Giustizia sospesa e poteri invisibili – la Lucania di Marcello Cozzi.

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unnamedQualcuno pensa: forse è arrivato il momento di affermare tutta la verità, nient’altro che la verità; altri pensano che forse sia meglio attendere non si sa che cosa; altri ancora hanno paura . e se poi? altri vorrebbero fare il passo ..ma… non sanno gestire gli effetti consequenziali;molti altri sanno, ma, come dei codardi girano l’angolo e si nascondano per non farsi individuare.

Ognuno di noi sta per arrivare al bivio, parlare o non parlare; restare fermi ho incamminarsi definitivamente nel fare chiarezza del nostro tempo, delle cose che succedono intorno a noi, dire la nostra in maniera chiara.

Nelle ultime pagine di un bellissimo libro, Poteri Invisibili, viaggio in Basilicata, tra affari, mafie, omicidi e verità sepolte – edito da Melampo, Marcello Cozzi (Vice Presidente nazionale Libera, Lucano, prete, si legge. impegnato ,da decenni nell’educazione alla legalità e nel contrasto alle mafie ), nella parte finale ( pag 341), scrive : …. Si limita semplicemente a raccontare perché chi non sa, sappia, perché i distratti aprano gli occhi e perché i superficiali vadano oltre la crosta delle apparenze …. a chi prova a mettere nero su bianco per aiutare chi è senza memoria o quanti dimenticano con troppa facilità.

Penso che l’autore voglia, in fin dei conti, dire… chi narra, chi ricorda e scrive deve cercare sempre la verità.

L’autore mi è apparso un prete vero che fa il suo dovere scrivendo di una verità amara ma da brivido, una verità che disegna la Basilicata un luogo dove da decenni sembrano insediatesi e consolidatesi poteri invisibili che hanno deturpato e messo in ginocchio la storia e la cultura di questa bellissima regione .

2014_03_28_Avellino_500xSono storie misteriose che hanno da prima degli anni settanta sino e oltre il 2010 contaminato e indebolito il tessuto sociale della Lucania; che in alcuni casi sembra averla portata al silenzio e all’oblio smisurato.

Con atti giudiziari alla mano, non sono i morti scomparsi e svaniti nel nulla, come Maria Antonietta Flora, di Lagonegro, che scompare il 10 novembre 1984 senza far più ritorno a casa e senza aver trovato un briciolo di verità; o la morte di Domenico Di Lascio ucciso l’11 gennaio 1989 che finisce con il proscioglimento l’11 novembre 2008 di tre indagati; di Maria Antonietta Ottavia DE Luise sparita il 12 maggio 1975 a Montemurro a mai più ritrovata; dove sono, si chiede l’autore, Alfonso Bisogno e Giuseppe Di Pietro o Nicola Bevilacqua, di Lauria scomparso la sera del 17 maggio 2006; che fine ha fatto Antonio Potenza scomparso il 17 dicembre 1969 a Rionero In Vulture; Mario Milone, Tiziano Fusilli, Giuseppe Forastieri, Anna Maria Mecca di Avigliano, Petronilla Vernetti di Melfi.

I nomi e cognomi indicati dall’autore lasciano intendere la misura del pericolo e di quanto sia grosso il dilemma dell’invisibilità dei poteri oscuri.

Ma queste persone svanite, l’autore ne fa un canovaccio, cornice per vedere meglio dentro un quadro composto di circostanze non chiare, persecuzioni, giustizia sospesa e dolosamente omissiva frutto probabilmente dalla commistione con la politica e dei poteri invisibili o forse massonici.

Il libro fonda le sue radici su alcuni pilastri fondamentali: la morte non chiara dei cosi chiamati fidanzatini di Policoro, Luca e Marirosa avvenuta il 23 marzo 1988, Toghe Lucane e Toghe lucane Bis, la cupola del petrolio, il fallimento del Potenza Calcio e il caso famoso di Elisa Claps.

Sono casi, circostanze, avvenimenti da forti brividi quasi come se stessimo vedendo un films di genere thriller.

Casi che la logica non riesce a dare una spiegazione ben definita, ma che leggendo sotto le righe guardando oltre la nostra onesta e leale visuale, si può forse vedere il virus che da decenni inquina la nostra società, la nostra Lucania.

…….era la notte tra il 23 e 24 marzo 1988, poco dopo l’una i carabinieri di Policoro trovano i corpi senza vita di due giovani nel bagno dell’appartamento della famiglia Andreotta, invia Puglia 75.Si tratta di Luca Orioli e Marirosa Andreotta. In verità, precisa l’autore, era stata la mamma di lei la prima a ritrovare i cadaveri.

Circostanza, questa, che nel corso delle indagini, l’autore evidenzierà al lettore, di come la mamma si accorgerà che i cadaveri erano stati rimossi dalla loro iniziale posizione.

E’ il 16 ottobre 2013 quando il gip Rosa Bia decide che tutto sia archiviato.

Si chiede l’autore … . E i corpi spostati? e le contraddizioni dei testimoni? … Le perizie false?

Silenzio assoluto.

La frase DE Magistris che dice ….ho perso ma non mi sono perso all’indomani della sentenza del Csm che condanna il giudice napoletano (ora Sindaco di Napoli) a lasciare le indagini su Toghe lucane e la procura di Catanzaro per fare ritorno nella sua città.

In “ nome del popolo italiano, la sezione disciplinare del Csm dichiara il dottor Luigi De Magistris responsabile delle incolpazioni e gli infligge la sanzione della censura. Dispone il trasferimento ad altra sede e altre sezioni.

Cosi l’autore riporta il contenuto del dispositivo letto dall’allora vicepresidente Nicola Mancino che attualmente deve, risponde in qualche aula di giustizia di essere stato presumibilmente un partecipante all’accordo sta Stato e mafia.

Ma cosa avrà portato, evidenzia Cozzi, il procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione, Vito D’Ambrosio a dire di De Magistris… non è il modello di magistrato a cui s’ispira la nostra Costituzione?

Jys3BDOp2wHsJts09RrBDCYn1eYf7w=--Forse l’aver, De magistris, presumibilmente, come evidenzia lo stesso autore, chiamato in causa magistrati e forze dell’ordine, politici e massoni?

L’aver scoperchiato una cupola di persone e personaggi, giudici compiacenti e avvocati pronti a nascondere la verità nell’interesse del gruppo?

Da “ Poseidone “ a Why Not” a toghe Lucane ecco chi è stato De Magistris . provate a leggere da pag 28. Tutto inizia con la denuncia di un certo Nicola Piccenna, presidente del consorzio Anthill (società per azioni operante nel settore della telefonia e delle telecomunicazioni) e tutto finisce il 19 marzo 2011 quando il gip del Tribunale di Catanzaro Maria Rosa Di Girolamo dispone l’archiviazione di Toghe lucane perché, come riporta l’autore, il provvedimento dice …l’impianto accusatorio è lacunoso e le prove insufficienti e…. dice ancora il magistrato….qualunque approfondimento d’indagine ...vista la mole di elementi probatori già acquisiti non porterebbe da nessun altra parte.

Ma non finisce qui, pochi mesi altri due magistrati chiedono allo stesso Gip che aveva archiviato Toghe lucane di riaprire il fascicolo almeno per alcuni, come il sostituto Bonomi e la dirigente della polizia Fasano e per l’ormai ex Procuratore

generale di Potenza Tufano che aveva gridato alla sua assoluzione in toghe lucane e che a giugno 2012 nel bis di toghe lucane è rinviato a giudizio.

Poi l’enorme interesse sul petrolio lucano che tuttora vive alla luce del sole, e che l’autore nel suo capitolo lo definisce la cupola del petrolio.

E’ l’affare legato alla realizzazione di un grande centro Oli che la Total aveva bandito il 31 marzo 2007 e che Francesco Ferrara, imprenditore di Policoro, voleva a tutti costi aggiudicarsi.

Un centro oli da inserire in quella località cosi chiamata Tempa Rossa (tra Corleto Perticara e Gorgoglione) dove era stato individuato un grande giacimento di petrolio, dalla capacità, si legge nelle righe del libro, individuato dagli esperti di circa 130 milioni di barili d’oli il giorno. Da qui si arriva alla busta “D” che deve essere cambiata a quella già presentata.

14 gennaio 2008 Ferrara vince l’appalto!

Vi lascio il brivido di leggere le pagine finali di questa storia che ha dell’incredibile, ma sicuramente mette i brividi alla vostra e nostra onesta e paura alla nostra coscienza di liberi Lucani.

Vi lascio sfogliare le pagine del fallimento del Potenza calcio, dell’allora presidente Postiglione con amicizie discutibili con boss locali, con agganci politici non chiari con affari e scommesse clandestine che porteranno il sodalizio calcistico potentino al fallimento e all’arresto di Postiglione il 23 novembre 2009 e il rinvio a giudizio nel dicembre 2012 per associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva, e non, come evidenzia l’autore, per mafia.

Ho lasciato per ultimo, ma non per ultimo, il caso di Elisa Claps.

L’autore sintetizza in ben 24 pagine una drammatica vicenda che ha addolorato i cuori onesti della nostra gente lucana.

“…SAI mamma ho saputo una cosa brutta, in questura c’è qualcuno che conosce la verità su Elisa; quella ragazza scomparsa da diversi anni qui a Potenza sa che è stata uccisa e sa pure, dove è sepolta. “a parlare è Anna Esposito da cinque anni commissario Capo della Digos di Potenza ….l’autore dice … era il tra il 2000 e 2001 quando prende il telefono e si confida con la mamma Olimpia Magliano.

Anna Esposito è trovata morta il 12 marzo 2001 impiccata. Suicida.

I genitori al momento della richiesta di Archiviazione del Giudice De Luca, dichiarano, come riporta Marcello Cozzi, … conoscendo la figlia mai avrebbe fatto una cosa del genere.

elisa claps3Elisa Claps mori assassinata il 12 settembre 1993 probabilmente, come pone l’accento Cozzi, tra le 11,30 e le 13,10. e il suo corpo misteriosamente occultato nella Chiesa della Trinità di Potenza.

Il corpo è ritrovato la mattina del 17 marzo 2010.

Alla fine la saliva sulla maglia di Elisa (reperto 44) incastra Restivo senza appello.

Questi i fatti

Il libro è un documento eccezionale dove le storie raccontate sono fatti veri che non hanno mai trovato la verità perché, come dice l’autore dove è chiaro il volto dei sicari, sono sconosciuti i nomi dei mandanti e di quelli che hanno depistato.

Il libro è un contenitore inesauribile di nomi eccellenti notabili e funzionari di alto livello professionale, avvocati e dirigenti di giustizia che si sono serviti,in molti casi, probabilmente, della politica sporca per arricchire se stessi e foraggiare il loro desiderio di potere.

Una cosa l’autore, vuole dirci: non è questa la vera Lucania, essa, invece, è composta di persone oneste e leali che mettono a disposizione la loro professionalità e le loro competenze al servizio di una grande Lucania.

Questi, però, sono a oggi una minoranza.

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