dal libro di A. De Minco: Manipolazione-preparazione e cottura del pane

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Foto tratta dal libro: "Com'era bello... e com'è il mio paese" di A. Capuano

Foto tratta dal libro: “Com’era bello… e com’è il mio paese” di A. Capuano

E’ noto a tutti che il pane si prepara con il grano che, come abbiamo letto nel precedente racconto di De Minco, per produrlo bisogna lavorare molto. Nei ricordi che pubblichiamo oggi sono ben evidenziate le fatiche che le donne di una volta facevano per la manipolazione, preparazione e cottura del pane. Anche mia madre faceva tanto lavoro quando era impegnata nella preparazione del pane (e poi biscotti, focacce (pitta liscia e pitta gunteta, friselle e a Pasqua l piccillete) nella famosa “camarella del forno” cioè quella stanzetta dove c’era il forno a legna con tutti gli attrezzi. Il forno a volte veniva costruito anche all’esterno della casa. Nelle abitazioni nuove invece  possiamo trovare qualche forno moderno per usi più voluttuari. Di certo troviamo qualche locale o ripostiglio adibito alla raccolta differenziata dei rifiuti: viviamo nella società dell’usa e getta.

I giovani quando consumano i prodotti del grano  ne ignorano il ciclo produttivo. E’ facile quindi non aver cura di essi. Infatti, oltre al pane che resta invenduto, si butta nei rifiuti quello rimasto del giorno prima. E’ peccato grave sperperare il cibo quando dietro di noi ci sono milioni di nostri fratelli che muoiono di fame. Eppure la preghiera  del Padre Nostro è rivolta proprio “dacci il pane quotidiano”. E se lo buttiamo vuol dire che ne abbiamo troppo? Si’, ne abbiamo troppo. A Francavilla come negli altri paesi consumiamo pane proveniente da panifici diversi da quelli del paese: da Trecchina, Agromonte, San Severino, Roccanova, pane casereccio della montagna. A volte nella stessa  famiglia ci sono più preferenze. Scegliamo il panificio, è vero, ma non ci interessiamo della provenienza della farina. Ricordiamoci che in Italia è stato importato il grano di Cernobyl!

Il Padre Nostro cosa dovrà dare a quelle persone ricche (non a tutte perché ci sono molti ricchi onesti) quando chiedono in preghiera “dacci il  pane quotidiano”?

Secondo me dovrebbe dare loro un sussulto alla coscienza e porsi queste domande: a chi abbiamo tolto il pane quotidiano? Come lo possiamo restituire?

Il mondo potrebbe cambiare davvero se tutti operassimo con coerenza nel rispetto delle leggi, divine e umane.

Antonio Fortunato

dal libro di Antonio De Minco

Manipolazione-preparazione e cottura del pane

 

Foto tratta dal libro: "Com'era bello... e com'è il mio paese" di A. Capuano

Foto tratta dal libro: “Com’era bello… e com’è il mio paese” di A. Capuano

Il grano. Il pane: sono delle parole magiche. Credo, senza peccare di presunzione, che queste due parole sono quelle che vengono pronunciate di più, durante l’esistenza dell’uomo. E poi, tutte le attività umane non hanno come obiettivo di stornare una parte del ricavato, per l’acquisto del pane? Non è il pane il fondamento dell’alimentazione? Come ultimo atto e di preghiera non si chiede… “almeno un pezzo di pane? Il pane è al centro della vita dell’uomo. Le aziende agricole preposto alla coltivazione del grano, col trascorrere del tempo vanno sempre più perfezionandosi, gli studi di ricerca tendono sempre verso mete più perfezionate d’impiego di accorgimenti tecnici, per accrescere la quantità e la qualità di questo elemento base e soddisfare il bisogno generale. Non è a caso che presso l’ONU esistono depositi di scorta di grano, in vista di una possibile calamità universale. Ebbene anche presso i cittadini del nostro paese, tutti o quasi o almeno chi disponeva di un pezzo di terreno adatto per la semina, si ingegnava perché potesse, se non raccogliere il giusto fabbisogno familiare, almeno provare l’effetto provocato da quel meraviglioso processo della crescita del chicco di grano. Certo i terreni di Francavilla non presentavano caratteristiche idonee per quella coltivazione. I lavori preparatori a quelli diretti richiedevano tempo e denaro, che spesso il ricavato non uguagliava quei costi. Tuttavia dalle frazioni del comune, veniva coltivato e prodotto anche sufficientemente. Il grano raccolto e dopo opportuna macinazione, veniva trasformato in pane. Nel comune di Francavilla esisteva soltanto un panificio, che riforniva quelle categorie di persone, che sprovviste di risorse, vivevano quasi in indigenza. Quasi tutte le famiglie disponevano del forno, nella propria abitazione, corredato di una sala in cui veniva elaborata la farina, impastata, prodotte le forme di pane e poi infornate. La fragranza che promanava da quei locali era veramente inebriante. Appena sfornato, il pane emana un caratteristico profumo che entra nelle narici e sollazza tutto l’essere. Poi vedere su di un tavolo, tutte quelle forme di pane rosolati, rotondi, sollevati a forma di arco,   l’occhio, la mente e lo spirito ne godevano fino a sentire una profonda gratitudine per il buon Dio e sentire nel contempo, quella sicurezza che in nessun modo il pane sarebbe mancato. Un pezzo di pane non era rifiutato mai a nessuno. Spesso si poteva notare che, per ripagare qualche persona che rendeva un umile servizio, veniva offerto un mezzo pane, una bottiglia di olio, del lardo, della sugna, dei fichi secchi… .Quello scambio, quel baratto che sono elementi essenziali per il processo vitale di gruppi sociali, tra i quali la scarsa circolazione della moneta, può consentire una sopravvivenza che rasenta gli albori dei primi raggruppamenti di uomini e la legge inesorabile, cui non si poteva sfuggire, per poter proseguire oltre, verso quel domani, in cui ognuno ripone la speranza di una vita migliore.

Antonio De Minco

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