Responsabilità nel territorio: una presenza attiva secondo Francesco

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don Camillo Perrone

don Camillo Perrone

Il mondo di oggi è sostanzialmente distratto e indifferente. In una società fredda, sbadata, gli uomini sono solitari, distanti, apatici, e i veri incontri risultano sempre più difficili. Ci si sente lontani, estranei, soli, anche nel caos del traffico cittadino.

L’Italia è un Paese estremamente diviso e frammentato, in affanno: urge la mobilitazione delle forze morali, sociali e politiche dell’intera società per calarsi nelle varie e proprie realtà territoriali.

Mai come oggi è necessario essere attenti al sociale, far nostri i vari problemi della gente presente nel territorio in cui ci troviamo.

downloadIl cattolicesimo, in verità, non ha faticato ad abitare nel territorio attraverso una presenza solidale gomito a gomito con tutte le persone specie quelle più fragili mediante un numero considerevole di istituzioni ed opere assistenziali. Abitare in mezzo alle case delle nostre famiglie è l’imperativo categorico. Conoscere la propria realtà territoriale, le emergenze, i servizi, le strutture, le iniziative che promuove, le attività produttive presenti, la storia e le origini, il potere esercitato dalle istituzioni e il loro rapporto con altre, permette di avere un quadro sulle risorse e le carenze presenti sul territorio, le conseguenze della recente crisi economica: la drastica diminuzione dei posti di lavoro, l’impoverimento crescente del ceto medio, l’assottigliarsi delle possibilità occupazionali per i giovani che nega loro ogni aspirazione a un giusto protagonismo. Di fronte a questa realtà occorre innanzitutto incoraggiare e promuovere i segni di speranza che pure non mancano: forme nuove di imprenditorialità giovanile, di imprese cooperative e di volontariato che rinnovano l’attenzione verso i più deboli; franosità e dissesti idrogeologici, interruzioni di strade… sono gli incubi costanti.

Nel nostro Paese non si è riusciti sinora a inserire strumenti come il reddito di cittadinanza o il salario minimo che in alcuni paesi europei contribuiscono ad attutire gli effetti della crisi. Con il recente provvedimento noto come Jobs Act si sono modificate le tutele normative dei lavoratori con l’intento di incoraggiare gli imprenditori a procedere con nuove assunzioni.

I prossimi mesi saranno cruciali per comprendere e valutare la reale portata di questi cambiamenti. La forte diffusione della disoccupazione e dei lavoratori poveri mette in pericolo la dignità umana delle persone coinvolte da questa situazione ed è giustamente evidenziato nella riflessione sul nuovo umanesimo che la Chiesa Italiana sta compiendo in preparazione al Convegno Nazionale di Firenze che si celebrerà nel prossimo novembre. In esso la Chiesa Italiana sarà chiamata a verificare il cammino compiuto, a valutare i cambiamenti in atto nella società contemporanea e a tracciare linee per rilanciare l’azione missionaria, per uscire nelle strade ad incontrare ogni uomo ed annunciare a ciascuno il Vangelo. Per fare questo , la Traccia in preparazione al Convegno, offre quattro vie suggerite da Papa Francesco nella “Evangelii gaudium” e attraverso le quali rivedere il cammino di Chiesa.

La prima via è uscire: non è più pensabile un cristianesimo che, dinanzi alle multiforme sfide della società moderna, se ne stia rintanato nel tempio, impassibile e pauroso. Bisogna liberare il cristiano e la gente dalla deviazione di una mentalità che spinge alla chiusura e all’individualismo.

La seconda è annunciare: le nostre comunità sono comunità di annuncio del Vangelo e sono capaci di essere luogo dove si genera il desiderio della fede?

La terza via è abitare: non sono necessarie nuove attività e neppure è necessario moltiplicare gli impegni missionari, ma rivedere il modo attraverso il quale la Chiesa si fa presente, è accanto, ha cura, si fa prossima all’umanità. “Se non lo hai toccato, non hai incontrato” ha detto del povero Papa Francesco.

Il Papa a Lampedusa

Il Papa a Lampedusa

La quarta via è educare: il nuovo scenario culturale richiede il compito urgente di ridisegnare le “grammatiche educative”, affidando il primato alla relazione, al recupero del ruolo fondamentale della coscienza e dell’interiorità nella edificazione dell’identità della persona umana, accanto al ripensamento dei percorsi pedagogici come pure della formazione degli adulti.

Si perpetua una situazione di incertezza e di instabilità che accentua tra la gente il senso di preoccupazione e di smarrimento. Un certo sfilacciamento del tessuto sociale rischia di generare derive verso atteggiamenti di individualismo radicale.

In genere la politica economica del Sud e della Basilicata deve essere mirata al territorio e diretta a realizzare un tessuto capillare di sviluppo. Come? Innervando il territorio di maggiori strutture, di migliori infrastrutture e di servizi.

In conclusione Papa Francesco ci ricorda che la situazione esige “un impulso vigoroso per una presenza cristiana sempre più efficace e concreta”. Abitare l’umano, cioè il mondo degli uomini, con le sue complesse contraddizioni e lacerazioni, facendosi compagna solidale tra le sue molteplici fragilità e insicurezze senza paura di sporcarsi le mani.

La realtà territoriale quindi sia considerata sempre come qualcosa da vivere più che da osservare.

 

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