“Fare memoria è considerare che questo è stato”

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 Giornata-della-memoria-2012Tante le iniziative, gli incontri, momenti comuni di narrazione di fatti e di riflessioni stanno caratterizzando il “Giorno della Memoria”, istituito formalmente con la L. 211 del 20 luglio 2000. I resoconti giornalistici e le osservazioni dirette attraverso i mezzi di informazione ci hanno dato il segno di intensa partecipazione, che fanno sperare che non rappresentino aspetti di ritualità formale, ma presa di coscienza di una tragedia, che l’Europa, in particolare, ha vissuto.

La grande partecipazione di giovani, registrata, è segno caratterizzante.

Fare memoria – è stato lo slogan ampiamente ripetuto – significa oggi “considerare che questo è stato”, secondo le parole di Primo Levi. Significa interrogarsi sulle ragioni storiche, politiche e culturali, che permisero, dopo la penetrazione nell’ideologia nazista del sentimento antisemita, gli orrori di un disegno folle di persecuzioni e di sterminio.

il-giorno-della-memoria“Il razzismo –scriveva Giovanni Spadolini –è in radice incompatibile con qualunque Stato di diritto, al quale il nostro ordinamento giuridico fascista abdicò con le leggi razziali del 1938, che emarginarono gli ebrei dalla vita civile italiana, mentre Mussolini si avviava ad unirsi ad Hitler nell’aggressione alle democrazie europee. Una sorta di emulazione di Mussolini verso la Germania nazista, che –assicurano gli storici – non aveva mai chiesto all’Italia, almeno fino al 1938, adeguamento alla legislazione antiebraica. E quell’infamia, che dal 1933 in Germania e dal ’38 in Italia ha prodotto orrori inenarrabili, la storia non può e non deve cercare mai di rimuovere.

Fra il ’44 ed il ’47 ben 22 leggi furono approvate dal “Nuovo” legislatore italiano per cancellare le nefaste leggi razziali del ’38 e recuperare lo Stato ai valori del Risorgimento. Leggi di infamia, che Calamandrei considerava con senso di ribellione, perché “il giurista sente a maneggiare quelle leggi oppressive lo schifo del contatto immondo e prende in odio per colpa di esse la stessa scienza giuridica”. E certamente effetti devastanti, senza alcun appello giustificativo, sul piano umano, sociale, politico, culturale furono quelli causati dalle oppressioni, le deportazioni, i crimini più orrendi consumati nei campi di concentramento e di annientamento ideati dalla follia nazista. Auschwitz-Birkenau; Dachau; Treblinka; Buchenwald; Bergen-Belsen; Mauthausen; Ravens-Bruck solo per citare alcuni delle decine di centri e succursali di abbrutimento! I quali centri ricevevano con cinica ironia gli sventurati ospiti con “Arbeit Macht Frei” (Il Lavoro rende liberi!).

Una visita in uno di quei campi della morte può significare momenti di profonda, seppur angosciante, meditazione ed un pellegrinaggio, al quale inviterei senza esitazione soprattutto i giovani, per poter alimentare e maturare: “Mai Più”!! Il mio sostare a Dachau, in un ambiente surreale, ma idoneo a dare segni dell’orrore e dell’infamia, ha offerto alla mia coscienza tracce visibili   di una memoria indelebili e di spoliazione violenta di dignità umana e civile. Questo campo progettato dalle SS quale campo modello per 5000 prigionieri politici, accolse più tardi quali internati oltre che ebrei, zingari, preti e pastori ostili al regime, criminali comuni, omosessuali, zingari e cosiddetti “asociali” e “disfattisti”.

Rosa-Pasculli__IL-GIORNO-DELLA-MEMORIA_gIl campo ben presto fu ampliato a dismisura, e già nel 1937 i prigionieri vennero costretti a costruire un campo più grande e, quindi, a creare delle succursali, che divennero oltre 30. Nei dodici anni della sua esistenza vennero registrati al campo di Dachau 206.000 prigionieri e dai documenti ufficiali – molti furono distrutti poco prima dell’arrivo degli americani – il numero dei detenuti arrivati a Dachau passarono da 4821 del 1933 a 30958 nel 1945. Luogo di barbarie disumane, di sterminio, dove forni crematori accoglievano con l’avvertimento sadicamente cinico “Tu passerai per il camino”!, dopo la doccia mortale con lo Zyklon B (acido cianidrico), i paralumi fatti di pelle umana, quintali di capelli e protesi dentarie d’oro stivati in montagne di sacchi, prigionieri costretti a suonare mentre accompagnano condannati a morte sul luogo dell’esecuzione, internati sottoposti ad esperimenti medici a rischio grave di morte, spesso di sicuro effetto micidiale, che nel genocidio, quale scopo criminale di sterminare un gruppo etnico, ha avuto parte determinante. Noi vorremmo sperare ed auspicare che nelle vicende della umanità, nel tempo, che sta avanti a noi, non si debba mai verificare quello che scriveva il saggista filosofo spagnolo Santayana : ”Coloro che non si ricordano del passato sono condannati a riviverlo”.

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