La burocrazia imperversa nella giungla

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                  burocrazia Verrebbe da dire “sozzo bubbone”, ovvero un germe velenoso da abbattere. Nessun governo, nessun ministro, nessun super esperto è riuscito ad estirpare questa mala pianta.

                   La burocrazia ha resistito come un virus invincibile. E resiste a qualunque vaccino. Eppure semplificare il funzionamento dello Stato non solo svilupperebbe l’Italia, ma l’arricchirebbe socialmente. La macchina burocratica, infatti, è oltremodo faticosa per i cittadini. Che per tanti giorni l’anno soffrono per troppi, e spesso assurdi, adempimenti burocratici. Ma l’arricchirebbe soprattutto economicamente. Perché il costo della burocrazia è alto, altissimo. Stando alle stime, peserebbe sull’economia nazionale nella misura di due punti di Prodotto Interno Lordo.

                   Urge un colpo d’ala ai tanti nostri problemi di occupazione, di ricostruzione, di opere e sviluppo, che patiscono inceppamenti e ritardi. Non possiamo tacere la stagnante situazione dei senzatetto ancora diffusa e arrangiata nei prefabbricati, di strutture ed infrastrutture che da anni attendono interventi, di dissesti idrogeologici ed ambientali, che subiscono rinvii per pastoie burocratiche. In un Paese piagato dai disservizi e da una politica spesso miope, la burocrazia può rendere molto difficile tutto. Centinaia di inutili parole nel testo di leggi assurde, leggi inutili che indboliscono leggi utili. Per una causa giudiziaria bisogna attendere un migliaio di giorni, per una licenza edilizia ancora di più. Per non parlare dei costi della burocrazia statale, esorbitanti anche rispetto a quelli della politica.

                   Macchina infernale che complica la vita dei cittadini e paralizza le imprese è quella della burocrazia dei cavilli e dei rimandi, che non si prende cura del bene delle persone. E’ quella di una classe politica forse assente, che talvolta fa il gioco dello scaricabarile.

                   La burocrazia è tra i principali responsabili della decrescita economica degli ultimi sette anni. mentre morde ancora, di fronte ad ogni progetto innovativo, si erge una diga di pareri negativi, cavilli insidiosi, pratiche insormontabili. Con la conseguenza, denunciata da oltre il 75% delle imprese, che la burocrazia è diventata il principale freno allo sviluppo dell’attività e del fatturato.

                   burocrazia-italianaA proposito Papa Francesco, mentre stigmatizza i mali presenti, le storture, ci invita a liberarci dalle pastoie dei formalismi e delle burocrazie, a conoscere la libertà nella verità, a tornare ad essere noi più fratelli e sacerdoti meno funzionari e più pastori.

                   Ci invita ad una fede libera dai mimetismi convenzionali, sganciata dalle secche dell’esteriorismo. Lo stesso Papa ci invita a fare della solidarietà la traduzione permanente della cultura cristiana, come coniugazione del Vangelo con la storia degli ultimi e rapportare la fede ai comportamenti personali ed alle strutture sociali, ordinandoli ad essa.

                   Tornando al discorso di prima, diciamo che molti analisti individuano nel mostro della burocrazia la principale causa del declino italiano, con potenti burocrati che impantanano per anni la realizzazione di nuove leggi, e dal momento che nel nostro Paese vige ovunque una tenace resistenza al cambiamento, non sarà semplice trovare una via d’uscita da questo labirinto infinito che “scippa” alle imprese fino a 24-40 ore lavorative al mese. Burocrazia significa doversi recare presso gli uffici pubblici per assolvere gli adempimenti fino a 20 volte l’anno. Questo male – come si vede – penalizza non poco la gente. Trentuno miliardi è il volume annuo dei costi per le imprese di quella macchina infinita che è la burocrazia.

                   Senza fare del moralismo vuoto o dei piagnistei sterili, invitiamo tutti gli amministratori ad essere solleciti nel facilitare le politiche familiari e giovanili per superare le devianze, per assicurare l’assistenza, perché la comunità si sviluppi in tutte le direzioni ed in modo integrale facilitando il diritto di ognuno sia esso economico e sociale, educativo e sanitario, morale, religioso, a sostegno di quella libertà fondamentale che rende gli uomini artefici veri del loro destino senza compromessi e senza condizionamenti.

                   In conclusione, semplificare – in un’ottica solidaristica – le varie procedure, snellire le stesse. Non procrastinare troppo le pratiche da sbrigare. Tutto ciò può costituire il miglior antidoto ad un andazzo deprecabile ed opprimente.

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