Assassini senza crudeltà

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Beatrice Ciminelli

Beatrice Ciminelli

In diritto, la «crudeltà» – intesa come possibile aggravante della pena – ha una connotazione ben definita, che la giurisprudenza della Cassazione spiega bene: «L’aggravante dell’aver agito con crudeltà verso la persona richiede che la condotta dell’agente sia connotata da modalità tali da rendere evidente la volontà di infliggere alla vittima sofferenze aggiuntive che esulano dal normale processo di causazione dell’evento»; dove per «causazione dell’evento» si intende ,con parole semplici , l’uccisione di una persona.

È necessario partire da tale assunto dottrinario per comprendere a pieno la decisione della Suprema Corte che, chiamata a esprimersi sul caso dell’omicidio di Melania Rea, ha escluso per Salvatore Parolisi, nonostante le 36 coltellate con cui ha ucciso la moglie, «l’aggravante della crudeltà». Tale condotta infatti indica, a parere dei togati di piazza Cavour, che si è trattato sì di un «dolo d’impeto» finalizzato ad uccidere, ma che «la mera reiterazione dei colpi non può essere ritenuta come aggravante di crudeltà con conseguente aumento di pena». «L’abbandono in stato agonico della moglie Melania, da parte di Parolisi – scrive la Cassazione – è anch’esso condotta ricompresa nel finalismo omicidiario, non potendo assimilarsi la crudeltà all’assenza di tentativi di soccorso alla vittima».

cassazioneStessa dinamica per la condanna definitiva di Danilo Restivo a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Elisa Claps, scomparsa a Potenza il 12 settembre 1993 e trovata cadavere 17 anni dopo, il 17 marzo 2010, nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza. Ecco quanto scrivono gli «ermellini»: «Un delitto di straordinaria gravità compiuto da una persona capace di intendere e volere come provano anche la lucida strategia difensiva posta in essere e l’autocontrollo mostrato in giudizio». Ma anche qui i Supremi Giudici hanno escluso l’aggravante della crudeltà, pur senza ridurre la pena precedentemente inflitta a Restivo.

Medesima filosofia nel pronunciamento della Cassazione con cui è diventata definitiva la condanna a carico di Domenico Iania, il 55enne residente a Piacenza, reo confesso dell’omicidio di Chiara Brandonisio, la 34enne uccisa a Ceglie del Campo l’8 luglio 2010. Nel dispositivo, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa dell’imputato, ma lo ha invece accolto in riferimento all’esclusione dell’aggravante della crudeltà, riconosciuta al contrario dalla Corte d’Assise d’Appello di Bari nel giugno 2012. «Come può non esserci stata crudeltà in un atto così efferato? Per essere giudicato crudele avrebbe dovuto ridurla a pezzi?», ha commentato il fratello di Chiara, reazione più che comprensibile che rispecchia il comune sentire di tutti quelli che non sono esperti di codice penale.

Ma il diritto, si sa, non coincide con l’etica. Parola di Giudici Supremi.

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