Pompei

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10486046_10205800755325107_1992902288818123841_nA Francavilla, che io ritengo sempre il mio paese, l’estate trascorre in piena armonia. Tra le tante feste, la più attesa è certamente la festa della Madonna di Pompei. Sarà la tradizione, sarà la banda o perché vi ruota una magìa tutta particolare: ai primi di agosto, di notte si percorre la salita verso il colle dove ha sede la cappella che ospita la statua della Madonna per prelevarla e portarla in chiesa in paese, per poi riportarla in sede alla quarta domenica dello stesso mese. La vera magìa, però, è ciò che rappresenta questo evento nella sua sostanza: tra il sacro e il profano ci si trova tutti intorno, tutti insieme un po’ tutti bambini che cercano la mamma, si rifugiano fra le sue braccia, si coprono sotto il suo mantello, cercano protezione. Col passare del tempo la magìa di una volta e anche la fede ha assunto altri significati forse più veri, più lievi, più scettici, non so. Eppure qualcosa spinge a continuare ad andare, a percorrere quel sentiero e dire: 11831811_10204740186535853_5832766544161405417_nMadonna mia! Proprio nel tempo ho maturato questi sentimenti e mi trovo e mi piace pensare alla Madonna, semplicemente come a una donna qualsiasi, a una donna di ogni tempo senza predestinazione, proprio come me, come tutte le donne. Sì penso a Maria oltre gli altari, i dogmi, le devozioni, una donna come tante che si affanna e si affaccenda per far fronte alle difficoltà quotidiane. La penso giovane con tutte le fragilità dell’età, con tanti desideri espressi o trattenuti. La penso donna, sorpresa da un annuncio più grande di lei. La penso partoriente in una grotta, e in fuga da un re cattivo. La penso a crescere il figlio, anche un po’ birichino (se sono troppo irriverente faccio ammenda) e poi soffrire in modo così straziante. La penso capace di accogliere così tante prove, a dire sempre sì. Perciò non posso non pensare alle tante donne del mondo che percorrono sentieri di violenza: bambine costrette a non vivere la loro infanzia e non capiscono il perché; donne torturate, massacrate, violentate, private di ogni dignità che spesso partoriscono su un barcone. E poi subiscono, subiscono, subiscono.

Flora Febbraio

Flora Febbraio

Allora continuo a dire: Madonna mia! Credo di non essere irrispettosa se penso che le sofferenze delle donne di tutti i tempi siano già state sperimentate da Maria, per cui l’umanità ne ha fatto un simbolo. Forse è per questo che non posso fare a meno di rivolgermi a Lei e dirle: assistici tutti, adesso in questa vita, in questo nostro andare, subire, soffrire e qualche volta anche gioire; ispiraci quando l’egoismo prende il sopravvento, prendici per mano nel momento dell’inesplicabile, incommensurabile Verità.

 

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