Valle dell’Agip – storia infinita d’inquinamento

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Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà

bolognettidefAncora sul problema dello inquinamento ambientale, che costerà caro alla pelle dei Lucani.

La questione del petrolio nella valle del Mercure è una questione che deve diventare nazionale, prima che le intossicazioni diventino  morti (se già non ci sono!), come è successo a Taranto per l’Ilva.

Su questi temi, su questo tema, non si può arrivare in ritardo e, soprattutto, non ci si può girare intorno.

Su questo tema si giocano interessi, che non sono innanzitutto delle cosiddette lobby forti, ma della gente Lucana che vuole essere proprietaria della propria terra, giusto come diceva un grande brigante – Donatello Crocco.

Se così è, vale la pena leggere un piccolo pamplet (appena 201 pagg) di Maurizio Bolognetti dal titolo – LE MANI NEL PETROLIO – edito da Reality Book.

La domanda è: quale sarà l’impronta per niente ecologica e poco sostenibile che lasceranno su un territorio di struggente bellezza le trivelle delle multinazionali del petrolio?

L’autore come forse pochi sanno è inquisito per aver rivelato notizie,  a dire della magistratura inquirente, sottoposte a segreto d’ufficio; per aver informato i cittadini di un potenziale pericolo per la loro salute; dati che per legge, una volta superati dei limiti vanno posti già all’attenzione del cittadino. Ma tant’è.

Cose che possono succedere nella Basilicata Saudita come l’autore stesso definisce la nostra terra.

Il libretto ha in esso una analisi e una sintesi di una concretezza struggente che se letto attentamente può far rabbrividire anche i Re Magi che, nella notte della nascita del Cristo seguendo la stella cometa, si erano convinti che la salvezza dell’uomo era cosa fatta.

Qualcuno mi può gridare da un virtuale balcone : .. fatti .. ci sono fatti.

Bene vogliamo dare dei dati?

Eccoli quelli indicati da Bolognetti: nel solo 2012  dalle viscere del sottosuolo lucano sono stati estratti più di quattro miliardi di olio di greggio (precisamente 25 milioni di barili); significa che presumibilmente l’82% del petrolio sulla terraferma in Italia proviene dalla Basilicata, in particolare dai giacimenti della Valle d’Agri.

Non basta  .. andiamo avanti.

Un mare di oro nero, dice Bolognetti, che ha consentito alla Regione Basilicata di avere dalle lobby del petrolio circa 160 milioni di euro all’anno destinati probabilmente ad aumentare oltre i 300 milioni (350!) in funzione dell’aumento del prezzo del greggio e delle nuove attività programmate .

Royalties che si tramutano, poi, in presa in giro chiamata “CARD CARBURANTE“  al lucano residente, una somma beffarda per un rifornimento di un pieno di benzina.

Il ruolo delle Royalties dovrebbe essere quello di favorire lo sviluppo del territorio, in termini, ad esempio, di infrastrutture, occupazione e di risanamento ambientale.

Avete visto qualcosa del genere negli ultimi dieci anni?

downloadBolognetti dice che presumibilmente  queste lobby hanno finanziato qualche torneo di calcetto e udite udite , il film del nostro lucano Papaleo – Basilicata coast to coast – che gli ha anche permesso di entrare a Sanremo, per poi finire a fare la pubblicità ai distributori dell’ENI.

Ma questo è una quisquiglia (come diceva Totò), rispetto al fatto che dal 2015 dovrà entrare in produzione l’importante giacimento di Tempa Rossa e ciò porterà ad un incremento del 40% della produzione petrolifera nazionale con la, presumibile, progressiva riduzione della dipendenza estera per l’approvvigionamento energetico con la conseguenza che con gli aumenti dei contributi la Regione Basilicata coprirebbe il 10% del bilancio energetico nazionale.

Bolognetti qui per far meglio intendere il problema al lucano dice che per capire la partita che si sta giocando c’è bisogno di un dato: gli atlanti e i libri riportano che la Basilicata copre una superficie pari al 33% del territorio nazionale (da una riflessione di Salvatore Martire – spunti di riflessione sul petrolio in Basilicata – si evidenzia che la Basilicata è tra le regioni più piccole d’Italia -9992 kmq, poco popolata 607.000, ha un territorio prettamente montuoso -47%); il 65% di questa superficie è stata ipotecata da titoli minerari attivi e istanze per il conferimento di nuovi titoli, le 22 concessioni di coltivazioni coprono 2121 kmq di territorio, mente, dice sempre Bolognetti, i 12 permessi di ricerca autorizzati una superficie pari a 1590 kmq. Poi ci sono 15 nuove istanze di ricerca avanzate dalle lobby del petrolio tra le quali quella dell’ENI che interessa un area di 140 kmq compresa tra i comuni di Baragiano, Ruoti , Picerno, Tito , Pignola, Potenza e Savoia di Lucania. (Sono andato sul sito indicatomi da Bolognetti , dell’UNMIG – UFFICIO NAZIONALE MINERARIO PER GLI IDROCARBURI E LE GEORISORSE – per verificare i dati).

Fatti e non chiacchiere. Fatevi  di conto.

Domanda: si possono fare attività estrattive in un luogo dove mediamente si registra un forte dissesto idrogeologico?

La Basilicata che per altri versi soffre di uno sviluppo ancora insufficiente, è peraltro ricca di risorse ambientali; tali risorse non solo possono attivare un ciclo economico positivo grazie al turismo, ma rappresentano una fonte economica significativa grazie al ricavato che si ha dalla loro esportazione, si pensi ad esempio alla risorsa idrica.

Acqua e petrolio due risorse in forte contrapposizione fra di loro – il diavolo e l’acqua santa.

Delle due l’una. Non ci son alternative .

Se sceglieremo definitivamente il petrolio non avremo acqua; se adverso faremo prevalere la nostra risorsa naturale, avremo vita ed una economia vera e regolata dai principi naturali con meno malattie e con una durata della vita più alta.

2821182Infatti è sempre Bolognetti a dire che  uno studio epidemiologico che risale al 2000, prodotto proprio dalla regione Basilicata, racconta che in Val D’Agri ci si ammala di malattie respiratorie due volte in più rispetto al resto della regione. Dopo questa analisi non si trova più niente di aggiornato. Come mai?

Il lago del Pertusillo, chiamato, lago di Pietra, sembra in continuo decadimento della qualità delle acque per la presumibile presenza di un agente chimico chiamato Bario, che è uno degli elementi presenti nei fanghi utilizzati nelle trivellazioni per facilitare l’affondo della trivella che scende in profondità.

E’ poi cari Lucani, Bolognetti ci  ricorda il caso dell’inceneritore Fenice che stava inquinando da molti anni il territorio. Grazie anche a Bolognetti, che venne interessata l’autorità giudiziaria, e si dimostrò che l’inquinamento era cosa reale.

Questo in breve sintesi, fatti e dati esposti dall’autore che concretamente riporta e consegna ad ogni singolo cittadino lucano.

Ne ho sintetizzato al massimo i concetti.

e righe più significative di un libro, che ha un valore rilevante rispetto a quello monetario.

Cari lucani, il socialismo è fallito perché alla fine non ha saputo dare risposte vere all’economia, il capitalismo, questo tipo di capitalismo, ha già fallito perché non sa dare risposte all’ecologia, all’ambiente all’uomo stesso nella sua essenza.

Il cambiamento é necessario, ma serve innanzitutto conoscere per poter trasformare .

’L’aveva detto Crocco: Riprendiamoci la nostra terra per salvare la nostra generazione futura.

 

 

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