Non cediamo alla sterilità della violenza

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163744_147587195298518_675009_n Grande clamore e giusta indignazione per l’esecrabile attentato di Parigi. Ma troppi altri orrori rischiano di restare senza voce. La strage perpetrata recentemente in Kenya di studenti cristiani, la strage di bambini in Pakistan, gli eccidi di cristiani in Nigeria e Niger con i rapimenti di minori, il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Iraq e Siria, ISIS, TTP, Boko Haram: nomi diversi, che si richiamano a quel fondamentalismo religioso che – come Papa Francesco ha detto nel suo discorso al Corpo Diplomatico – “prima ancora di scartare gli essere umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico“. E’ da sottolineare il così detto “silenzio complice” espresso da Papa Bergoglio.

Di fronte a tanto orrore, la fantomatica comunità internazionale ed i governi restano in silenzio, lasciando spazio a falsi profeti che parlano alla pancia della gente, fomentando ulteriore odio e violenze. Per questi agghiaccianti fatti di morte, che puntano a distruggere l’idea stessa di società, servirebbe invece una reazione forte e comune a livello politico, ma anche religioso e culturale.

Diciamo poi che il mondo sta attraversando un periodo estremamente difficile, caratterizzato da imagesenormi tensioni internazionali, difficoltà economiche senza precedenti, attriti violentissimi tra culti e culture distanti tra loro, che si preoccupano di distruggere l’avversario, l’antagonista, il diverso, piuttosto che compiere lo sforzo necessario a costruire ciò che è condizione indispensabile ad una crescita armonica e sicura dell’umanità, presa nel suo insieme: il dialogo. Senza dialogo non c’è crescita, quindi, non c’è speranza. Nel più che auspicabile dialogo interreligioso, è necessario che gli uomini trovino la forza e l’umiltà di porre finalmente Dio al posto dell’Io, poiché la causa di tutte le tragedie umane (nessuna esclusa) va ricercata proprio lì, in quella piccola, insignificante parola.

Allora, un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore deve caratterizzare il dialogo con i credenti delle religioni non cristiane, nonostante i vari ostacoli e le difficoltà, particolarmente i fondamentalismi da ambo le parti. Questo dialogo interreligioso è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani come per le altre comunità religiose.

Circa il rapporto con i seguaci dell’Islam (si pensi agli immigrati che sbarcano nei nostri porti) 1545209_10201385850711327_1256756753_ndiciamo che la strada che la politica deve praticare è lunga e difficile. La paura non si trasforma in panico, se si fanno e si mantengono ferme alcune distinzioni. Se si differenzia tra chi, in nome della religione e dell’Islam, semina il terrore e chi pratica la stessa fede pacificamente. Se si percorre, quindi, la strada opposta a quella proposta da alcune forze politiche italiane ed europee che incitano all’odio ed alla paura irrazionale per tutto l’Islam. La politica respinge il terrore se mantiene la fiducia nella forza dei valori su cui i popoli europei hanno fondato la loro convivenza. L’Europa ha costruito un presente (anche se non perfetto) improntato alla libertà ed alla tolleranza dopo secoli di guerre di religione e dopo la devastazione delle più terribili e sanguinose intolleranze ideologiche del Novecento.

I valori del cristianesimo hanno dato un contributo decisivo a questa costruzione attraverso l’affermazione della solidarietà e della fratellanza. Oggi questo presente di libertà, tolleranza e democrazia va preservato con coerenza anche contro chi tenta di rovesciarlo con ignobili atti di terrore. La paura non ci paralizza, infine, se la politica non accetta che il degrado, l’emarginazione sociale e culturale, la solitudine in cui vivono milioni di migranti diventi brodo di coltura della propagazione dell”odio. Motivo in più per affrontare tutti i grandi problemi che l’immigrazione e lo scontro con i fondamentalisti sanguinari pone ai Paesi Europei.

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