Campagna ONU “Rendere le Città Resilienti”

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CertifIl Comune di San Costantino Albanese ha aderito alla campagna ONU “Rendere le Città Resilienti” che ha visto come Ente coordinatore della rete locale per la Resilienza la Provincia di Potenza. Rendere una città resiliente vuol dire renderla sicura e sostenibile con la prospettiva di creare le condizioni per diffondere la cultura della consapevolezza rispetto alla dimensione del “rischio” e aumentare, con azioni concrete e partecipate, il livello di sicurezza del territorio. Su questo importante tema, a conclusione di un percorso avviato dalla Provincia e condiviso dai Comuni, si è svolto a Potenza nei giorni 24, 25 e 26 gennaio il convegno “Verso una Resilienza Integrale delle Comunità ai Rischi di Disastri e ai Cambiamenti Climatici: Progressi e Prospettive Future dall’Esperienza nella Provincia di Potenza”, al quale hanno partecipato, fra gli altri, Margareta Wahlstrom, Speciale Rappresentante del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Strategia Internazionale di Riduzione del Rischio di Disastri (UN-ISDR),  Franco Gabrielli, Capo del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, il Presidente della Provincia di Potenza Nicola Valluzzi e il Presidente della Regione Marcello Pittella.

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Aderire al progetto e di conseguenza ai 10 punti per garantire la sicurezza di una città vuol dire impegnarsi ad attuare buone pratiche in tal senso.

In sintesi, per garantire la resilienza nelle città necessita attuare le seguenti azioni.  

  1. Organizzare e coordinare le attività per far comprendere e ridurre i rischi da disastri, basate sulla partecipazione di gruppi di cittadini e della società civile.
  2. Assegnare un budget per la riduzione del rischio di catastrofi.
  3. Mantenere attivo un data-base su rischi e vulnerabilità, rinforzare i sistemi di valutazione del rischio e utilizzarli come base per i piani di sviluppo urbano e per le decisioni.
  4. Investire nelle infrastrutture critiche per ridurre il rischio.
  5. Mettere in sicurezza tutte le scuole e le strutture sanitarie.
  6. Applicare e modificare i regolamenti edilizi per evitare costruzioni abusive o in aree a rischio.
  7. Realizzare programmi di istruzione e formazione in materia di riduzione del rischio da calamità ad ogni livello.
  8. Proteggere gli ecosistemi e le zone naturali per mitigare i rischi di inondazione.
  9. Installare sistemi di allarme rapido e di gestione delle emergenze.
  10. Garantire assistenza a chi subisce disastri naturali.

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerose tragedie causate da dissesti ed allagamenti, conseguenza diretta dei cambiamenti climatici, e ad ogni evento calamitoso si sono susseguiti proclami sulle azioni da intraprendere per ridurre i rischi. Evitare le tragedie a volte è difficile ma se si iniziano ad intraprendere buone pratiche per la corretta gestione del territorio certamente si avrà una riduzione dei danni. E’ importante, pertanto, che le istituzioni lavorino insieme cercando di mettere in pratica i dieci punti per garantire la resilienza e di guardare con più attenzione ai territori e alla sicurezza dei suoi abitanti.

Commenti

  1. graxiano ha detto:

    Io padovano doc imparo da un comune Arbresch, che amo e mi ha adottato 30anni fa, che la RESILIENZA, può essere l’ultima spiaggia per la sopravvivenza. Si San Costantino Albanese ha aderito a questa iniziativa. Un paesino di circa 800 abitanti da lezione di civiltà a tante boriose città. Bravi e Congratulazioni.

  2. Antonio Fortunato ha detto:

    Sta piovendo insistentemente su tutta la Basilicata e, come al solito, le frane dei nostri territori
    si rimettono in movimento con le ben note conseguenze.Si fa bene ad aderire alla campagna
    ONU”Rendere le città resilienti, accettando I 10 punti per garantire la sicurezza; ma bisogna fare I fatti quando si presentano le occasioni. Vorrei ricordare solamente che I 35 milioni di euro provenienti dalla Regione Puglia per l’acqua della Diga di Montecotugno (Senise) dal lontano 2005 non sono stati ancora spesi e quando verranno spesi certamente i Comuni non saranno resi più sicuri. Dobbiamo saper scegliere, anzi dobbiamo dare ai soldi la giusta destinazione, quella per cui sono stati assegnati.Per non parlare poi dei finanziamenti destinati alla forestazione. In ogni paese i cantieri forestali provvedono solamente alla nettezza urbana e al verde pubblico attrezzato. Ecco perchè il nostro territorio e’ uno sfasciume.

    • anna maria festa ha detto:

      Purtroppo quello che doveva essere una priorità assoluta,.la difesa geologica e artistica del territorio è diventata invece un “mettiamoci una pezza” dimenticando che il territorio italiano è ricco sia per il suo aspetto, morfologico,panoramico ,idrico e non certo per ultimo artistico! non investire su questo patrimonio è solo scelleratezza .i

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