Francavilla nei ricordi di Antonio De Minco: “la teleferica – la segheria- la ditta Palombaro”

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

 

foto tratta dal "Dizionario dialettale di Francavilla sul Sinni" di Luigi Viceconte.

foto tratta dal “Dizionario dialettale di Francavilla sul Sinni” di Luigi Viceconte.

Il prof. Giovanni Fortunato su questa testata ha ricordato recentemente la Segheria Palombaro di Francavilla sul Sinni. Anche De Minco ha scrittoi suoi ricordi su questo insediamento industriale di trasformazione del materiale boschivo di cui il nostro comune era ricco.

Lo pubblichiamo come al solito integralmente. Si è soffermato anche sulla teleferica che oggi non c’è più. Si nota solamente il tracciato. Ebbene, proprio di quell’impianto di trasporto dei tronchi, potremmo oggi riprendere un vecchio progetto del comune degli anni 90. Si tratta della costruzione di una seggiovia lungo lo stesso tracciato per il trasporto dei turisti dal centro abitato fin sopra la montagna del Caramola.

Oggi potremmo chiamarlo un grande attrattore turistico.

Una cosa del genere potrebbe essere l’occasione per dare impulso allo sviluppo del turismo sella nostra montagna che registra un grande ritardo.

Forse è venuto il momento di pensare a un museo delle attività industriali e artigianali per ricostruire la storia economica del paese, giacché come osservava il prof. Giovanni Fortunato non esiste “alcunché di questo pezzo di archeologia industriale”.

Si può partire dalle fornaci di laterizi, della centrale elettrica dei fratelli Viceconte, dalla lavorazione del legno, dai fabbri e ovviamente dalla segheria Palombaro.

I locali ci sarebbero: la Turra o la sede della centrale elettrica.

Mulino in via Porta Pia. All’assessore alle attività produttive le belle cose… .

 Antonio Fortunato

dal libro di Antonio De Minco:

“la teleferica – la segheria- la ditta Palombaro”

 

foto tratta dal "Dizionario dialettale di Francavilla sul Sinni" di Luigi Viceconte.

foto tratta dal “Dizionario dialettale di Francavilla sul Sinni” di Luigi Viceconte.

Francavilla per le caratteristiche orografiche, è circondata da montagne, di cui è legittima proprietaria. Quelle montagne coperte di alberi d’alto fusto: abeti in genere e faggi erano affidati alla custodia di Guardie Forestali Nazionali e comunali. Il picco del monte “Caramola”, che svetta nel cielo azzurro, con la sua caratteristica gobba da dromedario, di fronte al paese, era coperto da abeti sul retro, mentre davanti appariva una vasta radura deserta, su cui, nella stagione invernale, apparivano i primi segni delle nevicate. La ricchezza di quei boschi non fornivano solo legna ed allevamento di bestiame, ma soprattutto, per valore assoluto, dell’ottima acqua, acqua potabile.

Fu verso la fine degli anni trenta che arrivò una grossa impresa per l’industria del legno: la ditta Palombaro e figli. I primi segni di quell’arrivo consistettero in un lungo tracciato, visibile ad occhio nudo, lungo la folta chioma degli alberi. Su quel tracciato venne impiantato una lunghissima e robustissima teleferica, utile al trasporto a valle di grossi tronchi che i boscaioli preparavano in montagna. Al terminale a valle di quella teleferica ed alla periferia del paese, venne costruita una grande segheria. Capannoni di diverse grandezze e dimensioni furono eretti per alloggiare le operazioni delle diverse fasi di trasformazione di quei tronchi di faggio o abeti. Seghe a nastro, seghe circolari, molatrici e tutto quanto costituiva accessorietà, venivano azionati da una grossa locomotiva a vapore, alimentata con i ritagli di scarto del legno. Arrivò finalmente, con quell’industria un certo e palpabile benessere economico. Moltissimi compaesani: maestranze ed operai vennero assunti. Da quel momento in poi, Francavilla assunse un certo rilievo economico in tutta la provincia. Grossi automezzi vennero adibiti al trasporto del legno, verso lo scalo ferroviario di Lagonegro. Il primo impatto con la nuova realtà, si ebbe dall’inizio. Per la costruzione di quei giganti cavalletti, ancorati su basi di cemento e lo stendimento delle corde di acciaio, vennero impiegati centinaia di operai e moltissime coppie di buoi per tendere le corde. Un sistema molto pratico e funzionale di carrelli, a coppie, trasportavano a valle grossi tronchi di alberi.

In montagna si era stabilito un vero universo di lavoratori: abbattitori delle piante, segaioli, carbonai… .

 

foto tratta dal "Dizionario dialettale di Francavilla sul Sinni" di Luigi Viceconte.

foto tratta dal “Dizionario dialettale di Francavilla sul Sinni” di Luigi Viceconte.

Un centro di dispensa di generi alimentari, faceva fronte alle richieste di tutte quelle persone colà stanziate. Il lavoro colà ferveva alacremente, così come d’altronde ferveva lungo la linea e presso l’impianto terminale in Francavilla. Per ragioni orografiche e forse anche tecniche, un piccolo posto o stazione, fu interposta tra i due terminali. In questa stazione si interrompeva il primo tratto di teleferica e riprendeva il secondo tratto. Alcuni operai erano addetti allo stacco ed la riattacco, per la discesa finale. Avvenne che un ragazzo di soprannome, se ricordo bene “picciunniello”, non riuscendo ad effettuare un aggancio tra carrello e fune, venne trasportato un centinaio di metri avanti, con un dislivello delle corde al piano terra, di molti metri. Quel giovane perse l’equilibrio e cadde da un’altezza considerevole. Riportò gravi ferite ma si salvò. L’episodio venne portato a conoscenza di tutta la cittadinanza, che ne rimase angustiata.

Quella grossa segheria, che occupava una superficie di grande dimensione, era il punto d’incontro di tutti i giovani, ai quali era consentito, pure esistendovi punti di rischio, di visitarla in tutte le ore del giorno così si poté constatare la costruzione di migliaia di calci di moschetti, richiesti dallo Stato. Si era nel 1939-40.

wsl_valtellinaseilbahn_seilbahnLa realtà socio-economica, prevalentemente agricola, subì una profonda trasformazione. Si notarono evidenti segni di benessere. Alla fine di ogni mese disporre di una paga, di soldi liquidi, misurati ma certi, dispose il compaesano ad un nuovo stile di vita. Tuttavia con un industria di base come quella, nessuno seppe cogliere le opportunità che quel sistema consentiva di sviluppare. Ad esempio industrie di mobili, imprese di trasporto e tutto quanto da fervide menti potesse nascere. Ma, ahimè, la ricchezza immaginativa come quella creativa non sono mai stati fenomeni meridionali, né tantomeno francavillesi, che hanno spinto verso l’assunzione di rischi ed impegni precisi.

Commenti

  1. Filippo Di Giacomo ha detto:

    Complimenti Antonio. E’ meritoria la tua iniziativa di far conoscere ai giovani,attraverso il libro di Antonio De Minco, gli aspetti più significativi della vita francavillese di un tempo. Un caro saluto.

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi