Uno sguardo ritrovato

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Racconto fotografico di Francavilla dal 1909 al 1989

Copertina del volume "Lo sguardo ritrovato"

Copertina del volume “Lo sguardo ritrovato”

Quando per la prima volta ho aperto questo libro, sfogliate le prime pagine, un alito di paura ha annebbiato la mia vista.

La paura di trovarsi immerso in ricordi giovanili ora solo nebbie che si diradano e che potessi poi rimanerci incastrato come in una spirale che ti avvolge e non ti lascia più.

E’ un libro diverso perché attraverso la fotografia si cammina nel tempo e si riesce a discorrere con persone nobili e meno  che nel loro piccolo hanno lasciato un messaggio, hanno fatto storia nella comunità Francavillese.

E’ vero, quando Ferdinando Mirizzi, nella prefazione scrive che la fotografia ha contribuito non poco a fare della Basilicata una sorta di privilegiato luogo antropologico, dove cogliere un rapporto ancestrale degli uomini con la natura e con le cose, dove ritrovare le tracce di quelle forme culturali magico-religiose ….

E’ un libro che chiamerei degli sguardi tradizionali, quelli che noi tutti di vecchia data hanno incontrato la mattina, a mezzogiorno, il pomeriggio e infine la sera tarda.

Sono sguardi importanti perché quando, s’incontravano, chi molto prima della mia persona, si restava molto tempo a osservarli, a discutere con loro, a fare esperienza di vita su fatti e misfatti accaduti all’interno della nostra comunità.

Nel primo capitolo, il Ritratto in posa, appaiono sguardi di uomini allegri, soddisfatti, attenti, alcune volte preoccupati, tutti, pero, stimolati dall’obiettivo della macchina  fotografica.

Un mezzo che poteva, com’è stato, diventare utile per lasciare un credito storico alle loro famiglie.

Poi, i Bambini, ben 12 pose, alcune anonime, alcuni con viso corrugato, qualcuno sorpreso dallo scatto, qualcuno simpaticamente meravigliato  dall’obiettivo.

Tutte, inizialmente soli; altri, all’incirca 22 scatti in gruppo che rappresenta la famiglia di appartenenza oppure con amichetti vari.

La parte da leone la fanno sicuramente le donne, gli avvenimenti famigliari, il lavoro e gli avvenimenti pubblici.

Le donne appaiono prima singolarmente e poi in gruppo.

Sono gli occhi che fanno la donna, quelli di Assunta Messuti, limpidi e sinceri, di Chiara Ferrara semplici e rispettosi, di Maddalena Cosentino, attenti e vigili, di Anna Di Santo, loquaci ma depositari di tanta generosità.

Non mancano occhi impositivi, allegri e giulivi.

Ma sono i gruppi e gli avvenimenti a essi connessi che rappresentano il cuore del libro.

foto tratta dal volume "Lo sguardo ritrovato"

foto tratta dal volume “Lo sguardo ritrovato”

Gli avvenimenti famigliari, battesimi, cresime, nozze tutte in stile rigidamente tradizionale secondo le norme e i costumi della terra francavillese e lucana.

Le prime comunioni con l’abito tutto bianco per donne, in alcuni casi anche per i maschi.

Il bianco predominante anche per il primo momento di vita religiosa del bambino.

Le foto dei matrimoni sono quelli che richiamano la maggiore attenzione perchè in esse risaltano non solo l’attimo di amore di spensieratezza che è esteso all’intera comunità.

La particolarità è quella che di un simile avvenimento se ne  fa partecipe l’intera comunità.

Il lavoro, riposto nella raccolta delle olive, del grano, dei frutti della terra locale, ma anche l’attività più ingegnosa del sarto, del calzolaio, dei fabbriferrai, dei muratori e tutti quei mestieri che in quel tempo erano considerati una dote nobile della persona.

Il sarto che aveva i cosiddetti discepoli che un giorno sarebbero stati promossi al grado superiore di maestro della sartoria locale; stessa cosa per i calzolai e i mestieranti edili.

Non mancano i momenti goliardici di una battuta di caccia, di una gita in montagna o in macchina con la famiglia.

Non mancano i momenti di feste religiosa e civile o per l’arrivo di qualche autorità del posto o l’inaugurazione di una strada importante per la comunità.

O come, nel 1933 l’inaugurazione del Ponte Sul Frida.

Le foto danno prevalenza, pero, agli incontri religiosi, la festa patronale e delle varie madonne scandite soprattutto nei mesi estivi.

Dietro questo immane lavoro vi è anche, ed è giusto ricordarlo la raccolta puntigliosa in un archivio fotografico di Prospero Di Nubila, con la sua macchina fotografica ha documentato emozioni, passioni e momenti di vita indimenticabili del mondo contadino del proprio paese.

E poi vi è un bellissimo Cd “ Quattro passi nel novecento Francavillese” realizzato dall’Avv. Vincenzo Viceconte, nipote del famoso Prospero Di Nubila.

Insomma, una documentazione fotografica, che parla al semplice, sfoglio delle pagine. Ci sono voci di dentro che si lasciano ascoltare meravigliando il nostro cuore e i pensieri di un’epoca che noi tutti ragazzi potevano soltanto apprezzare, in alcuni casi, sorridere del modo del loro parlare o del loro agire.

Sono scatti in bianco e nero il colore vero della genuinità, della semplicità e della umiltà di cui si servivano gli uomini di buona volontà, questi uomini e queste donne,  per portare un alito di ricchezza vera alla comunità che li aveva dati i natali e che quotidianamente li esortava a dare sempre di più alla generazione nuova  un futuro ricco e concreto di vere speranza.

E’ vero si può dire a gran voce… si tratta di uno sguardo ritrovato.

 

                                 

 

 

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