Il Piave

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Fiume Piave nel bellunese

Fiume Piave nel bellunese

Il 24 maggio, giorno della commemorazione dell’entrata in guerra dell’Italia, attraverso questo giornale sono stati ricordati fatti, eventi, luoghi, aneddoti, ma soprattutto le persone che hanno partecipato al conflitto, in modo egregio, esaustivo e con molti particolari noti e non, attraverso gli scritti dei collaboratori e appassionati cultori di quegli avvenimenti.

Mi sono detta: dal momento che abito a due chilometri dalla riva destra ed a circa cinque dalla foce del PIAVE, perché non parlare di questo fiume anche da altri punti di vista?

Sì, il PIAVE è stato uno dei tanti palcoscenici del teatro conflittuale mondiale del 1915-1918. Le sue sponde, le campagne, i colli, le montagne che attraversa conservano ricordi indelebili per tramandare a noi testimonianze e moniti. Per esempio, uno fra tanti rimane ancora, a dispetto del tempo. Si tratta di una scritta sul muro di una vecchia osteria, nei pressi della quale erano accampati i fanti, che recita così: TUTTI EROI. O IL PIAVE O TUTTI ACCOPPATI”. Quale forza d’animo dovevano avere quei soldatini?! Io non voglio aggiungere nulla a quanto è stato trattato già egregiamente; mi fa piacere raccontare del fiume sacro qualcosa che appartiene al territorio che lo ospita. Il Piave nasce in un posto ameno, vicino Sappada, in provincia di Belluno, ad un’altezza che supera i duemila metri di quota: Il monte Peralba. Le sue acque cristalline subito cominciano a farsi sentire gorgoglianti e allegre per poi esplodere, poco più in giù, in un assordante boato. Il suo fragore ti invita a cercare il torrente. Bisogna scendere con un po’ di batticuore ma, mentre scendi, scorgi immagini mozzafiato dai mille colori cangianti sotto il riflesso del sole. Questo luogo lo chiamano l’Orrido dell’acquatona. Poi il Piave da qui saltellando continua la sua corsa, si allarga ciottoloso: una fiumara, sembra il Sinni per un bel tratto, prima di indirizzare le sue acque verso la pianura. Qui si atteggia maestoso e placido, dove accoglie le bilance degli amanti della pesca nelle sue acque verdi e lucenti e increspate se sta per piovere. Quando le piogge in primavera e in autunno sono più abbondanti, le sue acque diventano scure e minacciose. Da queste parti dicono che il Piave sia “ruvinoso”. Infatti più di qualche volta ha combinato disastri, perciò più volte, già in epoche lontanissime e poi durante l’epoca della repubblica serenissima, si è reso necessario deviare il corso delle sue acque per evitare l’interramento di Venezia. La sua foce si immetteva proprio nelle vicinanze della città, nella zona a nord di essa. Era qui che il Piave depositava i tronchi di castagni, di abeti, di pini, di larici e altri, del Cadore per servire Venezia, ma soprattutto trascinava a valle detriti della montagna che compromettevano la sicurezza della laguna e quindi l’interramento della città. Alla fine si intervenne con la costruzione di un’opera veramente immane, un alveo del tutto nuovo, spostando più a nord la sua foce. L’alveo fu costruito da uomini, i “carriolanti”, così venivano chiamati gli operai. Erano migliaia a scavare il nuovo letto al fiume e avevano, come attrezzatura per il lavoro, una pala non molto più grande di una cazzuola da muratore e una carriola di legno. La terra scavata serviva per innalzare gli argini che in seguito avrebbero accolto il fiume. Il Piave non fu ancora contento del suo ultimo percorso e nel 1935, in seguito ad un’ennesima alluvione, si scelse da sè la sua foce, che è quella attuale e che si trova nella zona est di Iesolo, presso la località denominata Cortellazzo. Nel vecchio letto del Piave venne incanalato un fiume di risorgiva, il Sile (qualcuno ricorda i versi del sommo poeta: “ dove il Sile e il Cagnan s’accompagna…? È quello). I più anziani del posto continuano a chiamare questo fiume “ a Piave vecchia”. Penso sia noto che l’acqua del Piave venga utilizzata a tutto tondo: dall’irrigazione dei campi all’ approvvigionamento di grandi città. Che dire dello sfruttamento della preziosa acqua per la produzione dell’energia elettrica. Allora io penso che la denominazione fiume “sacro”, spetta a questo fiume, certamente per tutto quello che ha visto e per il sangue che ha raccolto per la nostra indipendenza e libertà, ma l’aggettivazione certamente gliela si può estendere per tutto ciò che anche nei tempi moderni, all’uomo continua a donare.

 

Commenti

  1. Filippo ha detto:

    Bello. Complimenti. Filippo

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