Aspettando il sole: una notturna, un’alba e un’eclissi – Diario del 20 marzo 2015

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DSC_0012“Io penso a un universo infinito. Stimo infatti cosa indegna della infinita potenza divina che, potendo creare oltre a questo mondo un altro e altri ancora, infiniti, ne avesse prodotto uno solo, finito. Così io ho parlato di infiniti mondi particolari simili alla Terra.”

(Giordano Bruno)

 

 “…allora il contadino, appena sorge il sole, si pone davanti all’astro nascente, allarga le braccia e mormora:
Buongiorno santi sole
a li piedi del Signore
da lu petto ne leva l’affanno
da la testa lu gran dolore:
Buongiorno, santi sole!“

(da: Sud e magia, E. De Martino)

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L’escursione notturna di cui riporto il resoconto mi era stata proposta dall’amico Maurizio. Pur non avendo tanta voglia giovedi, per una sopravvenuta pigrizia sedentaria,  la prospettiva di assistere all’alba tra i loricati in alta quota e l’evento dell’eclissi mi hanno alla fine convinto. Partiamo circa all’una. Secondo i nostri calcoli ci troveremo in cima per il momento in cui il sole comincerà a spuntare. La neve è ghiacciata, le ciaspole fanno molto rumore, la foresta è buia e silenziosa. Seguiamo la pista già percorsa da noi e da altri giorni fa. Una marcia notturna nella neve è un po’ una marcia d’attesa: si va incontro al miracolo quotidiano dello spuntare del sole, che torna a portare luce e calore in un mondo buio e ghiacciato.

 

Prima sosta a Piano Iannace. Questo pianoro è considerato uno dei posti migliori per osservare le stelle, la vista spazia a 360 gradi sulla volta stellata e la Via Lattea si staglia sopra Serra di Crispo. La sosta è durata abbastanza per farci raffreddare un po’. Noto una luce che si muove e penso ad un satellite, ma poi capiamo che è un aereo lontano, visto che lampeggia. Una stella cadente scompare come una rondine che si abbassa per riprendere il volo velocissima, è come una scintilla che si sia persa non molto distante… Durante la sosta ne vedo circa tre. Quando si osservano migliaia di stelle, come in questo caso, il pensiero non può che perdersi sulle vastità dell’Universo, agli innumerevoli pianeti possibili e forme di vita che lo popolano; alle civiltà che non conosceremo mai, a specie “evolute” come la nostra che ignorano la nostra esistenza come noi la loro. Un universo lontano e solo teorico, ma allo stesso tempo “tangibile”, quando anche il nostro occhio può osservare quei puntini luminosi che appaiono dall’ignoto spazio profondo.
Bisogna rimettersi in cammino: è il migliore modo per difendersi dal freddo con temperature così rigide! Si marcia in silenzio, anche perché col rumore delle ciaspole è difficile capire ciò che diciamo. Arrivati sotto la Serra, decidiamo di andare “dritto per dritto” in direzione della sommità. Con metri di neve e buio non è così semplice orientarsi nella vegetazione lungo i sentieri sepolti. Sbuchiamo su un pendio ripido e ghiacciato e Maurizio ha un po’ di difficoltà ad arrancare con le ciaspole che ha ai piedi, perché prive di ramponi laterali e quindi adatte a pendii più moderati. Vado giù e gli porgo la piccozza di sicurezza agganciata allo zaino, così può procedere meglio.

DSC_0210_stitchMentre la notte è finalmente rischiarata dalla fredda luce che anticipa l’alba, tutti e due usciamo dai faggi e sbuchiamo sopra, tra i pini “addormentati”, portandoci poi sulla linea di cresta. Lo spettacolo è iniziato, l’orizzonte è una linea rossa di luce che attende lo sbucare del sole. I pini si stagliano come silhouette sullo sfondo del cielo rosseggiante. Fa molto freddo e sulla cresta soffia un vento gelido, tagliente.

Ho le mani che si intorpidiscono subito, e ogni volta bisogna muovere velocemente gli arti per riattivare la circolazione del sangue nelle dita. Metodo che funziona. A volte si ha difficoltà anche a premere il bottone di scatto della reflex: i guanti imbottiti e impermeabili che ho nello zaino sarebbero però di impaccio all’attività fotografica. Maurizio mi chiama dicendomi di sbrigarmi: il sole è spuntato. La luce rossa dell’alba comincia a tingere di rosa la neve e crea sugli alberi una linea orizzontale di luce, via via che il sole continua ad alzarsi. Verso ovest il cielo appare in una gamma di colori con tonalità prima azzurre, poi arancio e rosa. Una gamma sfumata da cui le cime imbiancate del Monte Alpi e del Monte Sirino spuntano come apparizioni fantastiche.

Non possiamo però stare sulla cresta troppo tempo, il vento penetra nelle ossa. Dopo una breve sosta nei pressi della cima indossiamo la giacca a vento e ci teniamo sotto la cresta,  proseguendo in direzione della sommità nord. Qui il sole illumina i pendii iinevati e i pini, e comincia a scaldare. Facciamo un’altra breve sosta al riparo di una roccia e ce ne stiamo al sole.

Ho soprattutto le mani, ma in parte anche  i piedi, intorpiditi dall’aria gelida e i raggi del sole che si alzano sono di conforto. Ho la tentazione quasi di alzare le mani, come quando ci si scalda davanti al focolare, ma il gesto potrebbe anche rimandare ad una sorta di inconscio saluto pagano all’astro supremo che dà la vita a tutte le cose. In passato era diffusa anche tra i nostri contadini una preghiera mattutina al sole, per alleviare il  mal di testa dovuto alla dura fatica nei campi (anche De Martino la riportava nel suo “Sud e Magia”, dedicato alla magia e alle tradizioni lucane). E poi mentre il sole si alza, ancora si cammina, in direzione di Serra delle Ciavole, ammirando i bei paesaggi tinti di una luce ancora tersa e limpida…

Il pendio che imbocchiamo è abbastanza ripido, ma ha come dei gradoni e Maurizio riesce a procedere senza che gli lasci la piccozza. Dopo le nove e mezza il sole sarà ancora al centro della nostra attenzione: oggi infatti ci sarà un’ eclissi e  la luna coprirà il sole per circa il 40 per cento.

DSC_0007Maurizio ha portato l’apposito vetro da saldatore per poterlo osservare ed ha anche la buona idea di usarlo come filtro per poter fotografare il sole con la macchina fotografica. Purtroppo non sarà possibile fotografare i pini loricati e l’eclissi insieme…

Nei pressi della sommità della Serra i cornicioni di neve sono enormi e ghiacciati… oggi sarebbe l’ideale per fare una scalata con ramponi e piccozza. Incontriamo un giovane escursionista solitario, forse un nordeuropeo da come parla, anche se dice di provenire dalla Puglia. Ci facciamo fare una foto e poi proseguiamo.

Fotografiamo le ultime fasi dell’eclissi e ci riportiamo sulla pista per scendere dalla montagna. Maurizio preferisce togliersi le ciaspole e scivolare frenando con la piccozza. Il sole ormai inonda i piani di luce calda e non ci resta che tornare sulla pista per la discesa fino a valle, ripercorrendo le tracce dell’andata…

Fonte: http://www.sanseverinolucano.com/?p=1934

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