“Il Passatore” (Il traghettatore)

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Fiume-pienail compianto maestro Nicola Canonico ci ha lasciato una descrizione molto precisa del “Passatore”, Zi Pietro Pangaro, pubblicato nel 1980 in Francavilla – Libreria Capuano editrice, che riportiamo integralmente.

La figura di quest’uomo vissuto a cavallo dei due secoli scorsi è stato rievocata in una serata meravigliosa dello scorso mese di agosto intitolando proprio il premio a coloro i quali si sono distinti nel campo socio-culturale di Francavilla al “Passatore”.

A me, sentir parlare del “Passatore”, cioè colui il quale traghettava da una sponda all’altra del fiume Sinni le persone e le cose fino agli anni ’30, dà l’idea di un paese isolato da secoli e secoli. Sì, perché Francavilla non aveva la strada rotabile per Chiaromonte e per San Severino Lucano. Quindi non c’erano né il ponte di Sinni e né quello di Frida. L’isolamento inevitabilmente produce aretratezza sia economica che socio culturale. Il territorio di Francavilla era racchiuso tra i due fiumi e il monte Caramola.

Un aneddoto racchiude tutto.

Alla fine degli anni ’20, mio padre e un cugino, entrambi figli di commercianti, si sono portati con un carretto ad Episcopia (via Nazionale 104) percorrendo strade mulattiere per ritirare dei pacchi di tessuti dal trasportatore Babbrocini. Quando sono arrivati era ancora buio e, nonostante infuriasse una tempesta di acqua e vento, i due giovanotti si sono chiesti con grande stupore perché le luci nelle strade del paese non si spegnevano. Non conoscevano la corrente elettrica!!!

Episcopia aveva già una centrale elettrica, mentre Francavilla andava a petrolio. È una amara realtà, ma le cose stanno proprio così. Le cose sono cambiate quando è stata costruita la strada provinciale agli inizi anni ’30. Poi è storia recente.

 

 

 

Dal libro:  “Francavilla”

(autori vari)   (Realis Chartusia)

Libreria Capuano Editrice

Stampato giugno 1980

 

 

“Il Passatore” (Il Traghettatore)

scritto da Nicola Canonico

 

guadoFrancavilla, paese collinare, è chiuso tra due fiumi: il Sinni e il suo affluente il Frido. Sono fiumi a carattere fortemente torrentizio; più calmo il primo, molto più impetuoso il secondo, a causa della forte pendenza che imprime alle sue acque una forza dirompente terribile.

Il Sinni (dal latino SIRIS che deriverebbe, secondo quanto ha avuto modo di accertare l’avv. Pesce, dall’antico sancrito SAR che significa scorrere, fluire) in tempi abbastanza remoti sarebbe stato nientemeno che navigabile. A questo proposito lo stesso avv. Pesce (avv. Carlo Pesce “Storia della città di Lagonegro”) riporta una notizia del geologo Strambone, che per l’appunto definisce il SIRIS “amnis navigabilis” e cita un documento custodito, pare, nel monastero di S. Elia in Carbone, secondo cui Federico II di Sveva avrebbe concesso ai frati di quel monastero il privilegio di gestire il traghetto del Siris mediante barca. Evidentemente la barca era costituita da una rudimentale zattera che veniva impiegata nel lavoro di trasbordo durante i periodi di piena del fiume.

Ma veniamo ai fatti recenti.

I due ponti, quello sul Frido e quello sul Sinni, furono costruiti circa cinquant’anni fa. Prima di quell’epoca i collegamenti con il resto del mondo erano precari, perché dipendevano dagli umori dei due fiumi. Vi era una gracile “passerela” di legno che alle prime piogge veniva regolarmente travolta dall’impeto delle acque e il paese rimaneva isolato. Quando un cittadino doveva recarsi d’urgenza a qualche parte, o quando si ammassavano sull’altra sponda le merci che da Lagonegro o da Napoli, a mezzo traino prima, e dal famoso18 BL dopo, la ditta di autotrasporti Mitidieri portava per i rifornimenti dei negozi, si doveva necessariamente ricorrere al “Passatore”. Il più famoso dei passatori fu senz’altro “zi Pietro”, un uomo gigantesco, dal fisico integro, che in tanti anni di estiere aveva imparato a conoscere tutti i segreti e le insidie del fiume.

Prima di accingersi all’opera di traghetto, egli osservava la corrente impetuoso con il suo sguardo freddo e corrucciato, quasi volesse mettere in soggezione l’indocibile Sinni; rimaneva quindi assorto qualche istante, facendo scorrere la diabolica barbetta tra l’indice e il medio della mano e poi … via tra i cavalloni, con il carico sulle spalle e nella destra un grosso bastone che doveva fungere da scandaglio e da sostegno.

Inizia così la lotta titanica del grande piccolo uomo contro la furia di quel gigante naturale. Le acque vorticose facevano vacillare paurosamente l’uomo, che impavido insisteva nella sfida; a tratti sembrava che stesse lì lì per soccombere, ma la volontà era forte ed egli avanzava tra i flutti nonostante il gelo gli attanagliasse i piedi nudi affondati nella corrente, e il pietrisco gli tormentasse le gambe. Ancora qualche metro, qualche metro ancora e poi l’approdo sull’altra sponda: ancora una volta il piccolo grande uomo aveva avuto ragione del colosso naturale!

Il Sinni, era sempre stato particolarmente benevole con il passatore, forse perché ammirato da tanto coraggio, da tanta audacia! Qualche volta, però, diventava particolarmente capriccioso ed enigmatico, dimostrando, così, la sua cattiveria. Zi Pietro, che lo conosceva molto bene, lo osservava diffidente, poi scuoteva la testa con aria rassegnata e gli voltava le spalle mugugnando: -Oggi non c’è proprio niente da fare, il “signor padrone” non è in vena di concessioni! –

Ma una volta voleva sfidare l’ira del fiume, perché la posta in gioco era alta:

si trattava di trasbordare un carico di pesce salato per conto di un salaccaio, e il salaccaio lo avrebbe ben remunerato.

Zi Pietro, con un tinozzo di salacche sulle spalle, si avventurò nell’impresa, ma, giunto nel bel mezzo del fiume, un cavallone particolarmente violento lo fece sbandare paurosamente, sicché dovette abbandonare al suo destino la tinozza, che fu inghiottita dai flutti, mentre lui poté raggiungere a stento la sponda, soprattutto grazie alla sua impareggiabile perizia.

Il salaccaio, recriminò, protestò energicamente per la perdita delle salacche, ma zi Pietro si limitò a rispondere con amaro sarcasmo: – Caro amico, contro la forza la ragione non può! D’altra parte, che vai trovando? Le salacche, l’acqua te le aveva date e l’acqua se le è riprese! –

 

Commenti

  1. Oreste roberto Lanza ha detto:

    Una recensione interessante . Di Zi Pietro mio padre ne raccontava sempre aneddoti di esempio e di coraggio. Oreste Roberto Lanza

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