La viabilità – i mezzi di trasporto “dal libro di A. De Minco”

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viadotto sul Lago M.te Cotugno SS653 Sinnica

viadotto sul Lago M.te Cotugno SS653 Sinnica

Siamo portati con facilità a lamentarci delle nostre strade, ma leggendo i ricordi di A. De Minco sulla viabilità e i mezzi di trasporto prima e dopo  gli anni ’30, dovremmo ringraziare il Signore per i notevoli progressi nel campo della viabilità e mezzi di trasporto. Certamente si sarebbe potuto fare di più. Una cosa  però non avremmo voluto mai vedere, e parlo solamente di Francavilla, che il viadotto della Super Strada Sinnica sul fiume Frida cedesse in un punto dopo pochi anni dalla sua costruzione provocando la morte di due nostri concittadini; mentre il ponte della provinciale, a fianco dello stesso viadotto, costruito negli anni ’30 non è mai crollato. Assistiamo anche a lungaggini burocratiche e abbandoni di opere incompiute. Come ricorda il De Minco, la variante attuale  fu costruita in poco tempo, mentre un’altra variante, la cosiddetta circonvallazione da oltre trent’anni non è stata ancora ultimata. Con grande piacere ho appreso questa sera che l’opera verrà completata. E potrei continuare. Non avremmo voluto vedere inoltre fenomeni di corruzione, infiltrazioni di mafie di ogni risma, scempi ambientali. Pazienza: dove c’è la carogna lì si aggirano gli avvoltoi. Comunque, a noi De Minco.

 ANTONIO FORTUNATO

 

DAL LIBRO DI ANTONIO DE MINCO

FRANCAVILLA IN SINNI

Ricordi e considerazioni sulla reatà sociale, economica, politica, culturale, magica religiosa…

 

LA VIABILITà – I MEZZI DI TRASPORTO

 Il paese come punto geografico, fu costruito su uno spazio della piana del fiume Sinni, in una posizione che, rispetto al fiume è in sopraelevazione, mentre è in declivio rispetto al monte Caramola. Affacciarsi all’estremo lembo, dalla parte cosiddetta “fungalone”, si nota chiaramente che il paese è su un poggio; mentre dalla parte opposta, il profilo del terreno si presenta in ascesa, verso il monte Caramola. Tuttavia, l’intero agglomerato presenta lieve differenza di quota soltanto nel rione della cappella di S. Antonio, “il timpone”.

viadotto di completamento circonvallazione centro abitato Francavilla

viadotto di completamento circonvallazione centro abitato Francavilla

Il paese era collegato, attraverso strade rotabili, con strato superficiale di terra battuta, senza asfalto, da una parte con Chiaromonte, paese limitrofo, da cui poi, si poteva raggiungere Lagonegro e Novasiri, centro con stazioni ferrovierie; dall’altra parte si raggiungeva San Severino Lucano ed altri paesi oltre. Questi paesi viciniori potevano essere raggiunti, attraverso strade mulattiere, così come le altre località di campagna e di montagna. L’esistenza di tali strade è spiegato dal fatto che anticamente i mezzi meccanici per il trasporto, non esistevano: né dico che negli anni trenta, quelle strade fossero molto trafficate da automobili. Il mezzo più economico ed idoneo alle possibilità di quegli abitanti ed a quelle strade, era rappresentato dal cosiddetto “cavallo di San Francesco”. Gli scambi d’affari non erano intensi, né era sviluppato il processo di interazione con i paesi vicini. Data la ristrettezza economica. La scarsità di mezzi di trasporto e la collocazione interna alla regione del piccolo centro, quando, per necessità, si cercava un medicinale e la locale farmacia ne era sprovvista, o per raggiungere uffici istituzionali: ufficio del Registro, Pretura, Tribunale, Caserma Carabinieri, si era costretti a raggiungere Chiaromonte, il che spesso avveniva, a piedi. L’unico tassista e la sola autovettura circolante, era il sig. Giannetta. Quella vettura del 920 o 930, Fiat, con parafanghi sporgenti e prosecuzione dei predellini, che consentivano la salita e la discesa dall’autovettura, ed alcune volte il trasporto, in soprannumero, di qualche passeggero.

Quell’attività poi, fu esercitata, con un’altra autovettura, dal sig. Raimondo Latronico ed infine dal sig. Nicola Vainieri. Verso questa gentile ed umana persona, mi sia consentito, anche a distanza di decenni, da quel momento e dalla sua morte, un sentito, profondo, affettuoso ringraziamento, per avermi rilevato lungo la strada che conduce a Chiaromonte, verso cui ero diretto per acquistare colà dei medicinali per mia madre. Egli mi fece salire sul predellino, mentre uno dei passeggeri, l’auto era piena, mi cingeva la vita con un braccio, perché non cadessi (Gloria sempre alla bontà ed allo spirito umano).

3249309027_c92b977353_bPer ritirare la posta, la corrispondenza postale, in arrivo da altre località e spedire quella in partenza, l’ufficio provinciale delle Poste aveva stipulato un contratto con il sig. Maiolino, che, proprietario di u somarello, trasportava nelle due direzioni Francavilla – Chiaromonte la corrispondenza. Anche quel signore si prestava per qualche incombenza, in quelle occasioni. L’uomo in quei piccoli centri aveva con i suoi simili degli scambi di cortesia, in cui l’aspetto umano che promanava da tutti aveva accenti e toni veramente singolari. Le scarpinate erano all’ordine del giorno e l’abitudine a tale esercizio fin dall’infanzia, le rendevano meno faticose. Le macchie sui vestiti o sulle scarpe, che allora non erano appariscenti o considerati tale, si formano perché camminare a piedi, su strade battute e polverose, l’abbigliamento così come le calzature, si coprivano di uno strato visibile di polvere e che, per quanto l’estetica venisse curata, l’aspetto esteriore subiva contro ogni cura, un notevole deterioramento. L’età o forse altra componente psicologica, allora non dava molto peso a quell’aspetto, che oggi non sarebbe più tollerato. Nell’estate era consuetudine raggiungere il ponte sul fiume Sinni, per bagnarsi, la stessa esigenza, alcune volte ci spingeva verso “Chiara Stella”, località molto distante dal paese, che veniva percorsa sempre con il cavallo di San Francesco. Negli anni trenta, verso la fine (pietra miliare nella storia di Francavilla), finalmente arrivò il “Postalino”, un autobus di circa una trentina di posti di capienza. Fu un giorno di grande festa. Parteciparono il Podestà e tutte le cariche della gerarchia locale del Fascismo e molti cittadini. Il primo percorso era costituito dalla vecchia strada, che passa davanti alla Chiesa parrocchiale, lungo il corso principale (attuale via Roma), l’autobus arrivava davanti all’ufficio postale, ubicato nella “variante”. Quel mezzo di trasporto aveva il suo terminale a San Severino Lucano da dove, ogni mattino partiva, attraversava Francavilla e proseguiva per Chiaromonte, dove coincideva con l’arrivo di un altro autobus, in partenza da Senise, diretto allo scalo ferroviario di Lagonegro. Molto presto il percorso, davanti alla Chiesa, fu modificato per ragioni di manovre che l’autista era costretto ad eseguire, causa una strettissima curva. Dal momento storico dell’arrivo dell’autobus, Francavilla acquistò prestigio e gli abitanti poterono disporre finalmente, di un mezzo economico, rispetto ad un’autovettura privata, ed assiduità nella cadenza quotidiana. In parte migliorò il commercio, ma soprattutto migliorarono i rapporti con le altre comunità vicine.

L’uso dei quadrupedi: muli, asini, cavalli restò sempre valido ed efficiente, soprattutto per il traino dei carri adibiti al trasporto di merci. Ma il mezzo, per eccellenza, di trasporto, beninteso per brevi distanze, rimaneva pur sempre l’uomo, nella sua accezione più ampia. C’era a quei tempi, un uomo umile ma molto robusto, che trasportava pesi eccezionali, sulle spalle. Il suo nome era: “Totonno e’ Cesare”. Il quale dietro compenso di una “palommella” (cinque lire) scaricava un autocarro intero. Anche molte donne, come ho avuto modo di dire in altre pagine, si prestavano a quegli umili servizi, dietro compenso di un tozzo di pane, una manciata di fichi secchi, un po’ di olio di oliva… .

Mi corre l’obbligo di riferire, trattandosi di memoria di quella realtà, che un autocarro “diesel” con ruote di gomma piena esistette, la cui proprietà fu del sig. Carmine Lo Fiego.

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