Dico la mia su Com’era bello… e com’è… il mio paese tra bianco e nero e colore.

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Scalinata esterna di abitazione "tratta dal libro -lo sguardo ritrovato - di F. Di Nubila-"

Scalinata esterna di abitazione “tratta dal libro -lo sguardo ritrovato – di F. Di Nubila-“

Complimenti ad Antonio Capuano per le sue molteplici espressioni artistico culturali che mette a disposizione della nostra comunità e non solo trattando argomenti inerenti Francavilla con l’obiettivo di far migliorare le condizioni socio-economico culturali dei cittadini.

Dopo la pubblicazione di tanti libri, il 13 dicembre scorso ha presentato una raccolta di fotografie che mette a confronto angoli del paese di una volta (mestieri, persone, manifestazioni varie, ect.) con quelli di oggi.

Capuano con il titolo dell’opera “Com’era bello… e com’è… il mio paese” mi pare che volesse chiedere all’osservatore la risposta. Nella poesia introduttiva “Com’… è…ra bello” l’autore timidamente tra i denti, esprime il suo pensiero affermando “che il paese ancora oggi… è bello come allora”.

Antonio, secondo me non ha manifestato apertamente eventuali giudizi negativi, anche se ne è consapevole (basta leggere i suoi libri in cui ha messo a nudo la realtà socio-amministrativa con una critica spetata e netta).

Se amiamo però il nostro paese dobbiamo essere precisi nel fare certe analisi e partire da qui per operare nel presente e nel futuro. Ebbene, sforzandomi di essere molto obiettivo, senza alzare polemiche e far riferimento a persone, da quello che ho visto nelle foto e da tutto ciò che ricordo, devo constatare con molta amarezza negli ultimi 50 anni il centro storico ha subito un lento e progressivo deturpamento.

selciato in via Roma "foto del libro - lo sguardo ritrovato di F. Di Nubila-"

selciato in via Roma “foto del libro – lo sguardo ritrovato di F. Di Nubila-“

Partiamo dalla Chiesa Madre. Quando furono eseguiti i lavori straordinari di ristrutturazione (1955/57, tutto l’arredo in legno lavorato a mano da maestri falegnami del paese fu venduto e sostituito da un altro moderno e di poco valore. Dopo quei lavori ne furono eseguiti altri, senza risolvere però il problema di una piazza davanti alla Chiesa Madre). Ricordo il corso, Via Roma, con le scalinate esterne delle abitazioni e il bel selciato che lo ricopriva.

Quando pioveva si poteva camminare agevolmente, perchè l’acqua si raccoglieva ai lati. Le scale in seguito furono fatte smantellare e la pavimentazione in pietra fu coperta da un manto di asfalto.

Molte case in muratura di pietre e mattoni furono intonacate e sopraelevate sostituendo i vecchi infissi, portoni e ringhiere con manufatti di alluminio, porte di ferro zincato per chiudere i locali adibiti a garage al posto delle vecchie attività commerciali ed artigianali.

Dove c’era il Parco delle Rimembranze, cioè lungo la Variante (attuale via E. Gianturco) che era un viale di maestosi platani a mò di galleria verde, oggi ci sono costruizioni da un lato e dall’altro senza marciapiedi. Abbiamo manomesso una decina di ponti nelle vicinanza del centro abitato per far largo al cemento selvaggio e speculativo.

Terzo Ponte 1965 - Foto di A. Fortunato -

Terzo Ponte 1965 – Foto di A. Fortunato –

Ponte di via Certosa, secondo ponte, terzo ponte, ponte di Piazza Amendola, ponte di Calluori e così via, questi ponti per noi avrebbero dovuto avere la stessa importanza dei ponti sul Tevere di Roma; Noi no.

Non voglio dilungarmi in un elenco noioso.Da questi errori non abbiamo tratto ahimè nessuno insegnamento perchè ancora oggi ne commettiamo. Non possiamo tacere, lo scempio ambientale che ha prodotto la costruzione di un baraccone nella villa comunale, il nostro fiore all’occhiello.

Come non può essere taciuta la confusione nell’edilizia scolastica. Infatti dove c’è il Bosco del Cantico si sta costruendo un altro edificio per la Scuola dell’Infanzia.

Per scongiurare il ripetersi di scelte errate, dobbiamo mettere in campo l’esercizio del controllo democratico e la partecipazione attiva alla vita della comunità.

E qui entra in gioco sempre l’indiffereza.

P.S. Vorrei redarguire qualche commentare del Capuano che su questo giornale, nell’articolo “una foto per ricordare momenti semplici di vita” ha scritto: “questa la sintesi di questo incontro che apparentemente ha visto tanti partecipanti, forse pochi uditori veri” sono parole molto offensive per una comunità che partecipa attivamente alla propria vita civile e culturale sforzando di crescere ulteriormente. Non si verifichi più che si abbia l’umiltà e il buon senso di chiedere pubbliche scuse.

Commenti

  1. Oreste roberto Lanza ha detto:

    Il prof Antonio Fortunato è degno di stima e di attenzione.lo ascolto volentieri quando il tempo e le circostanze lo permettono. Penso che i Francavillesi attendono da me sempre la verità sulle cose che scrivo come nel caso dell’articolo cui si fa riferimento.Penso, invece , che le scuse vere andrebbero fatte ad Antonio Capuano da chi oggi lo adora e ieri l’ho contestava e bistrattava per le verità che gli vengono riconosciute.Da tempo le mie orecchie non riescono ad ascoltare rumori stantii e anacronistici, ma solo suoni melodiosi di un nuovo modo di
    fare e agire utile, cone in questo caso, agli interessi di un paese come Francavilla che merita di volare alto .

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