Una buona scuola? Si alle riforme, salvaguardando valori particolari

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don Camillo Perrone

don Camillo Perrone

 

La “Buona scuola”, così è stata chiamata e presentata l’ennesima riforma, stavolta di Renzi, con qualche lifting speciale. Ma, senza entrare in questioni sindacali o ideologiche, c’è bisogno, riguardo alla scuola, di una rivoluzione in profondità.

Diciamo subito che occorre insistere sulla trasmissione di valori etici, sociali e culturali autentici, oltre alle riforme contingenti.

Parimenti noi lucani non possiamo non rilevare che il servizio scolastico in Basilicata continua a subire riduzioni eccessive, ingiuste, indiscriminate e probabilmente anche al di là delle pur discutibili norme ministeriali vigenti con tagli che mortificano la scuola pubblica, tolgono risorse alla qualità didattica e minano la stessa funzionalità del servizio. Ciò premesso diciamo che tra le istituzioni oggi scrutate con maggior sospetto c’è anche la scuola. Spesso su di essa cadono, come una sorta di fuoco incrociato, le critiche delle famiglie, degli ambienti professionali e lavorativi, delle stesse comunità ecclesiali. E l’accusa comune è la sua incapacità di educare, cioè di fornire ai ragazzi e ai giovani la preparazione adeguata per inserirsi con sufficiente maturità umana e competenza nell’attuale contesto sociale. Dal canto suo la scuola replica il fatto di essere lasciata sola in questo immane compito.

Matteo Renzi "Presidente Consiglio dei Ministri"

Matteo Renzi “Presidente Consiglio dei Ministri”

La scuola oggi si trova di fronte a “una sfida molto complessa, che riguarda la sua stessa identità e i suoi obiettivi”. Il suo compito si estende su diversi livelli: vi è un passato da recuperare come patrimonio culturale e da trasmettere in quanto costituisce le radici vitali della nostra nazione; un presente da leggere con attenzione distinguendone potenzialità e limiti; un futuro in vista del quale la scuola deve fornire ai propri alunni le abilità e la passione necessarie per costruire una società a misura d’uomo, dove il cittadino formato si adoperi per la ricerca e promozione del bene comune.

La forte domanda di conoscenze e di capacità professionali e i rapidi cambiamenti economici e produttivi inducono spesso a promuovere un sistema efficiente più nel dare istruzione sul “come fare” che sul senso delle scelte di vita e sul “chi essere”. Di conseguenza, anche il docente tende a essere considerato non tanto un maestro di cultura e di vita, quanto un trasmettitore di nozioni e di competenze e un facilitatore dell’apprendimento, tutt’al più, un divulgatore di comportamenti socialmente accettabili.

Si tratta di una riduzione di ruolo e di compiti che trova la sua ragione culturale nell’attuale deriva imposta dalla dottrina “relativistica”, secondo la quale non esisterebbero verità assolute e comunque sarebbe impossibile giungere a una loro possibile conoscenza e definizione.

Ma resta fermo che “l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana […]. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le nazioni” […]. (Diritti dell’uomo, 26)

L’istruzionediritto umano fondamentalepermette all’uomo di migliorare le sue condizioni di vita, di svolgere un lavoro migliore e in maniera più efficace; permette inoltre all’uomo di orientarsi con più sicurezza nella società in cui è inserito, comprendendo meglio il mondo, i propri bisogni e quelli degli altri.

Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini

Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini

Organismi nel mondo come ONU,UNICEF e UNESCO lavorano per rendere l’istruzione disponibile a tutti.

Un veicolo prezioso per il progresso dell’uomo, un mezzo essenziale per instaurare veri rapporti con gli altri.

La questione educativa è oggi una delle urgenze nel Paese, urgenza su cui la Chiesa italiana sta intensificando la sua attività pastorale.

Lo stesso insegnamento della religione non è da vedersi come una ideologia: è un autentico servizio che la Chiesa vuole rendere all’uomo effettivamente contro tante insidie moderne quali : la caduta degli antichi e consolidati automatismi sociali, la deriva che porta a declinare diritti umani come diritti individuali, la relativizzazione del concetto di verità, la moltiplicazione esponenziale di stimoli esterni, automatici e spersonalizzati, a cui i giovani sono esposti e che sono solo in condizione di subire, senza poter interagire con essi. Domina una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso delle verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita.

Dal canto loro i giovani sono alla ricerca di senso, bramano scoprire il segreto dell’esistenza, vorrebbero penetrare il mistero. Quale mistero? Quello dell’uomo: chi è, dove va, che missione porta con sé? Le molteplici novità che si vanno affacciando all’orizzonte proclamano la centralità dell’uomo nel cosmo e nella storia; si parla di “svolta antropologica”.

Osserva Giovanni Paolo II “L’educatore moderno deve saper leggere attentamente i segni dei tempi emergenti che attraggono i giovani: la pace, la libertà, la giustizia, la comunione e la partecipazione, la promozione della donna, la solidarietà, lo sviluppo, le urgenze ecologiche”; come pure per alimentare il desiderio di ricerca della verità; per favorire la crescita della persona nella libertà attraverso il confronto con tutti gli universi di significato, perciò anche quello della religione cattolica per sollecitare la riflessione e promuovere il dialogo sui grandi interrogativi della vita individuale e sui valori etici del vivere sociale.

In conclusione l’impegno culturale, proiettato verso traguardi di vera umanizzazione, investe tutti ed è doveroso, quindi, per le agenzie educative farsi carico di queste nuove prospettive.

 

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