturni. Bellissimo spettacolo! Momento di rilassamento e di liete ore, che ricreavano lo spirito. Mentre l’aspetto puramente religioso della festa si svolgeva in Chiesa, con la celebrazione delle Sacre Funzioni e della Messa , con la processione che si svolgeva lungo le strade del paese.

Precedevano la statua, il complesso musicale che eseguiva delle marce in perfetta sintonia con tutto l’apparato Sacro. Seguivano poi la Sacra Immagine tutti o quasi i cittadini del paese.

foto tratta dal "Dizionario dialettale di Francavilla Sul Sinni" di Luigi Viceconte

foto tratta dal “Dizionario dialettale di Francavilla Sul Sinni” di Luigi Viceconte

Tutti i portatori del nome del Santo, in quel giorno festeggiavano il loro onomastico. Particolare menzione vorrei fare, segnalando un’antica tradizione e mettere in rilievo il sentimento religioso del francavillese, ma soprattutto di estrazione umile.

Gruppi di giovani lavoratori, operai artigiani si privavano delle modeste riserve di soldi, di cui disponevano, pur di entrare in competizione con altre squadre o gruppi, per avere il privilegio di trasportare, sulle spalle, la statua del Santo. Quella tradizione assumeva un duplice aspetto: creava divertimento e toccava l’animo nella sua più recondita profondità.

Poi ancora, tra un albero di cuccagna e il gioco di pignatte da rompere con gli occhi bendati, quelle festività giocavano un ruolo assai importante in quella comunità.

 

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