Dai racconti di Antonio De Minco: “L’aria della fontana (il fontanile)”

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Luigi Console Consigliere Comunale "inaugurazione fontana dietro la Chiesa" Foto Buccino dr. Vincenzo

Luigi Console Consigliere Comunale “inaugurazione fontana dietro la Chiesa” Foto Buccino dr. Vincenzo

 Il progresso tecnologico e le migliorate condizioni economiche hanno messo l’uomo nelle condizioni di beneficiare di beni e servizi di primissima necessità (acqua, riscaldamento, cottura alimenti, energia elettrica e mezzi di comunicazione) senza compiere un minimo di sacrificio. Questo però comporta altre implicazioni di ordine ambientale e di risorse impiegate.

Nei ricordi di A. De Minco delle fontanine pubbliche del paese, Francavilla sul Sinni, negli anni ’30-’40 a cui  molte famiglie attingevano l’acqua da bere e per gli usi domestici,

perché non avevano l’impianto idrico in casa, notiamo la fatica delle donne per tale operazione e nello stesso tempo l’aspetto sociale in quanto “l’aria della fontana” costituiva un “centro di riunione”. Oggi in tutte le abitazioni troviamo l’acqua potabile grazie ai vari acquedotti che sono stati costruiti nel corso degli anni. Ricordiamo l’acquedotto 

del Caramola le cui acque furono espropriate e con delibera consiliare n.52 del 30.12.1913 l’Amministrazione Comunale manifestò il suo dissenso. In località Farneta, nelle prossimità dell’ ex Segheria Palombaro, ci sono ancora i resti del vecchio serbatoio. L’ attuale serbatoio è stato costruito intorno al 1935 ad opera dell’ Acquedotto Pugliese.

"Fontana Grande" Foto Buccino dr. Vincenzo

“Fontana Grande” Foto Buccino dr. Vincenzo

Molte abitazioni del centro abitato ancora erano senza acqua. Le abitazioni delle contrade rurali ne erano completamente sprovviste e perciò gli abitanti per poter rifornirsi di acqua dovevano fare tanta strada con gli asini e affrontare  enormi  sacrifici.

Alla fine degli anni ’50 fu costruita la rete idrica e fognante in tutto il centro abitato e pertanto le famiglie potevano allacciarsi per avere l’ acqua corrente in casa: incomincia  un’ era nuova, il diffondersi del benessere economico e sociale. Nelle frazioni invece l’acqua potabile è stata portata man mano a partire dalla metà degli anni ’60.

 Un po’ prima fu costruito L’Acquedotto del Frida che, attraversando la montagna del Caramola con la ben nota galleria  della Sogene, raggiunge molti comuni lucani e pugliesi. Le sorgenti del Caramola sono state immesse nello stesso Acquedotto del Frida che ultimamente è stato potenziato con le sorgenti di San Giovanni di Castelluccio.

 Nel corso degli anni, oltre alle fontane che ricorda De Minco, ne sono state costruite altre che non hanno più la funzione di prima,  perché tutti abbiamo l’acqua in casa.

A questo punto sorge una domanda: perché compriamo ai supermercati  cassette e cassette di acqua minerale? La  nostra acqua è ottima, anche dal rubinetto. Pertanto, se vogliamo avere un comportamento virtuoso per l’ambiente, dobbiamo consumare l’acqua di casa  per non buttare migliaia e migliaia di bottiglie di plastica nei rifiuti

urbani. E poi ci risparmiamo la fatica di portare l’ acqua a domicilio e….tanti soldini.

 Antonio Fortunato

Dal libro “francavilla sul sinni” di Antonio De Minco

l’aria della fontana (il fontanile)

 

 

"Fontana S. Giuseppe" Foto Buccino dr. Vincenzo

“Fontana S. Giuseppe” Foto Buccino dr. Vincenzo

C’era una volta… .

Tutto quanto riguarda il passato, incomincia sempre così!

Correvano gli anni di cui ne interpretò il passaggio alla memoria e nel piccolo centro comunale denominato Francavilla sul Sinni, esistevano, perché costruite dalla mano dell’uomo, nelle piazze, nelle strade principale delle pubbliche fontane, che servivano a rifornire di acqua un gran numero di famiglie, sprovviste di impianti personali.

E, si… non tutte le famiglie stanziali disponevano dell’impianto idrico nelle proprie abitazioni. La maggior parte di esse si recava alla pubblica fontana per attingere dell’acqua, elemento base della sopravvivenza. I recipienti con cui si attingeva l’acqua e di agevoli per il suo trasporto, erano di vario tipo: anfore di rame rossa, “gumuli” (recipiente di terracotta), barili di legno… che le donne trasportavano sulla testa, dopo che sulla stessa era stato posto una “spasa” (panno attorcigliato in grado di formare un utile spessore ed attutire il peso diretto del barile).

La spola tra le abitazioni e le fontane pubbliche erano logicamente proporzionale al consumo di acqua, scaturente dal numero dei membri della famiglia e da motivazioni di natura flirtuale.

L’aria della fontana e il titolo di questo capitolo.

Aspetto non meno importante e di un certo rilievo sociale, per la ritualità con cui la donna è solo la donna, compiva quella manifestazione e quell’operazione, che rappresentavano bisogno ed esternazione di comportamento, che scaturivano da una cultura prettamente meridionale, prevalentemente: agricoltori, contadini, artigiani, le cui condizioni economiche fondate su precarie basi, inerivano sulle dirette risorse umane, che consentivano la realizzazione di quel ponte necessario tra l’istinto del bisogno e la sua concretizzazione.

La fontana pubblica costituiva pertanto, un centro di riunione, un momento evasivo, una possibilità di scambio di idee, di comunicazione, nel senso più ampio della parola. Spesso da quel luogo nasceva un rapporto che si tramutava in matrimonio.

Le ragazze che allora, non godevano di alcuno spazio di libertà, profittavano per flirtare con i giovani coetanei e bighelloni, che ronzavano intorno a quell’alveare.

Nei casi in cui il numero di quelle donne riempiva lo spazio antistante la fontana, allora si creava un’atmosfera di sacra paesana. Non di rado al vocio assordante, faceva seguito qualche litigio per infrapposizione di un’ultima arrivata, che tentava la rottura dell’ordine di arrivo.

Alla manutenzione di quei “Fontanili” provvedeva un uomo “il fontaniere” che dipendeva direttamente dal Comune. La rete idrica certamente, aveva qualche anno di troppo e, spesso, le rotture costringevano a temporanee interruzioni. In quel di casi tutte quelle famiglie erano costrette a rivolgersi alle altre che disponevano dell’impianto nella propria abitazione.

Il che avveniva con armonia e perfetta generosità.

"Fontana Sant'Antonio" Foto Buccino dr. Vincenzo

“Fontana Sant’Antonio” Foto Buccino dr. Vincenzo

Quella realtà sociale era intrisa di attività e possibilità di contatti umani. Lo scambio di favori, la permuta era una consuetudine che costituivano il complesso codice di norme, che regolavano la vita interna dei compaesani. Ancora un altro aspetto molto rilevante dell’uso della fontana pubblica, era rappresentata dal costume di effettuare la pulizia delle batterie di cucina: pentole, padelle, teglie. Quegli arnesi erano di rame rossa, metallo prevalente con cui venivano costruiti. Perciò, ogni tanto, a causa dell’ossidazione, le donne sottoponevano quelle batterie ad un lavorio enorme, usando del panno e sabbia, per rendere quegli oggetti lucidi e puliti. L’olio di gomito metteva in risalto la valentia e la bravura.

Tra le fontane pubbliche in uso allora, ricordo: la fontana dietro la Chiesa Madre, di San Giuseppe, della piazzetta dei “senisari”, del municipio, di Sant’Antonio, la fontana Rossi (del corso). In virtù dell’abbondanza di sorgenti nel comune di Francavilla, l’acqua defluiva ininterrottamente dai rubinetti, notte giorno, mentre rilevanti quantità venivano erogate ai paesi viciniori.

Antonio De Minco

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