Un mondo nuovo, oltre la crisi.

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united-colour-of-benettonLa crisi, il lavoro, le molteplici incertezze… la nostra vita quotidiana si dipana tra ansie e speranze, in un mondo attraversato da un cambiamento epocale. Ci chiediamo: e’ possibile costruire un mondo nuovo, più giusto e più libero, che crei opportunità per tutti, che premi chi merita senza lasciare indietro i più bisognosi, che riduca le disuguaglianze e gli squilibri sociali e territoriali, che tuteli la natura e garantisca i diritti inalienabili della persona? E’ possibile costruire un progetto, avere obiettivi personali e collettivi che vadano oltre la dimensione temporale e sociale della quotidianità, del “navigare a vista” della società contemporanea? Abbiamo un’idea della società che vogliamo, della Basilicata che desideriamo? In questo contesto, quale ruolo, responsabilità e capacità propositiva può avere la politica?

La crisi che dura ormai da otto anni continua a essere considerata un enigma per gli esperti in materia, e tutti i tentativi di darle una spiegazione annegano nell’incertezza. Tutti parlano di riforme in un’Italia che cerca i cambiamenti. Ma affermiamo: urge un rinnovamento che deve attuarsi prima nell’individuo, essendo l’individuo e lo Stato elementi indissociabili. Si parla oggi di cambiamento e di riforme strutturali a tutti i livelli con più frequenza.

Se vogliamo uscire dalla nostra crisi dobbiamo riscoprire le nostre radici profonde e domandarci se, negli ultimi anni, il nostro capitale spirituale non si sia deteriorato in maniera preoccupante. Molti indicatori sembrano segnalarlo, a partire dai bassissimi tassi di natalità e dalla scarsa propensione imprenditoriale di gran parte del nostro Paese. E’ vero che fronteggiamo ostacoli esterni di non poco conto, come la concorrenza dei lavoratori a basso costo che arrivano dai Paesi poveri ed emergenti (ancora 1,2 miliardi di persone vivono sotto la soglia di povertà di 1,25 dollari al giorno e 2,7 miliardi sotto quella dei 2 dollari al giorno), i limiti del nostro sistema-paese e vincoli di bilancio comunitari. È anche vero, però, che, dietro le migliori storie di successo dell’Italia, c’è quel qualcos’altro, quel di più di «capitale spirituale» (capacità di trovare senso, ispirazione e innovatività) che ha consentito a molti imprenditori e operatori sociali di andare oltre tali ostacoli. Proprio questi sono diventati quegli elementi di progresso e di trasformazione che ci aiutano a superare gli ostacoli che incontriamo sul nostro cammino.

moofushi_-maniPoi è necessario: — cambiare il comportamento nei confronti di noi stessi, riscoprendo il vero valore della vita e il senso del nostro essere qui ed ora; riscoprire quell’etica individuale che possa riportare coscienza e moralità anche nelle piccole scelte di ogni giorno; comprendere che non possiamo riempire il vuoto dello spirito perseguendo l’accumulo di beni esteriori e superflui; — cambiare il rapporto nei confronti degli altri comprendendo che ogni uomo, di qualsiasi livello, cultura, etnia, ha gli stessi diritti; — cambiare il rapporto con la natura, cercando di rimediare ai disastri ecologici del passato e di evitare nuove ingiurie all’attuale ecosistema; capire che le risorse del pianeta non sono illimitate e pertanto non devono essere sprecate; capire che la terra è un bene che dovrà servire anche alle generazioni future; — cambiare il modello di sviluppo, già così largamente fallimentare, comprendendo che per sopravvivere tutti è necessaria una scelta di austerità nei consumi; che sarà necessario ridurre il tenore di vita per poter garantire a tutti l’essenziale.

In definitiva: occorre rinnovare noi per primi per poter cambiare il mondo.

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