‘A fèmǝ ‘i z’ Giuvannǝ

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(Adattamento in grammelot francavillese sfalsato de “ La fame dello Zanni”di Dario Fo)

amorenonamato-300x264(Z’ Giuvannǝ barcolla, si muove come un ubriaco) Tèegnǝ ‘na fèeemǝ, uuuh ke fèeemǝ! Non c’ialloškǝ kiù! Mǝ ttoppijǝ lu zelviellǝ. Oh, mèl’ a mmé ke… ke fèeeemǝ! ‘ Mǝ skalmǝnéj lu stòmmico comǝ lu blotǝ in ‘nda la pignètǝ: glogloglo, scluf sclaf, sbluff: glooof! Pue li ndittíni si ‘nduccinikéjnǝ e sǝ stuccǝnǝkéjnǝ: sǝ ‘ndloglinǝ e sǝ stloglinǝ com’e duvǝ kucciglioni ‘nnammulètǝ. Uh Gesuclittu mijǝ ke fèeeeemǝ: mi magnegnelebbo pue ‘na kokole di l’okkio (mima di cavarsi un occhio) e mi la ciukalebbo com’a n’ovo!(succhia l’immaginario uovo). ‘Na l’ékkia mi scippalía (fa il gesto di strapparsi un orecchio) Tutt’e duvǝ li l’ékkie (esegue e li mastica con avidità) o lu nazo mi scippélebbo.(esegue). Oh, ke fèeeeeeemǝ ca teegnǝ! Ka m’infulkielebbǝ ‘na vlangellǝ inta la vokka, ndel galgalòzzǝ, ‘nzignǝ allu stommìco (mima tutta l’azione), e po’ mi scippelebbo li budellǝ co’ tutta la tlippa (mima di cavarsi le budella tirandole fuori attraverso la gola, quindi le arrotola sul braccio), li stulcinikélǝ e li slavuglielǝ (finge di strizzarle per ripulirle dalle feci. Scuote la mano nel gesto di liberarsi da tanta zozzeria) Melda ! Tutti kijni di melda vekkia! Ke bunnanzija Gesuclittu mijǝ! (Soffia come in un lungo tubo e ne ottiene un pernacchio dai timbri grevi e profondi con contrappunti di falsetti scurrili): Sfluoooh…fišššh…pufff…stlušššh! (Scuote l’immaginaria budella come se fosse una canna di gomma; quindi inizia a masticarla e ingoiarla come fosse un’interminabile salsiccia. Mastica e commenta felice): Sminghia ke sapòlǝ tégnǝ la budellǝ…gnam…mblam…kloooff. (Rutto finale emesso con soddisfazione. Si accarezza il ventre salendo fino alla gola. Deglutisce a vuoto, deluso e disperato) Oh, mammǝ ke fèeeeeemǝ ca tegnǝ! Mi plappelebbo li mundagnǝ, li valluni e li nívulǝ ( Punta lo sguardo in alto, lontano, minaccioso… e poi si rivolge al pubblico come scorgendolo solo in quell’istante). Oh, quandi bellǝ zéndǝ…mi volissi segliǝ i kiù tenniliellǝ e po’ a mi ciuccè ‘nzignǝ a m’abbuldè. Oh, Dij ke féeemǝ! (barcolla) Mo’ molo! Sendǝ li ‘stindini k’asallivòtǝnǝ e s’annàkolǝjnǝ comǝ li cambènǝ: dlindon dan, dlindon dan , tlandalandàn din dan (muove fianchi a sbattere e fa oscillare il ventre. All’istante si blocca e si guarda intorno sorpreso) Addong songhǝ mo’? Ke m’é suzzédutǝ? Intla ‘na kozina song, daindlǝ a ‘na kozina tutta kiina dǝ platti e plattini, folcinǝ e kokkiali, saltànijǝ, pignate skafulale e cavudàlǝ …Ohi,ohi! Z’è pule llobba pi ciukinà! Kata-miètǝ (quasi dandosi ordini): ‘nghiappa ‘sta cavudala, kòlakala sop’u foku… Aqua! (Mima di afferrare un bacile e rovescia acqua nel paiolo sul fuoco. Agita un gran ventaglio per ravvivare le fiamme) Foku, foku! Diàvuli e stladiavuli, sušššiatǝ tutt’li vambǝ de lu ‘nfielno: fiiii ffuuu. Lu salǝ! ‘Na bella jonda di salǝ glossǝ. (Mima di afferrare un bastone da polenta e con quello agita l’acqua) Jamǝ, vakulanzìkula, glugulej, ka mo’ tǝ daghǝ ‘na bellä limminijatǝ .( fa il gesto di un sacco e lo solleva) Flascàtulä…Oh, sanda flascàtula! Glanidinijo (Rovescia il contenuto del sacco nel paiolo. Nello sbattere il sacco, questo gli cade nella grande pentola) Pi’ Satanass! M’è ccibbolato lu kascionǝ inta la kavudalǝ! (afferra il bastone e con quello tenta di ripescare il sacco. Non ci riesce) Kascionǝ malidittǝ, jéssǝ dafólǝ! Jèss! Non ti vol jssì? E va’ bé, blutta bettia! Mo’ ti magn pule a tté (Rapidissimo abbandona il bastone e afferra un mazzo di rami secchi, li immerge nel fuoco, li ritira incendiati e li infila in un immaginario camino alla sua sinistra) Foku, foku…(sempre dandosi ordini) ‘Na saltanija vàššija pi lu sufflittǝ sopla a quetta vamba galdende…( Agita la padella e vi rovescia qualcosa) Gaglio, goglio, ‘nzugna.(Mima di aggiungere i sapori) pépele e zipolla; kannella…vatti e sbatti, ciumba. (Abbranca la padella e con grande abilità fa saltare il soffritto, afferra qualcosa da un ipotetico tavolo) Calna! Tlioffa gapulagúmmula. (Afferra un coltellaccio) Tékkete! (Mima di calare fendendi rapidi sul pezzo di manzo. Ritrae veloce la mano che tiene la carne e la osserva preoccupato) Melda! Pi’ nnu fliccico mo’ mi kalusàvǝ nu jdito…l’ogna: meggí’ muzzà’ josto l’ogna (Raccoglie i pezzi di carne e li scaraventa nella padella. Quindi la solleva facendo volare la carne per poi riprenderla da gran giocoliere.) Diàvulǝcífelǝ m’ha flikàtǝ ! Pi cioto mi pigliao! (Si china, raccoglie i tocchi di carne da terra e li ributta nella padella) ‘Mbumba! (Mima di afferrare una piccola damigiana e versa il vino nella padella, si ritrae come aggredito da una fiammata di vapore. Quindi annusa) Ke milizzo! Kujèt kujèt ca po’ ti magnǝ! (Si ricorda all’istante della polenta. Afferra il bastone e lo rigira dentro la marmitta) Zila, flagass, glancass ! (Si rigetta sulla padella e la agita, mentre con l’altra mano rigira la polenta. Sculetta con natiche e ventre per darsi il tempo) Stluš, pataš, skatafaš (Come ispirato, lascia ogni cosa per spostarsi alla sua destra dove mima di attizzare un altro fuoco. Ci pone sopra una pentola e rapidissimo versa strutto e altri ingredienti per prepararsi un’altra pietanza gustosa.) Glascǝ di polko, stlutt di‘nzogna, pitlosinǝ, lígano, zif zaf…( Vi getta velocemente ogni ingrediente come in un rito religioso. Mima di rincorrere un pollo) Picǝ, picǝ, picǝ: pullastiéll veni ka ke ti skloccio. (Allunga il braccio e con velocità da gatto, afferra il pollo e gli torce il collo. Emette grida disperate da pennuto scannato) Kiokiokiokióoo, jok jokíii…tok! (Si osserva la mano destra dopo uno scatto repentino) S’è stlakkàtǝ: l’aggǝ kalusàtǝ niett la kapǝ! (Si porta l’immaginaria testa di pollo alla bocca e in un sol boccone la divora) ‘Ngatàst! (Getta il pollo nella pentola e la solleva con scatti da maestro cuoco. Uno sguardo rapido all’altra padella dove sta cuocendo la carne. Allunga un braccio, afferra il manico della padella e ne fa saltare il contenuto. Agisce in contrappunto anche con l’altra mano. Girando netto sul dorso, afferra il bastone e rimesta la polenta, ma le pentole sono tre e Z’ Giuvannǝ può agire solo con due mani. Quindi spregiudicato, come fosse prassi normale, si infila il bastone fra le natiche e agitando le medesime continua a far saltare padella e pentola eseguendo una danza davvero spassosa) Plofuss stlaluff platlatlaff buff buff spalàš! ( Con scatti rapidi abbandona quella danza, afferra la padella del primo fuoco e rovescia il manzo stracotto dentro il paiolo della polenta, vi infila il bastone e rimesta con forza, gridando): Ah, flaskatolonǝ, kalnassa sguìngiola! (Quasi come indemoniato si avventa sull’altra pentola) Pullastlǝ, mo’ vegnǝ…ti magno lu talfanalio! (Afferra con le mani il pollo, ma si scotta) Ahiahiahiii… mi so’ kozúto! ‘A folcina: sgnak !( Infilza il pollo con un forchettone. Quindi afferra un coltellaccio e mena fendenti verticali sul pollo) A stozz e a pitazz ti fazz, pillonǝ pillonǝ pul’attì…strak, strazak akkiumm akkiumm. riflessioni_di_un_affamato_mediumSatanass! Lu jditǝ m’aggi tlangià! ( Mima di raccogliere il pezzo di dito che é rotolato a terra, lo avvicina al tronco mozzo piagnucolando) Oh, jditiell mijǝ, t’hejstakkà? Oh, miš kiniellǝ! ( Lo osserva, lo solleva avvicinandolo al viso, quindi voracissimo se lo mangia) Bonu! (Versa anche i pezzi di pollo nella marmitta della polenta, infila il bastone e lo agita sbattendo il pastone succulento. Afferra i manici del gran paiolo, pianta bene i piedi a terra, lo solleva e inarcando le reni e spingendo il ventre in avanti, porta alla bocca il marmittone. Emettendo gemiti di piacere, si ingoia tutto il pastone fumante. Posa a terra il paiolo svuotato a mezzo, afferra il bastone e lo passa sui bordi della marmitta per raccogliere il restante papocchio. Si porta alla bocca il bastone a mo’ di mestolo una, due, tre volte, ripulendolo con la lingua bene dal cibo; alla fine per l’ingordigia di mangiarsi fino all’ultima briciola che sta sul bastone, finisce con l’infilarselo tutto in gola. Z’ Giuvannǝ resta per un attimo impalato con gli occhi sbarrati. Si agita, dà botte a scatto col ventre, il petto e le natiche finchè finalmente riesce a fare a pezzi il palo ingoiato, digerendolo con un gran rutto finale. Perplesso, si porta le mani alla bocca ed esclama): Pildòno! (Una lieve pausa. Z’ Giuvannǝ lentamente si risveglia. Si guarda attorno stralunato, si palpa il ventre) Uno zuognǝ è statǝ (Lamentoso, addolorato) Škittǝ‘uno nzuognǝ. Nogn’è vélo k’aggǝ mangiàtǝ. ( Si guarda la mano) Manghǝ lu jdito mij m’aggi mangiàtǝ! (Piange) Zelviell jukulèlǝ: mbalké mi faj ‘sti sklezzamiendi ‘mblunilǝ? (Piange ed emette un lamento quasi infantile): Ohi, ohi, jiih! (Il lamento si trasforma nel ronzio acuto di un moscone) Vuuu zssss. (Z’ Giuvannǝ lo segue con lo sguardo mentre l’insetto fastidioso gli vola d’appresso. Il moscone compie evoluzioni beffarde intorno al suo naso, poi allarga i giri e se ne va. L’insetto sembra sparito, ma ritorna più insolente che mai e va a posarsi sul naso di Z’ Giuvannǝ che resta bloccato con gli occhi che si incrociano sulla sua canappia. Le dita di una sua mano si arrampicano lentamente lungo il collo, mentre quelle dell’altra scendono dalla nuca. Cercano di circondare il moscone impedendogli ogni via di fuga: veloce la mano che sta sulla fronte scatta e afferra l’insetto infame. Sprizzando gioia inaudita Z’ Giuvannǝ urla): Aggiacciufètǝ! Aggiacciufètǝ! (Sbircia fra le dita serrate ed esclama radioso): Bellǝ! (Torna a sbirciare; quindi al pubblico) Glosso, glasso! (Infila due dita della mano libera fra quelle dell’altra chiusa a trappola. Mima di estrarre, stretto fra le due dita, il moscone. Lo mostra al pubblico con gesto trionfante) Vi’ ke bettia! (Stupefatto) Ke ‘nimalo! (Gli stacca una zampina e la mostra) ‘Nu plošiutto! Vi’ ke scianga kijna! (L’azzanna, mastica vorace e ingoia goloso mugolando per il piacere. Quindi afferra l’altra zampetta e la descrive): Mmh…’esta ke glascionassa! Stlaplošiutto di sciangóna! (La sbrana con sospiri e deglutisce ispirato. Considera la carcassa dell’insetto ed esclama): Oh, li scellǝ!..bellǝ…belle!..Quatti scellǝ!( Le stacca delicato e le inghiotte rapido. Assapora): Bóne…e belli duci! E zǝ só’ disglazziètǝ ka li jéttǝnǝ! (Osserva ispirato quel che gli rimane dell’insetto) Ke pettojǝ: quetto mi lo magno sanu sanu ! ( Mima di afferrare da una saccoccia una piccola saliera. La scuote come per cospargere il succulento boccone di sale. Quindi lo porta alla bocca, lo ingoia, lo mastica lento come per goderne lo straordinario sapore. Mugola a ogni masticata ed emette un grido estasiato per la goduria. Deglutisce, con un gran sospiro si batte una gran manata sul petto e trionfante se ne va esclamando): Mammǝ, ke abbuffètǝ!

Commenti

  1. Giovanni Gazzaneo ha detto:

    Sarebbe bello vederla recitata da un bravo Dario Fo locale!

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