Il focolare (tratto dal libro Francavilla in Sinni di A. De Minco)

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 focolareIl focolare, “’u fuculae’re” nel nostro dialetto, descritto da De Minco è solamente un lontano ricordo per noi che siamo avanti negli anni; invece è una favola per i giovani e giovanissimi, perché il modo di vivere nella famiglia odierna è cambiato completamente. Voglio precisare però che non tutti gli abitanti del paese si trovavano nelle condizioni descritte nel racconto. Non dimentichiamoci  della povertà estrema in cui vivevano i braccianti e gli operai che erano costretti a lavorare per pochi soldi e provvedere al sostentamento della famiglia con molti figli. De Minco invece aveva il privilegio di vivere  in una famiglia benestante (in rapporto all’epoca), perché il padre era un bravo artigiano del legno. Attualmente il focolare non serve più per cuocere i cibi e preparare le vivande. Nelle  abitazioni moderne troviamo altre forme di riscaldamento: termosifoni, stufe a legna, a pellet, a gas GPL o metano, elettriche, caminetti a legna a cui sono collegati i termosifoni e camini comuni.

Questi punti della casa non sono più il luogo di “raccolta dell’intera famiglia”. Già da piccoli i figli hanno a disposizione la propria cameretta  con TV, computer, telefonino, e logicamente lo scrittoio per i compiti. Anche da grande i figli continuano a vivere nella loro stanza. I genitori anch’essi dividono la sera per vedere la televisione. Il papà segue la partita e la mamma qualche fiction. Quando si cena invece nessuno può parlare, si segue il Telegiornale.

Molti anziani, quando possono, preferiscono il caminetto tradizionale, perché ricorda loro i tempi passati e anche perché come si dice comunemente “è una compagnia”. Poi amano avere una fonte di calore diretta. Ma, ahimè! queste forme di camini creano un problema gravissimo nei nostri comuni.

Quando c’è l’alta pressione nell’atmosfera il paese è avvolto in una coltre di fumo che rende l’aria irrespirabile  per l’odore acre e la quantità enorme di sostanze inquinanti (tra  cui il benzopirene altamente cancerogeno), perché il focolare diventa un piccolo inceneritore in  cui, oltre alla legna, si brucia di tutto: pellet di pessima qualità, prodotti di plastica, accendifuoco, strutto di scarto e via dicendo. Lo stesso discorso si può fare per i fuochi che si accendono nelle campagne per bruciare i residui della vegetazione. Anche qui si bruciano bottiglie di plastica, sacchi per il concime e mangimi, teloni di plastica rotti alimentando il tasso di inquinamento dell’aria. Altro che aria pura del Parco Pollino!

Tutti noi siamo soliti prendere iniziative per ostacolare l’installazione di centrali elettriche che utilizzano biomassa, ma non facciamo nulla per far spegnere i nostri inceneritori domestici. A volte siamo accecati da un falso ambientalismo: vediamo la pagliuzza negli occhi degli altri e non la trave nei nostri occhi.

Per fortuna che con la raccolta differenziata che si è avviata a Francavilla sul Sinni si potrebbe ridurre questa cattiva abitudine di bruciare tutto. Ma non basta. Occorrerebbe una  campagna di sensibilizzazione delle famiglie da parte delle autorità sanitarie locali e associazioni ambientalistiche per contrastare l’impiego scorretto del focolare.

E se poi vogliamo recuperare ancora quel che resta della famiglia e dei rapporti sociali, dobbiamo tornare a sederci attorno al focolare e guardarci perché no anche negli occhi quando si parla.

Antonio Fortunato 

Dal libro di Antonio De Minco

Francavilla in Sinni

Ricordi e considerazioni sulla realtà sociale, economica, politica, culturale, magica, religiosa…

 Il focolare

 Il focolare  (olio  su  tela  francese  81x60)

 

Luogo e parte di un’abitazione, destinata e dedicata alla raccolta dei membri di una famiglia. Ricavato, di norma, a seconda della grandezza della casa, al piano terra o al primo piano. Tecnicamente è la parte base del camino, su cui viene acceso ed arde il fuoco.

Il fuoco, elemento essenziale della vita, consentiva e consente sempre la preparazione dei cibi.

Nelle antiche tradizioni popolari, sul focolare venivano, tramite un treppiede di ferro, preparati gli alimenti per la soddisfazione del bisogno base della nutrizione. Però oltre a questa funzione, il focolare svolgeva, nella vita dei francavillesi una funzione di raccolta dell’intera famiglia. Intorno al fuoco scoppiettante, i pensieri inseguivano i sogni, che l’uomo rincorre sempre. Nel girare e rigirare la legna “i tizzoni”, scaturivano dallo sfregamento tante scintille, “le monachelle”, che ingeneravano nella fantasia, soprattutto dei ragazzi, delle storie fantasiose e meravigliose.

La disposizione dei posti, intorno al focolare, erano assegnati per importanza dei membri della famiglia: il papà, la mamma, i nonni, i fratelli maggiori… e tutto scaturiva da un ordine magico-religioso, così come avveniva anche intorno al desco imbandito.

Intorno al focolare si svolgeva la vita familiare, specie nelle ore serali della stagione invernale. Qui si narravano le storie fantasiose e quelle reali. Qui la mamma insegnava ai propri figli a saper ascoltare ed a saper rispondere. Qui avveniva la tessitura dei rapporti con i parenti ed amici; qui si ricomponevano le forze fisiche. Il focolare, centro nevralgico della vita famigliare, luogo di palpitazione, di sogni, di progetti, di rincorsa delle chimere.

Quando fiume e che fiume di inchiostro è stato versato sul tema affascinante e vibrante del focolare.p027_1_00

La famiglia, il singolo membro della famiglia, quando le circostanze esterne ala propria volontà costringevano all’esodo, ad un viaggio corto o lungo di tempo, in cuor proprio nei progetti, nella speranza si diceva: tornerò, torniamo al nostro caro focolare domestico; alla nostra dimora tra quelle mura dove ogni pensiero molesto si placa e dove i fantasmi bianchi o neri scompaiono d’incanto: tanto è la sicurezza che la propria casa offre. Lottare, impegnarsi, correre per i sentieri diversi della vita; agognare, desiderare, barcollare per la debolezza dei mezzi di cui si dispone; guardare agli altri e soprattutto chi veniva arrise dalla fortuna; rimanere incantato o sconvolto… tutto questo intorno al proprio baluardo, al proprio focolare, dove si trovava quello scudo immaginario ed invisibile che dava pace ed alimentava la speranza, che suscita la possessione di un proprio regno. L’invito ad una persona estranea, che dopo il cerimoniale del benvenuto, si concretizzava nel farlo accomodare intorno al focolare, dove, mentre la caffettiera, sempre approntata emanava i suoi effluvi profumati ed i discorsi si dipanavano o si intrecciavano in un’aura di umana e profonda generosità di donarsi in spirito, il focolare ne era sempre il centro ed il punto più raccolto.

Inoltre, il focolare aveva quella funzione di fonte di calore, che consentiva a sollevare, dai rigori dell’inverno, il corpo fisico e creare una magica atmosfera di distensione e di comunione. Prive com’erano le case di impianto di riscaldamento, al focolare si surriscaldavano dei mattoni che, avvolti, poi, in panni di stoffa, per evitare il contatto diretto con l’estremità inferiore, si portavano nel proprio letto per lenire i rigori della stagione invernale.

 Antonio De Minco

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