Il senso di un’appartenenza

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2011-01-01 00.00.00-4Nell’estate appena passata ho avuto l’opportunità di incontrare, durante la solita passeggiata verso la villa comunale, alcuni dei miei amici, persone frequentate abitualmente nella mia infanzia e nella mia giovinezza, da me e soprattutto dai miei familiari più intimi.

Ero in compagnia di un più giovane collega di Torino, compagno di mia figlia Mariella. I visibili sentimenti di affetto e di simpatia che immediatamente hanno caratterizzato i nostri saluti, la confidenziale intesa che si è subito instaurata tra me e quelle persone, la piacevole sensazione di essere ancora parte di quella comunità da cui mi sono da tempo fisicamente allontanato, sono stati pienamente percepiti dal mio accompagnatore, il quale, a conoscenza della mia storia di “migrante” fin dalla fanciullezza, non ha esitato a manifestarmi il suo stupore per aver io conservato tanto intensi rapporti con il paese di origine e con i suoi abitanti.

Mi ha perciò chiesto come sia stato possibile mantenere un così forte senso di appartenenza nonostante anni di lontananza da Francavilla, di scarsa ed occasionale frequentazione, di un vissuto così lontano e diverso dalle abitudini, dalla cultura e dalle tradizioni proprie del paese di origine.

Solo dopo un breve momento di riflessione sono stato in grado di articolare una risposta che mi sembra gratificante esporre attraverso questo scritto.

I forti, persistenti legami con Francavilla e con il mio passato esprimono prima di tutto l’amore per la mia terra, mantenuto sempre vivo dai ricordi di un’infanzia felice, libera, saldamente ancorata all’affetto per i miei cari, per gli amici che ad essi ed a me sono stati sempre vicini, condividendo i miei momenti di gioia e di tristezza.

Si è così rafforzata la piacevole sensazione di poter nutrire la mia nostalgia per il mondo ormai lontano della mia giovinezza, ripercorrendo vicende che di Francavilla hanno rappresentato, pur nella loro semplicità, la vera storia, quella cioè di una società mai cancellata dalla memoria di ciascuno di noi neppure dal frenetico trascorrere degli anni e dalle ansie del quotidiano.

Ogni persona, ogni episodio oggetto dei nostri discorsi ha infatti acquistato nel ricordo nuova vitalità permettendoci di ricreare quelle atmosfere di familiare, ironica complicità cui sempre abbiamo fatto ricorso durante i nostri incontri.

1010220_240956156091175_4943391903334775231_nE poi, quanta naturale facilità e piacere nel ritornare ad usare il dialetto, vera linfa vitale per ricostruire un percorso che, attraverso le parole, si è fatto storia e cultura, conservazione delle nostre origini e tradizioni, strumenti indispensabili per rimuovere ogni confine tra il passato ed il presente, in una sorta di legame superiore alle offese del tempo e degli affanni che a ciascuno di noi è toccato affrontare.

Questi i sentimenti con cui ho vissuto e continuo a vivere ogni mia vacanza a Francavilla, con un reale bisogno di partecipazione nel quale si fondono il doloroso rimpianto di chi ci ha lasciato, il calore e l’affetto di quanti ne conservano la memoria, la gioia di ritrovare le radici di un’ identità, l’amore per un paesaggio intenso e vario al quale con orgoglio sento ancora di appartenere.

Ed allora, con l’appagamento di questa passione per tutto quello che si rinnova della mia personale vicenda umana ogni qual volta mi viene offerta l’occasione di ritornare alle mie radici francavillesi, si attenua anche il rimpianto per essermene troppo presto allontanato e per aver così fatto mancare alla mia terra il mio modestissimo contributo in direzione di un progresso umano e sociale di cui ancora il paese ha tanto bisogno.

Commenti

  1. Antonio Fortunato ha detto:

    Apprezzo con grande piacere I sentimenti sinceri che hai espresso in merito al senso di appartenenza alla nostra comunita’, perche’ ti conosco bene e in molte circostanze abbiamo
    avuto modo di parlare di questioni “locali”.
    Un contributo in direzione, come dici tu, di un progresso umano e sociale di cui il paese ha
    tanto bisogno, le persone come te (e ce ne sono tante che vivono fuori Francavilla) lo possono
    dare comunque, a mio avviso. Io l’ho invocato per un problema che anche a te potrebbe stare a
    cuore: dobbiamo avere la denominazione Francavilla in Sinni o Francavilla sul Sinni? Vedi I miei
    scritti su questo giornale.
    Ti saluto con tanti ricordi e stima
    Antonio Fortunato

  2. Oreste roberto Lanza ha detto:

    Bellissima riflessione, sono queste persone, questi migranti che danno il vero contributo al nostro paese che desidera cambiare ma non riesce.
    Che sente il bisogno naturale di andare oltre, ma è frenato non si sa da cosa. E’ un pensiero alto. Dentro vi è il rimpianto di non aver trovato l’opportunità di restare. Al nostro sud mancano le opportunità che ci permetterebbero di restare . Questa è, penso, la verità.

  3. Nicola Vitola ha detto:

    Caro Romano, hai saputo dar voce agli stessi miei sentimenti per la terra d’origine. Forse solo chi come te, da tanto tempo, vive lontano dal proprio paese può compenetrarsi nel tuo articolo. Colgo l’occasione per porgerti un affettuoso saluto. Nicola Vitola

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