Il prezzo del progresso

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don Camillo Perrone

don Camillo Perrone

 

E’ innegabile che ci sia stato un grande progresso ma ad un prezzo molto elevato. Possiamo vantare più beni materiali, forse più libertà, ma certamente si è ridotta la dimensione della solidarietà, dell’amicizia, della carità, degli affetti.

Pare che si affermi una legge: i valori diminuiscono proporzionalmente al crescere della società del benessere. Possediamo più beni nella follia dei desideri crescenti ma il prossimo ci è sconosciuto, lontano, privo di ciò che muove a compassione. In questo quadro appare evidente l’affermarsi della disgregazione della comunità civile che patisce la perdita dei valori coesivi che la fanno sussistere come organizzazione umana, sociale e politica.

Lo sviluppo economico e tecnologico avvenuto negli ultimi decenni è stato talmente imponente e repentino da far perdere i punti di riferimento che nel tempo avevano rappresentato i capisaldi valoriali su cui si costruiva il processo educativo, a partire dalla famiglia, alla scuola, alla comunità ecclesiale, alla società civile. Il nostro tempo è attraversato da continue trasformazioni di una società definita complessa nella quale le relazioni si moltiplicano, ma si fanno sempre più insignificanti e superficiali. I valori di riferimento comune si relativizzano e l’incertezza sul futuro è dominante a fronte di una soggettività debole, perplessa, insicura, incapace di scelte forti e durature nel tempo.

terrastrappata Forse mai, come ai nostri giorni, in ogni settore della vita, in tutte le età e a tutti i livelli, c’è tanto sbandamento, incertezza, delusione, crisi. Non c’è valore dell’ordine morale civile e religioso, che non venga contestato; è fraintesa la natura di bene e di male, di colpa, di coscienza, di pudore; non si ha stima e rispetto per il dono della vita, propria e altrui; si brucia incenso, senza freno, all’istinto sensuale, alla ribellione, alla violenza. Non si crede più al sacrificio per la conquista di un bene e si pretende in ogni campo un cammino facile e comodo, pur restando sempre insoddisfatti.

Non è progresso l’egoismo che cerca il proprio benessere, senza tenere conto di quello degli altri. Non è progresso sfruttare le energie della natura, senza badare se in tal modo si danneggiano gli altri o si pregiudica il futuro del nostro pianeta. Non è progresso creare un ambiente comodo per alcuni e condannare gli altri a una condizione di vita inferiore.

veglia_preghiera_carita_ac_html_m7b767a78E’ vero progresso, invece cercare di migliorare le risorse esistenti sulla terra e utilizzarle in modo da farle servire allo sviluppo dell’uomo. E’ vero progresso applicare le scoperte dell’ingegno umano, non per distruggere altre vite o altre forze della natura, ma per permettere a tutti un più sereno passaggio sulla terra. E’ vero progresso anche saper rinunciare a un vantaggio immediato, per costruire un avvenire migliore. Le nostre Chiese in Basilicata debbono efficacemente impegnarsi in quella nuova evangelizzazione a cui ci sollecita il Santo Padre. Se nella coscienza collettiva non sono presenti i motivi della comunione e della solidarietà, se si acuiscono egoismi e sopraffazioni, è perché manca l’animazione evangelica.

“Nuova evangelizzazione significa riproporre, in maniera credibile la novità del progetto di Gesù Cristo per l’uomo”. In tale progetto c’è un valore fondamentale che deve diventare anche ethos civile, il valore dell’universale fraternità umana. Urge ripensare lo stile peculiare con cui interpretare e vivere l’umanesimo nell’epoca della scienza, della tecnica e della comunicazione.

La nostra civiltà è abnorme.

E’ segnata dalla dirompente contraddizione del progresso e del regresso: si lascia corrodere da una sempre più grave involuzione dei valori ideali. La crisi che ha messo in ginocchio l’Italia più che economica e o politica è culturale e personale prima che legislativa e repressiva.

Nella fattispecie la Chiesa non impone nuovi sistemi economici e politici. Essa si prodiga solo in principi immutabili ed in umanità e grida solo la dignità dell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente.

 

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