La comunicazione nella cultura digitale: il demone della facilità

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images (1) La televisione, il computer, internet ed i media più diffusi nelle case, rappresentano un rischio per i bambini e la loro formazione, soprattutto a causa del “demone” della facilità. Sia per il modo in cui si lasciano usare, sia per i loro contenuti, tanto la televisione quanto il computer sono la quintessenza della facilità. Sono sempre disponibili, ci trattengono senza problemi né condizioni, hanno sempre qualcosa da proporre, ci fanno compagnia, ci mettono in contatto con tutti, ci fanno sentire al centro del mondo, dicono ciò che vogliamo sentirci dire, ci evitano il problema di un autentico rapporto con gli altri, ci fanno credere che la felicità sia lì a portata di telecomando o di mouse, ci fanno credere che se una cosa o una persona non ci va a genio è sempre possibile eliminarle in un istante. Inoltre ci inducono a pensare che l’immagine sia molto più importante della parola, ci mettono a disposizione ogni sorta di prodotto, non richiedono fatica né rinunce né sacrifici, ci convincono che per ottenere qualcosa basti pagare. In breve, se non si è vigilanti, facendoci credere un re, ci riducono ad uno schiavo.

                   La facilità di utilizzo di questi mezzi diventa un “non valore” nel momento in cui ci lasciamo fagocitare da tale facilità, nel momento in cui essa riempie tutto il nostro orizzonte mentale, culturale e sociale, nel momento in cui occupa tutto il nostro tempo. Ma, il prezzo della facilità, di questa apparente facilità diffusa dalle comunità virtuali, spesso è una “infelicità”, costruita sulla solitudine e sull’insoddisfazione. Non è che i mondi virtuali siano falsi, ma essi ci introducono nella falsità di una vita senza relazioni umani.

                   Nel nostro mondo fatto di informazioni oltre che alla “sindrome da saturazione” (troppe notizie, troppi messaggi) siamo sottoposti anche agli effetti di una “sindrome da astrazione”. Il simbolo della sindrome da astrazione potrebbe essere l’uomo seduto davanti alla tastiera ed allo schermo del computer.

imagesVirtualmente è in contatto con tutti, nei fatti è solo.

Anche il bambino abbandonato a sé stesso davanti ad un computer, ad una play station o ad un televisore, si abitua a vivere nell’anti-realtà. Per evitare di scivolare sul “piano inclinato” dei mass media occorre che in famiglia ci siano norme e regole di condotta. Una generica buona volontà non basta, occorre darsi una disciplina.

                   Ci sono mille novità: è vero. Alcune sono valori, altre, disvalori. Cambiano le mentalità ed i costumi; il progresso scientifico e tecnologico propongono sfide inedite, con numerosi problemi e dubbi; si affacciano alla ribalta tanti maestri del sospetto e mentre si moltiplicano le aspirazioni, si indebolisce la speranza ed emerge l’angoscia. I principali problemi che abbiamo di fronte non sono solo tecnici ed economici, ma prima di tutto sociali ed etici. Ecco perché serva una rivolta morale che parta dai cuori.

                   Occorre evitare che ildemone della facilità” si intrufoli nelle nostre case. E a questo scopo la vita familiare, con le sue necessità e anche le sue difficoltà, costituisce di per sé la “medicina” preventiva più efficace. In famiglia ognuno fa i conti con l’altro, con il proprio limite, con il rispetto della libertà altrui, con il problema della giustizia. La famiglia, prima cellula della società, è a sua volta una società in cui ci si mette in gioco. In cui si impara a non usare l’altro come mezzo, in cui si impara a ringraziare ed a perdonare.2369269-comp

                   La comunità cristiana guarda con particolare attenzione al mondo della comunicazione come ad una dimensione dotata di una rilevanza imponente per l’educazione. La tecnologia digitale, superando la distanza spaziale, moltiplica a dismisura la rete dei contatti e la possibilità di informarsi, di partecipare e di condividere, anche se rischia di far perdere il senso di prossimità e di rendere più superficiali i rapporti.

                   Un obiettivo da raggiungere, dunque, sarà anzitutto quello di educare alla retta conoscenza di questi mezzi e dei loro linguaggi e ad una più diffusa competenza quanto al loro uso. Il modo di usarli è il fattore che decide quale valenza morale possano avere. Su questo punto, pertanto, deve concentrarsi l’attenzione educativa.

                   Papa Francesco, via twitter, trasmette continui messaggi evangelici; in pari tempo esige impegno di tutti i cattolici nell’ambito pastorale, nei contesti educativi, anche attraverso il ruolo insostituibile dei media, perché il Vangelo della vita diventi cultura, ossia fonte di vero progresso, portatore di ogni bene.

 

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