Francavilla nei ricordi di Antonio De Minco “festività della Madonna Assunta e della Madonna di Pompei”

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1175477_10200889314848229_916192646_nIl 15 agosto u.s. si sono svolti i festeggiamenti in onore della Madonna dell’Assunta in località San Biase. Per noi francavillesi è rimasta in calendario per quest’anno solamente un’altra festa, quella della Madonna di Pompei, che si svolge ogni anno la quarta domenica di agosto.

Vogliamo perciò pubblicare i ricordi di Antonio De Minco di queste due festività per poter analizzare le trasformazioni socio-economiche e culturali avvenute negli ultimi decenni.

La festività della Madonna di Pompei che era considerata una festività di “ordine inferiore”, da alcuni anni ha assunto il ruolo di festa “regina di Francavilla”, proprio per i profondi cambiamenti avvenuti anche nella nostra comunità. Un aspetto positivo da cogliere è la mancanza, per fortuna, di fatti “incresciosi e ripugnanti”.

Infatti, prima si verificavano sotto l’effetto del vino, liti fra partecipanti (possiamo dire che la festa era l’occasione per una resa dei conti). Abbiamo fatto un bel passo avanti.

Antonio Fortunato

 

Dal libro di Antonio De Minco

“Festività della Madonna Assunta e della Madonna di Pompei”madonna di pompei 2014

 

Tra le festività di ordine “inferiore”, inferiore rispetto alla partecipazione dei concittadini, sia dal punto di vista fisico che emotivo, vi erano quelle della Madonna di Pompei e della Madonna Assunta.

Nella classificazione ordinale esistono per definizione dei gradi, secondo cui per gradimento, per partecipazione, per valore, una cosa è suscettibile di consenso, utilità, convenienza… .

Rispetto alle festività di S. Antonio, della Madonna del Carmine e dei SS. Protettori del paese, indubbiamente si notava una certa differenza. Certo i fattori che determinavano tale comportamento dei compaesani, vanno ricercati nella tradizione e nella condizione, sempre esterna ed endemica, delle condizioni economiche.

I festeggiamenti di tali festività avvenivano in luoghi distanti qualche ora dal centro abitato, perché là erano ubicate le cappelle della dimora. Forse fin dall’inizio, dalle origini di quelle festività, la distanza aveva creato delle difficoltà di vario ordine: lasciare incustodita la propria abitazione, camminare per strade impervie, mancanza di tempo, che andava utilizzato per la ricerca di risorse.

madonna di pompei 2014Di tempo libero apparentemente in quelle epoche ne disponevano tutti. Ma tutti o quasi erano costantemente ala ricerca di qualche attività che consentisse di procacciarsi il necessario per sopravvivere.

Tralascio questo aspetto della nostra realtà, in questo capitolo, perché trattato altrove. Tuttavia un cenno del perché, del modo in cui si estrinsecava quella realtà, mi consiglia alcune considerazioni o cenni, che non hanno né vogliono avere, presunzioni di conoscenza scientifica. Quei festeggiamenti, con quelle particolari modalità di partecipazione dei cittadini, per i giovani costituivano un momento di evasione e di emozione coinvolgenti.

Quel corpo sociale, ristretto in ambiti culturali molto angusti, viveva ed allargava i suoi polmoni in quei particolari moemnti, attingendo ossigeno e linfa il più possibile, per continuare a vivere, anche se incastonato in schemi rigidi ambientali.

In quelle particolari occasioni, le processioni incominciavano a snodarsi dalla “Chiesa Madre”, verso le ore 6 del mattino.

1186019_10200889336688775_2124637438_nL’animazione, le campane che suonavano a distesa, il complesso musicale in testa alla processione, si partiva tutti insieme e percorrendo le strade principali del paese, prima, e le strade di campagna con quelle caratteristiche orografiche, poi, si andava, si andava verso l’alto, verso la cappella, dimora della Madonna.

Sotto un cielo limpido ed un sole brillante, mentre la staticità degli alberi accoglieva in silenziosa attesa, il passaggio di quella processione di uomini che, presi dalla devozione o dal solo fatto di passare una giornata diversa dal quotidiano vivere, tutto sembrava assumere un aspetto di magico avvenimento, anche se gli ingredienti-partecipanti erano frammisti di umani e di natura.

Il percorso era senz’altro a zig-zag; perché la statua della Madonna era ambita da tutti i proprietari di quelle caratteristiche case di montagna. Ognuno di loro preparava un tavolo difronte all’abitazione. Mentre il sacerdote recitava le sue preghiere, che la liturgia imponeva, il complesso bandistico si esibiva in canzonette varie e leggere.

Le note di quelle canzoni degli anni trenta, melodiose e struggenti si disperdevano in quelle valli, rallegranti quanti in esse abitavano, ricevendo così un giorno di felicità palpabile, soprattutto là, dove l’uomo incontrava, nel grigiore trascorrere delle stagioni, sforzi, lavori pesanti ed una vita di stenti e di privazioni. Veniva da quella gente, offerto dell’ottimo vino a chi avesse voglia di bere. Quel nettare, dopo una slaita di qualche ora, rinfrancava la fatica e contribuiva ad aumentare la gioia che ognuno si portava dentro.

1150174_10200889342008908_1317235003_nVerso mezzogiorno, finalmente la processione aveva termine. Tutto intorno alla cappella quei partecipanti sciamavano. Dopo il rituale religioso, la Messa, venivano effettuati i fuochi artificiali ed infine ognuno aggregandosi al proprio gruppo si appartava per consumae il pranzo al sacco.

Ottime sorgenti di acque freschissime, nelle cui vasche si facevano rinfrescare le bottiglie di vino, esistevano per soddisfare tale necessità. Caratteristiche quelle forme di pane, circolari, che scavate a forma di cappello, venivano riempite di peperoni ripieni. Erano dei momenti unici, simpatici ed allegri.

La natura del francavillese trovava in quelle occasioni, il momento magico di esaltazione che, pur fra tante difficoltà di ordine economico, sapeva godere con modalità semplice, le varie gioie dello spirito. Nella variegata e complessa tipologia umana, purtroppo c’è sempre un uomo e per fortuna, pochi uomini, che determinano fatti incresciosi e ripugnanti.

Evidentemente sotto l’effetto del vino, che veniva consumato in apposite baracche di frasche, alcuni di essi venivano alle mani, impegnando così le forze dell’ordine, che erano sempre presenti.

Il ritorno assumeva, verso sera, l’aspetto di un esercito in rotta. Tutti ridondanti in quella giornata di festa, ognuno cantava menando il passo in avanti, così come fa l’uomo soddisfatto e gratificato.

 

 

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