Riscoprire i valori del bene comune: ripartire dagli ultimi

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382129_243428539047716_146269853_n                   Prendendo spunto dall’attenzione particolare alle “Periferie dell’esistenza” cui Papa Francesco ci richiama in continuazione, vogliamo riflettere proprio su coloro che vivono il luoghi e le esperienze di ultimi, che sono situati agli ultimi posti delle classifiche sociali.

Ultimi sono coloro che trovano difficoltà ad esistere, a crescere, ad esprimersi: i bambini “non nati”; fanciulli senza famiglia; handicappati; anziani; disoccupati; malati; emarginati di ogni tipo; inoltre le vittime dello sfruttamento fisico, economico, sessuale e psicologico di uomini e donne, bambini e bambine, l’uccisione di questi ultimi. La tratta di esseri umani, il lavoro forzato e la prostituzione, il traffico di organi e qualsiasi altra pratica contraria ai concetti fondamentali di uguaglianza, libertà e pari dignità della persona, devono essere considerati un crimine contro l’umanità; profughi e rifugiati dopo drammatici viaggi in mare. Molti poi sono i cristiani perseguitati e uccisi. All’uopo invochiamo la libertà religiosa, il rispetto di tutte le fedi religiose e l’inclusione sociale.

Quindi sono aumentate la violenza generalizzata, forme di tortura e di razzismo e intolleranza politica e religiosa. Cresce il pessimismo, la sfiducia, il disagio dei giovani in tutti i continenti con forme di grave depressione e ricorso alla droga. Molti i disoccupati, i cassintegrati, gli indebitati e, quindi, una enorme quantità di indigenti.

Afferma Papa Francesco: “non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo! Ognuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a tante ingiustizie sociali.

                   Non è la cultura dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che costruisce e porta ad un mondo più abitabile; non è questa, ma la cultura della solidarietà; la cultura della solidarietà è vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello“.

Se diventiamo capaci di “sentire con i palpiti del cuore” potremo mettere in pratica opere di misericordia economica (problemi di acqua e terra inquinate da petrolio, scorie radioattive, rifiuti tossici; di accoglienza di immigrati che cercano lavoro stagionale nelle campagne; di sostegno a chi ha perso o non trova lavoro…) o di misericordia culturale: restituire speranza a giovani, donne e anziani che rischiano di diventare “scarti”; dare voce a chi non ha voce; lottare contro le giustizie palesi, ma anche subdole e nascoste, verso il nostro popolo e la nostra cara Basilicata.

Noi lucani chiediamo” – come afferma Monsignor Agostino Superbo – “agli uomini responsabili con la forza di chi chiede una cosa buona e santa, il lavoro dignitoso. Chiediamo di riorganizzare l’economia e la politica a partire dai più poveri perché sia la persona umana al centro di ogni considerazione e decisione“.

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In conclusione, in un periodo di incertezza sociale ed economica, chi ha responsabilità pubbliche deve sentire, promuovere e testimoniare l’esigenza di diventare quasi un presidio per le categorie più deboli; soprattutto verso coloro che, senza loro colpa, mancano di stabilità e sicurezza nel lavoro, come è stato ribadito. E’ necessario, perciò, che essi uniscano onestà, autorevolezza e professionalità nello svolgimento dei compiti propri del loro ruolo per il bene delle nostre care popolazioni.

 

 

 

                   Ringrazio per l’accoglienza e la pubblicazione dell’accluso articolo, che reputo di grande attualità.

                   Fervidi auguri di Buon Anno a Tutti Voi.

 

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