Dai racconti di Antonio De Minco, “il gioco della mazza e del pizzico”

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GIOCHI+++ detto A UNUL’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’obesità “epidemia del XXl° secolo”. In Italia affligge ormai 3 adulti su 3 (32%) che risultano in sovrappeso, mentre  1 su 10 è obeso (11%): complessivamente, quindi, circa 4 su 10 (42%) sono in  eccesso  ponderale.

Nella nostra Basilicata I dati sono ancora più allarmanti: l’obesità infantile in percentuale è la più elevata d’ Italia. Per ovviare a questa “epidemia dell’infanzia”, secondo me, bisognerebbe riscoprire i giochi di una volta.

Pertanto, pubblichiamo il ricordo di Antonio De Minco “il gioco della mazza e del pizzico”.

I bambini della scuola primaria e i ragazzi della scuola secondaria di primo grado hanno bisogno di scoprire la natura e di giocare liberamente. Queste attività li aiutano a imparare a prendere decisioni, a risolvere problemi, diventare sicuri di se’, socializzare, regolare le emozioni, controllare la paura e fronteggiare l’imprevisto.

Il gioco è anche terapia.

cerchioGli adolescenti che non hanno mai giocato all’aperto da adulti diventano depressi, ansiosi o narcisisti. I bambini e i ragazzi hanno diritto al gioco, allo sport e al movimento. Con le ginocchia sbucciate. E noi adulti abbiamo il dovere di 

assicurare loro  tutto  questo con lo scopo di allontanarli da  TV, PC, playstation e di conseguenza dall’obesità.

Riscopriamo dunque I giochi di una volta per far tornare loro  il sorriso e la gioia  di correre nelle piazze e nei cortili. I nonni, e non solo, si diano da fare  per mettere in campo le loro conoscenze per salvaguardare la salute psico-fisica dei loro nipoti.

Ricordiamo altri giochi: il cerchio (‘u circhje); monopattino; battimuro (‘a truzze); la razzola (‘u ruolle); zi monaco; sette canzippe ( cavallina); une se monte (un’altra forma di cavallina). Per questi giochi non vale il ben noto avviso “Il gioco può creare dipendenza”.

 

Antonio Fortunato

Dal libro “Francavilla sul Sinni” di Antonio De Minco

Pubblichiamo il capitolo

“il gioco della mazza e del pizzico”

97q/27/huty/7463/17Il gioco, esercizio di forza e di intelligenza, è alla base delle attività dell’uomo. Il bambino ha come trampolino di lancio per il suo sviluppo, la pratica del gioco.

Il gioco altrimenti detto anche “diversivo”, che significa allontanare, distrarre evidentemente da quelle altre attività che sottopongono l’uomo a sforzo fisico ed intellettivo, tese ad ottenere un risultato economico.

Per il giovane indubbiamente, il gioco costituisce una parte fondamentale ed iniziativa di tutte le attività, che lo contraddistingueranno nel futuro, quando anch’egli, come parte integrante ed essenziale dell’intera umanità, dovrà dare il suo contributo cooperativo o di iniziative.

2012-03-08-24Senza addentrarmi ulteriormente nell’analisi della funzione del gioco, che chiaramente è compito di esperti in materia, parlo qui, di quei giochi che, nella gioventù, venivano praticati nel paese di cui tratto. Tra i diversi tipi di giochi, è da ricordare quello della “mazza e del pizzico”. Strumenti necessari e sufficienti per tale gioco erano: un segmento dell’asta della scopa, di centimetri 50-60 di lunghezza; un altro piccolo segmento della stessa asta di centimetri 15-20 con le parti estreme appuntite, a forma di matita. Due ragazzi che, dopo la scelta, tramite il pari e dispari delle dita, davano inizio al gioco. Posto su di un piccolo promontorio il pizzico (piccolo segmento) con la mazza si picchiava la parte estrema che, essendo appuntita, subiva un’accelerazione in alto. Il ragazzo che batteva, faceva scoccare la mazza che MAZZI xcolpendo il pizzico, questo veniva proiettato ad una certa distanza. L’altro ragazzo, racconto lo procedeva con tre passi avanti, verso la direzione della mazza. Egli doveva puntare, mirare e se colpiva la mazza, in posizione verticale, la mano del gioco passava a lui. Diversamente, non comprendo la mazza, dalla posizione di fermata del pizzico, il ragazzo che deteneva il gioco in mano, battendo per tre volte, allontanandosi il più possibile, dal centro del lancio. Si contavano i passi per raggiungere il centro di battitura.

Raggiunto il numero di passi, precedentemente stabiliti, si vinceva.

mazz-e-pizzott-1Ottenuta la vittoria, il ragazzo vincitore, sempre con le modalità di battitura per tre volte e sospingendo il pizzico il più lontano possibile, otteneva dall’altro ragazzo il premio di essere trasportato sulle spalle fino al centro di inizio di battitura.

Questo era il meccanismo ed ognuno metteva in pratica la sua tecnica.

Proviamo ad analizzare le altre componenti, oltre quelle ludiche.

L’aspetto e la componente più sottile era indubbiamente costituita dall’approccio con un altro simile (socializzare). Poi si metteva alla prova le proprie capacità di destrezza ed intelligenza.

Compararsi, impegnarsi, lottare e vincere, erano le spinte interiori, che nella competizione eccitavano i meccanismi psichici.

IMG_0234-viFarsi trasportare sulle spalle, certamente significava che l’altro era al di sotto non solo materialmente, ma anche da tutti gli altri punti di vista. Qualora poi, il gioco comportava come base un gruppo di ragazzi ed uno di quelli era ritenuto il più bravo, questi era ricercato nella composizione della squadra o coppia, evidenziando palesemente quella immaginabile gerarchia, che nella esistenza si crea tra gli uomini.

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