Il grembiule esige coraggio e istanze da assecondare

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brain-drain1Quale coraggio? Quello di collaborare con le istituzioni pubbliche e con i servizi sociali; di stimolarli alla ricerca e alla tenacia, e di precederli sulla battuta, intuendo risposte nuove a bisogni nuovi.

Il coraggio di schierarsi con chi si impegna lealmente a rimuovere situazioni di violenza e di ingiustizia, e di denunciare profeticamente le gravi forme di sopraffazione presenti. Il coraggio di quella violenza ermeneutica della parola evangelica che, senza darci le smanie del guerrigliero, ci abilita a non aver paura dei potenti della terra. Il coraggio di creare continuamente spine nel fianco della buona coscienza pubblica, rivelando con caparbietà i bisogni scoperti e quelli emergenti.
Il coraggio di Papa Francesco, il bianco oracolo del Vaticano, il Papa del grembiule che con forza scandisce: <<Occorre testimoniare la fede con il dono di noi stessi, senza calcoli, a volte anche al prezzo della nostra vita>>.
Egli sprona tutti i credenti, soprattutto i pastori, a passare da una Chiesa autoreferenziale, chiusa nel tempio e ripiegata su sé stessa, a una Chiesa aperta.
Afferma chiaramente:<<La Chiesa è chiamata a uscire da sé stessa, verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali, quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, di ogni forma di miseria>>.
Ha avviato una riforma silenziosa ma profonda nel segno della trasparenza, della testimonianza e della vicinanza ai poveri e agli ultimi. Anzi, ha ricollocato i poveri sull’altare, perchè essi sono di fatto al centro della vita cristiana.
Nella crisi che morde occorre far emergere, tra l’altro, il volontariato, disponibilità a servire nelle situazioni emergenti della vita civile ed ecclesiale; ha una importanza rilevante per la forza della spontaneità e freschezza di vita che parte da una carica emotiva e partecipazione affettiva soprattutto dei giovani. E’ esperienza che bisogna proporre per l’alta incidenza educativa sulla mentalità giovanile aperta alle imprese forti e generose. Esperienza che bisogna realizzare in gruppo aperto dove le comuni crisi ed entusiasmi vengono scambievolmente condivisi per sopportare le difficoltà e la fatica del servizio.
Certamente il volontariato non dispensa la comunità, ma rende evidentemente un servizio prezioso per l’immediatezza d’intervento, per la gratuità, per la passione umana, per la libertà di guardare in volto le persone che sono nel bisogno.
Diciamo  che il servizio sociale non ha soltanto un compito tecnico e scientifico per programmare e organizzare i servizi sociali del territorio e per valutarne l’efficacia, ma ha anche un compito etico-politico nel promuovere il bene comune del Paese, un compito di educazione civica, nella logica della solidarietà, in una rete di collaborazione con le istituzioni.
In pratica urge promuovere l’elaborazione di politiche solidaristiche da parte dei gruppi politici, dei sindacati, dell’associazionismo. Sostenere la nascita e lo sviluppo della cooperazione sociale e delle iniziative imprenditoriali nel terzo settore. Coordinare il volontariato nella nostra Regione e renderlo sempre più professionalmente competente e motivato sul piano culturale e sociale.
E ora mentre un senso di precarietà e di debolezza ci avvolge, sarebbe una inescusabile leggerezza se non ci si attivasse per dare una scossa all’indifferenza.
L’Italia non è destinata alla rassegnazione e alla recessione. Dobbiamo avere una forte ambizione per il nostro Paese, che ha tutte le possibilità di essere una grande nazione europea, in cui i cittadini abbiano un futuro degno. Ma bisogna abbandonare i particolarismi, gli odi che hanno caratterizzato la nostra vita politica, per unirsi in un grande sforzo.
Purtroppo il problema del lavoro, che è la chiave essenziale di tutta la questione sociale, è drammaticamente serio, perchè la mancanza di lavoro ha causato in questi ultimi anni un impressionante “esodo” sul piano migratorio interno ed esterno, ponendo i giovani in una seria crisi di speranza.
dbce98f8d8a008ee276f3d1e083590c5-300x225Emigrano ragazzi diplomati e laureati, oppure in cerca di lavori non necessariamente umili, e non vanno lontano, certi di trovare comunque opportunità maggiori di quelle offerte dal nostro e loro Paese. Approdano soprattutto in Germania (che nel solo 2012, informa l’Albo degli italiani residenti all’estero, ha calcolato in quasi 11 mila nostri connazionali), per salire a bordo della potente locomotiva economica ma pure  per approfittare di un Paese con regole precise e funzionanti. Ma anche in Francia, Svizzera, Gran Bretagna, Belgio. Persino in Spagna!
A proposito permane lo sgomento e l’indignazione in noi lucani per l’efferato delitto di cui è rimasto vittima recentemente l’Ing. Domenico Lorusso, pioniere sociale e volontario nel Madagascar. Ancora una tragedia dell’emigrazione, ancora una morte assurda di un nostro lavoratore. A Monaco di Baviera si è consumato il crimine agghiacciante e raccapricciante. 
La Basilicata è priva, è il caso di dirlo, di un altro corregionale che metteva a frutto il suo cervello e la sua specializzazione. Un ingegnere informatico oggi, un imprenditore ieri, a conferma che ora i nostri emigrati sono risorse intellettuali importanti e non più solo braccia e carne da macello.
Che grande iattura la fuga dei cervelli! Facciamo si che abbiano un lavoro i nostri giovani in Italia.
Tutti sono invitati a prendere coscienza della propria personale responsabilità nell’andamento economico-sociale, perchè tutti possano condurre una vita dignitosa e serena, in Patria, con un lavoro stabile e con servizi adeguati.

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