Come educare la classe politica del futuro?

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63886_118904694833435_6139655_nVano l’auspicio di una ripresa è stato detto più volte  se non sarà soprattutto culturale e morale. Occorre preparare una nuova classe dirigente, scommettere sui giovani e contrastare così l’attuale crisi, che non è soltanto economica, ma etica, culturale e antropologica. Persiste una concatenazione di meccanismi perversi, di una struttura di regressione, di una vera e propria struttura di peccato.

Si parla del nostro Sud, società spesso ingannata e offesa da amministratori corrotti, superficiali e poco preoccupati del bene comune.
Evidentemente chiediamo ai politici e ai pubblici amministratori “di fornire  agli occhi di tutti serie garanzie di competenza, moralità e chiarezza,… sapendo anteporre le esigenze del bene comune agli interessi personali e di gruppo”.
Negli ultimi tre decenni – se non più – la politica non è stata lo strumento con il quale l’Italia è stata governata. Se non andiamo errati, l’hanno dominata gruppi legati a interessi economici e finanziari, al cui servizio sono state messe le risorse, le opportunità, e le stesse istituzioni del nostro Paese.
La politica è il contrario di tutto questo. Essa è l’unico antidoto al dominio degli interessi, dal momento che mette in gioco un potere diffuso che serve a rappresentare e a difendere i diritti legittimi della maggioranza delle persone, ma anche a tutelare le minoranze, i più deboli, tutti i cittadini e le cittadine.
Politica è impicciarsi, sapendo che tutto ci riguarda; agire nella consapevolezza che quello che succede dipende da ognuno di noi. E’ mettere in luce problemi, cercare soluzioni che facciano progredire ognuno e tutti, con un dialogo serrato che produca volontà comuni.
Ma la politica è soprattutto desiderio, magari di cose buone e giuste, per ottenere le quali vale davvero la pena di muoversi e di dare qualcosa di noi. Abolire povertà e guerra, affermare la giustizia, magari accompagnata dalla capacità di accogliere, di comprendere, di sostenere, di aiutare: alla apparentemente debole strada della politica il compito di rendere veri desideri come questi. 
La questione morale resta, anzi si è metastatizzata sia a livello politico come nel settore privato. Il cancro ha raggiunto ogni aspetto della società civile e amministrativa. L’indebolimento del senso di legalità quindi ha prodotto un inquinamento esteso e profondo che investe non soltanto la devianza penale, ma la stessa cultura delle regole di una convivenza ordinata.
E’ necessario impegnarsi in una nuova proposta educativa per la formazione dei giovani. E teniamo presente che “la maggiore forza a servizio dello sviluppo è un umanesimo cristiano” (Caritas in veritate, n.78).
Per questo la dimensione educativa, umana e religiosa ha un ruolo fondamentale nella crescita del Mezzogiorno. L’educazione assicura il senso di responsabilità, l’efficacia dell’agire, cioè i requisiti essenziali del gusto e della capacità di intrapresa. 
I veri attori dello sviluppo non sono i mezzi economici, ma le persone… e queste vanno educate e formate. Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune.
I giovani sono pertanto chiamati a dare un contributo qualificato alla società.
Invece nel campo della educazione delle ultime generazioni sia a livello universitario che post-universitario e pure professionale, c’è una tendenza al ribasso.
Si deve reagire urgentemente contro questo progressivo degrado (cfr. Documento C.E.I.). “Per far maturare questa particolare sensibilità spirituale e culturale è necessario impegnarsi in una nuova proposta educativa, rigenerando e riordinando gli ambiti in cui ci si spende per l’educazione e la formazione dei giovani” (cfr. Documento C.E.I.).
Ripetiamo: protagonisti dell’azione di rinnovamento devono essere anzitutto i giovani, chiamati a farsi costruttori di una nuova società. Spesso, nel Sud, molto di loro si autoemarginano, non pochi vivono disorientati, la maggior parte non si sente accolta nelle esperienze socio-politiche.
C’è nei giovani del Sud un grande potenziale, che in ripetute circostanze si esprime come rifiuto di un certo tipo di società. Spesso, però, si limitano alla sola denunzia o a postulare una novità. Bisogna educarli, invece, a immettersi concretamente nell’esperienza sociale, attraverso forme di volontariato, di aggregazione culturale, di cooperazione, perchè propongano, esperimentino, incidano sul futuro della loro terra.
Uno dei motivi per cui la crisi economica è così condizionante è perchè si fronteggia con una crisi abissale della politica, che ha perso il significato vero e profondo del servizio e sembra non aver più nulla di costruttivo da dire, perchè orfana di un progetto culturale. Se questo è il quadro di riferimento, è allora necessario puntare sui giovani, classe dirigente di domani.
Incoraggiamo allora i nostri giovani ad occuparsi del bene comune, a disporsi con atteggiamento di apertura verso il futuro, ad essere riferimenti affidabili per i loro coetanei e per le giovanissime generazioni, ad opporsi ai compromessi, frutto di utilitarismo o debolezza di pensiero, a rafforzare il senso della legalità e delle istituzioni.

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