L’importanza dello studio e della formazione integrale

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666666                   “Se non serve a trovare lavoro, non studio”: questo deve essere il pensiero costante, negli ultimi anni, di studenti e famiglie italiane. Con la sempre maggiore difficoltà incontrata nella ricerca di un lavoro – rileva l’OCSE nello studio “Uno sguardo sull’istruzione” – la motivazione dei giovani italiani nei confronti dell’istruzione è diminuita.

E’ allarmante il fatto che in Italia nel 2012 quasi 1 giovane su 3 dai 20 ai 24 anni non lavorava e non era iscritto a nessun corso di studi (neet), con un aumento di ben 10 punti rispetto al 2008.

Rischiamo gli abbandoni più pesanti d’Europa, ma non è colpa di nessuno!

Qualche numero, per non fermarci alle chiacchiere. Sono 34 mila i giovani siciliani che ogni anno interrompono gli studi. Non riusciamo a creare una coscienza diffusa e soprattutto una coscienza ministeriale. Il male parte da laggiù. In casa lucana – pur con altre problematiche – le cose non vanno meglio. All’uopo urge favorire politiche ed incentivi adeguati, prevenire i disagi o ridurli, debellare il bullismo, il vandalismo.

Un’altra grave piaga è quello che succede tutti i giorni davanti agli edifici scolastici: migliaia di spacciatori di droga insidiano migliaia di adolescenti con allettanti proposte. Speriamo che quest’anno si faccia veramente qualche cosa di impegnativo per cercare di isolare e colpire questi criminali.

I ragazzi oggi sono profondamente cambiati. Le aule accolgono gente di tutto il mondo. Le materie scolastiche e le modalità disciplinari vanno totalmente rovesciate e rinnovate. Troppi insegnanti sono disorientati e demotivati. Forse anche la preparazione universitaria, priva di tirocini, esperienze, stage lascia molto a desiderare. Si dice che lottare contro il ciclope burocratico nazionale, contro le incrostazioni e le sindacalizzazioni centenarie, contro ideologie penose, è tempo perduto. Occorre reagire. Oltre il 30% degli adolescenti che perdiamo e gli altri adolescenti che vanno a scuola demotivati non ci possono lasciare tranquilli.

Ma è soprattutto necessario insistere sulla importanza dell’istruzione e dello studio – contro ogni banalizzazione ed evasione – con quanti sono renitenti alla frequenza scolastica prescritta. Lo studio, quello che si fa a scuola o nel tempo della scuola, è considerato spesso come un peso da sopportare più o meno per forza, in vista di un diploma da conquistare o di un posto di lavoro da assumere. Visto così, acquista i connotati di un nemico da vincere e da asservire, cercando di superarlo con l’astuzia di chi si propone il rotto della cuffia. Ma qui non intendiamo lo studio soltanto nel senso di quello che è legato alla scuola.

3532068692                   Lo studio va inteso piuttosto come una ricerca, un tendere, come indica la parola, ad acquistare un insieme di nozioni che potranno educare la mente ed educare la volontà a valori umani. Esso tende a dare una cultura profonda intesa nel senso di una conoscenza propria dei popoli civili e destinata a formare l’uomo, a renderlo capace di instaurare rapporti con gli altri, per farsi strada nella vita. Le materie di studio sono innumerevoli e comprendono le varie forme dello scibile umano. Ciascuna ha il suo ambito e tutte insieme collaborano a dare una visione del mondo, dell”uomo e della natura che consenta di vivere nella società con un linguaggio comune.

Lo studio serve all’individuo per divenire più utile alla società, per poter dare qualche cosa di più di quello che attualmente possiede, di elevare se stesso a valori più sublimi, per condurvi possibilmente anche gli altri. Richiede costanza e metodo e ha le sue leggi, che esigono una vera gradualità.

E sorge poi il formidabile interrogativo: “il nostro sistema educativo è allo sbando“? Correre ai ripari urge davvero. Tra l’altro valorizzare molto la pedagogia salesiana. “L’educazione è l’arte di formare l’uomo” – dice Don Bosco – e l’uomo di oggi e del domani. Per questo, l’Educatore non può essere un uomo o una donna del passato, ancorato/a a delle formule.

I fanciulli, i giovani, anticipano il futuro: non sono un ricordo, ma una promessa, perché la vita non va indietro. Occorre, perciò, formare la coscienza, il carattere, la volontà. Costruire, cioè, “la personalità“, dotata di senso critico, di amore gratuito, in grado di scegliere liberamente il bene.

Nel processo educativo interagiscono la libertà dell’educando, il suo futuro professionale, l’inserimento progressivo nelle responsabilità civili e sociali che la vita richiede a ciascuno. Saper attirare i ragazzi e spronarli allo studio è una regola aurea da adottare da ogni docente. Don Bosco osserva che nel formare i giovani occorre tener conto che sono esseri intelligenti, volitivi, dotati di una sensibilità straordinaria, facili a commuoversi davanti alla dolcezza come a risentirsi davanti all’asprezza.

Il maestro vero dà quello che ha, dona quello che è, elargisce senza impoverirsi, offre ricchezze che non svaniscono, insegna la verità che dà senso all’esistenza, insegna la vita che non conosce tramonto, addita gli ideali sublimi e gli autentici valori.

In conclusione, c’è oggi dispersione scolastica? Tenere in gran conto quanto sopra riferito ed escogitare nuove strategie e nuove strade da percorrere, sulla scorta delle direttive della pedagogia salesiana. Riportare a scuola i nostri ragazzi è una priorità, un imperativo categorico.

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